Claudia Palladino

Claudia Palladino

I 36 posti fantasma inizialmente banditi in Sicilia sono riapparsi e dovranno essere assegnati ai ricorrenti degli Avvocati Michele Bonetti e Santi Delia.

Il Consiglio di Stato, difatti, ha accertato che “all’esito dell’attività istruttoria disposta dalla Sezione è emerso che a fronte di 216 posti banditi, quelli concretamente ricoperti attingendo dalla graduatoria del 2012 furono solo 180, residuando pertanto ulteriori 36 posti, confermando così la prospettazione della ricorrente”.;

A questo punto il MIUR dovrà “procedere all’adozione di tutti gli atti necessari – computando anche i 36 posti non attribuiti rispetto al contingente bandito per il concorso scuola 2012 – al fine di consentire la scelta della cattedra a suo tempo spettante alla ricorrente, in rigoroso ordine di graduatoria“;

Grazie a tale riconoscimento, i giudici di Palazzo Spada, hanno ordinato la piena esecuzione della sentenza n. 152 del 2019, con cui era stata riformata, su ricorso degli stessi legali, la sentenza del T.A.R. Lazio, annullando in due parti distinte il Decreto Ministeriale del 2016 sulle assunzioni infanzia.

La storia del concorso delle insegnanti della scuola materna del 2012 (il primo dopo oltre un decennio), in particolare per la Regione Sicilia, ha del paradossale. Più nel dettaglio, difatti, nonostante fossero stati banditi 216 posti, in Sicilia solo 180 docenti furono assunti mentre gli altri 36 e gli ulteriori idonei, furono spediti fuori Regione.

Ecco perché, nonostante la ricorrente in questione risultasse tra i 216 astratti vincitori (chiaramente anche a seguito di scorrimento) non venne assunta né in Sicilia, dove aveva concorso, né presso altre Regioni. Così facendo, dunque, l’aspirante maestra d’asilo ha visto decadere la possibilità di ottenere il posto nella scuola dell’infanzia cui aspirava, mentre altri docenti, seppur con punteggi inferiori al suo, ottenevano l’ambita assunzione. Secondo il T.A.R. del Lazio tale decisione del Ministero era corretta in quanto nell’ambito dei piani straordinari di assunzione sarebbe legittimo limitare il novero degli ammessi.

Il Consiglio di Stato, invece, ha censurato tale scelta in quanto “non è possibile ipotizzare che, in un tale contesto già fortemente regolato e preordinato ad un reclutamento speciale ed aggiuntivo rispetto a quello già delineato, residui una qualche discrezionalità in capo al MIUR nel fissare la (ri)definizione della platea dei beneficiari”.

Anche i soggetti frattanto assunti in altre classi di concorso, dunque, dovevano partecipare al piano di assunzioni straordinario infanzia del 2016 ed il D.M. è stato in questa parte definitivamente annullato.

Ma non basta.

Il nuovo concorso a cattedra del 2016, difatti, prevedendo anch’esso dei posti per infanzia in Sicilia, ha annullato la validità, ancora in corso nei termini del triennio, della graduatoria del 2012 che, invece, secondo gli Avvocati Bonetti e Delia, doveva continuare a scorrere. Come detto, invece, almeno 36 dei posti disponibili inizialmente banditi furono assegnati ai nuovi vincitori del concorso del 2016 e non, invece, a quelli del 2012 che, ancora, attendevano l’assunzione.

La sentenza del Consiglio di Stato, in tal senso, ha stabilito, con forza, la salvaguardia della validità delle graduatorie vigenti e, in particolare di quella del 2012. Per tale motivo, non solo il CDS ha permesso alla ricorrente di partecipare al procedimento speciale riguardante i docenti vincitori non beneficiari di una proposta d’assunzione, ma anche di far sì che la graduatoria per la regione Sicilia potesse scorrere a suo favore.

Grazie a tale sentenza, conclude l’Avvocato Michele Bonetti, siamo riusciti a stabilire il diritto degli insegnanti siciliani che avevano concorso in Sicilia e che da anni si sono visti assegnare in altre Regioni, di poter tornare a casa. E’ chiaro che la sentenza troverà applicazione solo per i ricorrenti che abbiano agito al TAR e poi al Consiglio di Stato ma trattandosi di un numero inferiore ai 36 posti non offerti, tutti otterranno giustizia.

La prima Sezione del Tar del Lazio ha accolto il ricorso presentato dagli avvocati Michele Bonetti e Santi Delia sul concorso di reclutamento per 2.329 unità per il profilo di funzionario giudiziario.

In 115.000 avevano presentato la domanda per presentarsi alla prima prova in “appena” 35.000 candidati. Quasi 7.000 gli ammessi alla seconda prova.

Alcuni esclusi hanno ricorso al TAR che, avallando la tesi degli Avv. Michele Bonetti e Santi Delia, ha accolto la domanda cautelare consentendo ai nostri ricorrenti di ottenere l’ammissione alle successive prove scritte da cui erano stati esclusi.

A differenza di quanto prospettato in altri ricorsi fondati su altri aspetti e che il T.A.R. ha respinto, la strategia dello studio, questa volta, si è concentrata nell’individuazione di censure specifiche su due quesiti ritenuti errati.

Si trattava, in particolare, dei quesiti nn. 26 (che riguardava il tema dell’obbligatorietà e gratuità dell’insegnamento nel nostro Paese) e 30 riferito alle “forme di raccordo di tipo organizzativo tra Stato e Regioni”.

“La domanda sulla scuola dell’obbligo”, in particolare, chiarisce l’Avvocato Michele Bonetti, founder di Bonetti & Delia, che ha seguito il contenzioso, ci ha letteralmente fatto saltare dalla sedia giacchè, da oltre 15 anni, lo studio annovera tra le specializzazioni particolarmente curate quella del diritto allo studio.

Nonostante sia dato notorio come nel nostro sistema l’istruzione obbligatoria sia impartita per almeno 10 anni e riguardi la fascia di età compresa tra i 6 e i 16 anni, il quesito, riferendosi solo nelle risposte al disposto dell’art. 34, 2° comma, della Costituzione, indicava la durata di almeno 8 anni e dunque sino ai 14 anni. In disparte l’errato tecnicismo nella formulazione del quesito che, comunque, non prevedeva nel suo testo di riferirsi al solo dettato costituzionale inducendo, così, in errore i candidati, il tema è evidentemente un altro.

Il giudice amministrativo ha avallato a pieno le censure presentate dagli Avvocati Michele Bonetti e Santi Delia rilevando che “si apprezza la fondatezza del primo dei motivi di ricorso, avuto riguardo alla non chiarissima formulazione delle domande oggetto di contestazione ed alla opinabilità delle risposte indicate dalla Amministrazione come corrette;”

Nei commenti che, da più parti, mi si chiede di rassegnare, da legale che da un decennio segue queste procedure concorsuale a quiz, mi sono sentito di lanciare un monito alle Amministrazioni a cambiare le modalità di somministrazione di questi quesiti pescati, in questo caso da FORMEZ, da loro banche dati (in qualche caso) ormai datate. Non ritengo concepibile, difatti, che il futuro di studio o lavorativo di un cittadino debba essere deciso da un quiz erroneamente formulato senza che nessuno si curi di capire neanche perchè.

La ragione, invero, è sin troppo semplice e, chi scrive, l’ha denunciata ormai 11 anni fa. All’esito del test di ammissione nazionale a Medicina, la lotteria dei quiz impazzì sfornando una batteria con 8 errori poi conclamati da T.A.R. e Consiglio di Stato. Perchè? Semplicissimo. Chi ha fatto quei quiz è lo stesso soggetto che li validati. Li aveva, in altre parole, formulati e poi ha, esso stesso, confermato che fossero corretti e validi ai fini di quella selezione.

Una contraddizione, in termini.

In quella tipologia di test, da allora, si avviò una procedura di validazione successiva alla formulazione che, certamente, fece diminuire il numero degli errori senza tuttavia eliminarla del tutto.

Lo stesso Ministero, il T.A.R. o il Consiglio di Stato, difatti, trovarono errori nei test degli anni successivi, sino a quello del T.F.A. con 23 quiz su 60 errati.

La mancata validazione dei test a quiz, effettuata nei paesi anglosassoni ogni qualvolta debba essere espletata una simile prova, è una delle maggiori lacune presenti in tutte le procedure concorsuali attivate dalla Pubblica Amministrazione e che da anni contestiamo nei nostri giudizi al Tar giacché impedisce la selezione dei migliori. È fondamentale, anche in ragione del fatto che in questi anni si tornerà ad assumere massicciamente con tali procedure concorsuali, che l’amministrazione riveda immediatamente queste banche dati e il sistema di selezione perché profondamente lacunoso”.

Il tema, dunque, non è affatto se quel quiz poteva essere formulato correttamente imponendo ai candidati di limitarsi a ricordare il tempo minimo dell’istruzione obbligatoria in Italia, quanto il fatto che, a parere di chi scrive, non ha senso alcuna la somministrazione di un quesito di questo tipo quando, a ben vedere, la Legge è andata oltre, correttamente, il dato costituzionale.

Se il concorso pubblico è diventato un quiz, ben (a malincuore) venga. Si cambi l’intero sistema di formazione e istruzione e si prepari, sin da allora, la futura pubblica amministrazione a ragionare in tali termini. Successivamente, soprattutto, si eviti pescare quiz enigmistici da banche dati obsolete e non validate in maniera seria e coscienziosa solo perchè, grazie a tali sistemi di appalto, si riesce a risparmiare sulla gestione di un pubblico concorso.

Nella riunione del 24 febbraio 2020 la Federazione Italiana Giuoco Calcio ha deliberato la nomina dei componenti della Commissione Criteri Infrastrutturali e Sportivi-Organizzativi, organo deputato al controllo organizzativo-strutturale delle società partecipanti alle competizioni nazionali; tra i professionisti neonominati presenzia l’Avv. Michele Bonetti, founder dello studio legale Michele Bonetti & Santi Delia.
Come noto la FIGC è l’organismo incaricato di dirigere ed organizzare tutta l'attività calcistica nazionale, anche supervisionando e coordinando le leghe che organizzano i campionati professionistici (Lega Serie A, Lega B, Lega Pro), e i campionati a carattere dilettantistico di livello nazionale e interregionale.
Quella conferita, tra gli altri, all’Avv. Michele Bonetti, nella sua veste di amministrativista, una nomina di particolare prestigio in considerazione del ruolo centrale svolto dalla Commissione nel garantire il regolare svolgimento delle competizioni dello sport che appassiona milioni di italiani.

In allegato e di seguito i link dei comunicati ufficiali della FICG, della Lega Pro e della Lega Nazionale Dilettanti

https://lnd.it/it/comunicati-e-circolari/comunicati-ufficiali/stagione-sportiva-2019-2020/6186-comunicato-ufficiale-n-258-cu-n-168-a-figc-nomina-commissione-criteri-infrastrutturali-e-sportivi-organizzativi/file

https://www.lega-pro.com/com/1920-212L.pdf

La news è reperibile anche su portale di legal community al link https://legalcommunity.it/nomina-figc-michele-bonetti-bonetti-delia/

Ci troviamo a commentare un’ordinanza del Supremo Consiglio, di recentissima pubblicazione, con rilevanza non solo sul merito della questione, che di seguito si analizzerà, ma che lascia spunti anche di carattere processual amministrativo.

Quello che i Giudici di Palazzo Spada hanno sancito è un principio, già in precedenza esplicitato dalla magistratura amministrativa (http://www.semprediritti.it/index.php/aree-di-interesse/scuola-e-universita/item/728-se-la-bocciatura-a-scuola-arriva-dinanzi-ai-giudici-la-dura-verit%C3%A0-di-provare-a-far-rispettare-le-leggi), di massima tutela per i giovanisimi studenti della scuola di primo grado.

Il tema è quello delle bocciature nella scuola primaria, molto delicato in quanto in questa particolare fase della crescita e formazione scolastica l’alunno può trovarsi nella difficoltà di dover afforontare un percorso non sempre caratterizzato da un rendimento omogeneo.

Su tale presupposto la legge, ed in particolare il D.lgs. 13 aprile 2017 n. 62 e la Circolare n.1865 del 10.10.2017, si preoccupa di dettare regole di favore per lo studente della scuola media. Il consiglio di classe è obbligato a tenere in considerazione periodi scolastici ampi per decretare l’eventuale bocciatura. In ogni caso si accorda preferenza a strumenti alternativi e meno invasivi della bocciatura per consentire all’alunno di recuperare le lacune anche in più materie.

Il caso in esame, per l’appunto, concerne un giudizio (illegittimo) del consiglio di classe di mancata ammissione all’esame di terza media, adottato considerando il solo arco temporale dell’ultimo quadrimestre dell’ultimo anno scolastico.

Gli spunti critici ulteriori sulla vicenda nascono, però, dal rilievo effettuato dal Consiglio di Stato circa il comportamento tenuto dall’Amministrazione nel processo.

Evidenzia il Collegio giudicante che, nonostante il provvedimento (ovvero, la bocciatura) si fondasse dichiaratamente sull’analisi del “secondo quadrimestre”, la difesa dell’Amministrazione aveva in realtà affermato una diversa e contrastante ricostruzione dei fatti. Per la prima volta nel corso del giudizio, infatti, emergeva la deduzione che la mancata ammissione all’esame avesse alla base una valutazione operata sull’intero arco scolastico dell’alunna e che le lacune si riferissero, dunque, ad una condizione insanabile su tutto il triennio.

Tra l’altro il provvedimento ben si adatta al caso di specie considerando la circostanza che la media dei voti era prossima alla sufficienza e che, nei fatti, in sole due materie vi fossero insufficienze (di cui una non grave).

Non è mancata la chiara presa di posizione del Supremo Collegio. Vi è una contraddizione insanabile tra quanto affermato nell’atto amministrativo impugnato e le deduzioni difensive prodotte dall’Amministrazione in appello.

Nel caso di specie, dagli atti procedimentali della scuola emergeva la sola considerazione del quadrimestre “incriminato”, mentre ciò che veniva dichiarato (e che non risultava agli atti) concerneva una presunta analisi più ampia, come impone la giurisprudenza maggioritaria in materia.

Quello che viene sancito, oltre all’importanza della pronuncia per la tutela degli interessi dei soggetti coinvolti, è un’applicazione peculiare dei poteri valutativi del giudice. Nella fattispecie è risultato decisivo il comportamento processuale tenuto dalla parte pubblica, difesasi con argomentazioni aggiuntive e contrastanti rispetto al contenuto dell’atto amministrativo emanato.

L’acuta osservazione dell’Ordinanza rielabora in chiave tecnica e garantista i principi di cui all’art. 114 c.p.c., fatti propri dal c.p.a. con l’art. 64, che considera il comportamento processuale un argomento di prova.

L’antitesi tra la posizione della difesa erariale e l’atto amministrativo, in un contesto pubblicistico come quello di specie, che verte in tema di diritti costituzionali e beni della vita, non può che portare alle condivisibili deduzioni dell’Ordinanza del Consiglio di Stato.

Nel processo amministrativo rilevano, dunque, le deduzioni svolte dalla parte pubblica in quanto in contraddizione con le motivazioni del provvedimento amministrativo.

La contraddizione tra la motivazione addotta dalla difesa dell’Amministrazione e quella presente nel provvedimento impugnato impone, come condivisibile, il riesame invocato nel giudizio per il tramite di un’istanza cautelare, nel caso di specie, finalizzata alla rinnovazione del giudizio di ammissione.

In tal modo il pronunciamento pare collocarsi in linea con le ordinanze propulsive tramite le quali il Giudice Amministrativo, in sede collegiale, può sollecitare un’attività della P.A.; e così, con la misura cautelare del riesame, o di remand, non si sospendono semplicemente gli effetti del provvedimento impugnato, ma in modo equilibrato il Giudice di seconde cure in sede collegiale richiede all’Amministrazione di riesaminare la questione e di rideterminarsi.

Il piccolo studente ed i suoi genitori vedranno, grazie al provvedimento in analisi, una riforma del giudizio comminato dalla scuola in senso conforme alle norme di legge.

Gli Avv.ti Bonetti & Delia hanno assistito l’Università Magna Graecia di Catanzaro nell’ampio contenzioso generatosi a seguito del temporaneo mancato accreditamento di alcune scuole di specializzazione di medicina.

Il MIUR, difatti, oltre a comminare il mancato accreditamento in ragione del non raggiungimento di alcuni parametri imposti dall’Osservatorio nazionale, imponeva all’Ateneo di accordare il trasferimento incondizionato a tutti gli specializzandi che ne facessero richiesta proprio in virtù della “sanzione” comminata.

Il T.A.R. Calabria (sentenze nn. 1784/19 e da 1793 a 1798 del 2019 e n. 1902/19), adito dagli specializzandi che reclamavano l’immediata ottemperanza a tale clausola, ha dapprima rigettato le loro domande ritenendo che sul tema abbia giurisdizione il giudice ordinario e che, anche per tale ragione, la domanda di applicazione dell’istituto del silenzio – assenso non possa trovare applicazione ed in seguito, in separato contenzioso, si è espresso sulla natura di tale vincolo ministeriale su ricorso proposto dall’Ateneo.

Il T.A.R., aderendo alle tesi degli Avvocati Michele Bonetti e Santi Delia, ha ritenuto che il Decreto ministeriale invada le competenze dell’Ateneo, ragion per cui “ogni diversa interpretazione esporrebbe la disposizione medesima ad evidenti profili di nullità (e, quindi, di inefficacia), per difetto assoluto di attribuzione”.

Gli specializzandi, assistiti dallo Studio Legale PMMS Legal – Mangano Miceli Stallone, con il founder Francesco Stallone, hanno impugnato l’esito negativo innanzi al Consiglio di Stato (sentenze nn. 1002 e 1003/2020) che con sentenze del 10 febbraio 2020, ha respinto gli appelli, confermando la giurisdizione del G.O.

Secondo la Sesta Sezione del Consiglio di Stato (Pres. Santoro, rel. Simeoli), “alla luce dell’art. 37 del d.P.R. n. 368 del 1999 (…) le eventuali controversie sono devolute all’autorità giudiziaria ordinaria ai sensi del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 80”, ragion per cui “in definitiva, non rientrando i medici specializzandi tra le categorie di personale in regime di diritto pubblico, ne consegue che, una volta esaurita la fase concorsuale finalizzata all’ammissione alla scuola, ogni altra questione attinente al rapporto contrattuale, appartiene alla cognizione del giudice ordinario“.

I nuclei della Guardia di Finanza di tutta Italia stanno eseguendo estese attività di indagine su tutto il territorio nazionale al fine di accertare le posizioni dei Docenti università in relazione all’ipotesi di violazione della Legge 240/2010. Tale norma impedisce, ai Docenti con contratto “a tempo pieno” di svolgere attività diverse da quelle espressamente autorizzate dall’Ateneo presso cui si svolge la pubblica funzione.

La Magistratura Superiore della Corte dei Conti, in alcuni casi, contesta il capo di imputazione di danno erariale ai soggetti che, seppur beneficiari di un contratto a tempo pieno, svolgono ulteriori attività.

Plurime sono le richieste di assistenza che sono pervenute al nostro studio legale da parte di soggetti che si sono visti coinvolti in tale procedura.

Seppur la normativa in materia risulta essere particolarmente complessa, le competenze acquisite negli anni nel settore ci consentono di seguire ogni fase della procedura fornendo il massimo ausilio ai Professori che, nella maggior parte dei casi, hanno agito con diligenza e buona fede, ponendo sempre al centro gli interessi degli atenei e dei propri studenti e comunque spesso anche con l’espresso avallo degli Atenei.

Per ciò che attiene le presunte violazioni alla Legge 240/2010, un numero considerevoli di contestazioni interessano l’art. 6 della richiamata norma. Ci si riferisce soprattutto all’ipotesi di esercizio di “attività libero-professionale” in regime di tempo pieno.

A tal proposito è bene precisare che non tutte le attività extra ed intra – murarie, che ad una prima sommaria valutazione sembrerebbero rientrare nelle fattispecie contrarie alla Legge 240/2010 poi effettivamente lo sono.

Difatti, seppur volta ad evitare il cd “doppio lavoro” da parte dei Docenti universitari, la norma a cui ci riferiamo pone anche una serie di attività che non devono essere necessariamente autorizzate da parte dell’Ateneo. Ovviamente in tale ipotesi la 240 del 2010 deve essere letta in combinato disposto con i vari regolamenti delle Università ove l’interessato presta servizio.

In ipotesi di contestazioni mosse dalla Guardia di Finanza, esse vengono poi trasmesse alla Procura presso la Corte dei Conti. Ciò posto, esse possono essere plurime e molteplici e, in ogni caso, non sempre le confutate condotte risultano in violazione della normativa in materia di danno erariale.

Ovviamente ogni singola posizione merita di essere ben approfondita e valutata singolarmente.

Lo Studio è disponibile a prestare consulenza ed eventuale assistenza ai Docenti interessati dagli accertamenti in essere che, come si apprende dalle maggiori testate nazionali, hanno oramai raggiunto un numero considerevole di soggetti in tale situazione.  

A tal fine si rimette l'indirizzo mail dello studio: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. 

 

Il nostro studio è sempre stato in prima linea, al fianco di centinaia di giovani medici delusi da un concorso farsa, a partire dal 2014, per contestare lo svolgimento del concorso e le linee generali ed ormai obsolete del DM del 2006.
Su Medicina generale non era mai esistito un contenzioso e, ancora una volta, per primi siamo riusciti a vincere.
Abbiamo dimostrato, in Consiglio di Stato, l’illegittimità della scelta del Ministero della Salute e delle Regioni di optare per la graduatoria regionale anzichè per quella nazionale.
Sono stati centinaia i nostri giovani medici ammessi in diverse Regioni: Sicilia, Sardegna, Calabria, Puglia, Campania, Lazio, Toscana, Emilia Romagna, etc..
Nonostante le nostre vittorie e centinaia di ammissioni decretate dal Giudice amministrativo, il Ministero persiste nelle proprie scelte, dichiaratamente illegittime anche in quanto, allo stato, il contenzioso è pendente innanzi alla CEDU e, sino a quando in Europa non si pronunceranno, il TAR non darà nuovi provvedimenti.
Sempre su Medicina Generale, tuttavia, il D.M. che regola il concorso è stato annullato in più parti dal nostro studio.

Il T.A.R. Lazio, infatti, nel 2016, ha annullato il D.M. Salute 7 marzo 2006, nella parte in cui precludeva la partecipazione ai laureati in Medicina non ancora abilitati e ha consentito, grazie alla nostra azione, ai giovani medici di partecipare alle prove di ammissione. Dunque, tutti i laureati non ancora abilitati potranno partecipare alla prova.

Nel 2017, invece, abbiamo vinto sui criteri ex aequo e su alcuni quesiti errati. Anche stavolta siamo riusciti a far modificare un Decreto che vigeva da oltre un decennio...

Altri accoglimenti sono giunto nel 2018 e 2019 e la nostra teoria sull’ammissione senza borsa, sulla base della quale è stato strutturato il Decreto Calabria, è al vaglio del Consiglio di Stato per consentire anche ad altri ricorrenti di ottenere tale possibilità.

Anche quest’anno abbiamo appurato che vi sono state numerose segnalazioni di irregolarità ragion per cui abbiamo già effettuato istanza d’accesso per riscontrarne la fondatezza.
In Sicilia è già aperto un ricorso collettivo al costo di € 1000 di adesione mentre per le altre Regioni allo stesso prezzo potrà aderirsi ad azioni collettive e/o individuali che, però, dovremmo poi valutare all’esito dell’accesso agli atti. Ciò vuol dire che, per le altre Regioni, se, successivamente a tale fase, non riscontreremo elementi utili per agire, la quota verrà restituita.
Anche quest’anno vi sono diverse domande dubbie su cui si può fondare l’azione. Per chi è prossimo all’ammissione, in tali casi, il consiglio è di agire in via individuale e colmare il gap rispetto all’ultimo ammesso proprio con le contestazioni sui quesiti.

DI CHE COSA SI TRATTA? E PERCHE’ RICORRERE

Il nostro studio è sempre stato in prima linea, al fianco di centinaia di giovani medici delusi da un concorso farsa, a partire dal 2014, per contestare lo svolgimento del concorso e le linee generali ed ormai obsolete del DM del 2006. Su Medicina generale non era mai esistito un contenzioso e, ancora una volta, per primi siamo riusciti a vincere.
 


CHI PUO’ RICORRERE

TUTTI I CONCORRENTI CON PUNTEGGI SUPERIORI A 60. Pur se in passato anche i soggetti sotto tale soglia sono stati ammessi per voi la posizione da difendere è più complessa potendo agire solo collettivamente.


AUTORITA’ ADITA E CONDIZIONI

Il ricorso sarà proposto innanzi al T.A.R.


MODALITA’ DI ADESIONE

Per aderire all’azione sarà necessario seguire pedissequamente le istruzioni che seguono:
1. Scaricare la procura allegata.

2. Stampare due copie della procura, compilarle e firmarle entrambe in originale (la sottoscrizione deve essere apposta a penna). Non sono richieste autentiche notarili.

3. Procedere al pagamento della quota di acconto di adesione di euro 1000,00, attraverso bonifico da effettuare sulle coordinate bancarie rimesse di seguito.

4. Inoltrare, tramite raccomandata a.r. URGENTE di tipo 1 all’indirizzo: Studio Legale Avv. Michele Bonetti, Via San Tommaso d’Aquino, 47 – 00136, Roma, i seguenti documenti:
- due procure in originale e sottoscritte;

- copia del documento di identità e del codice fiscale;

- copia del bonifico effettuato alle coordinate allegate (nella causale del bonifico dovrete inserire il vostro nome, cognome, C.F. e la dicitura “ricorso MMG”);

Sulla busta deve essere apposta la scritta “ricorso MMG” e ogni busta deve contenere una sola adesione.

5. Inoltrare a mezzo e-mail a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. la scansione di TUTTI I DOCUMENTI INOLTRATI A MEZZO RACCOMANDATA A.R., inserendo nell’oggetto dell’e-mail il vostro nome, cognome e la dicitura “ricorso MMG”.

6. Compilare (solo una volta e inserendo dati veritieri e verificati) il seguente FORM online (copiare il link ed incollarlo nella barra di ricerca avendo cura di non copiare gli spazi all'inizio e alla fine della stringa):  https://forms.gle/K9UPEho8pAFFn5gM8

Si invita a prestare particolare attenzione nell'inserimento dei dati nel FORM online con l'avvertimento che le comunicazioni da parte dello studio avverranno a mezzo e-mail all'indirizzo indicato al momento della compilazione del FORM. Per tale ragione Vi invitiamo a indicare esclusivamente indirizzi e-mail e non indirizzi pec.

 

Per chi vuole avere un appuntamento può chiamare i numeri fissi di Roma e Messina.

Per chi invece ha già deciso di agire può seguire la modulistica allegata.

LA DOCUMENTAZIONE DI ADESIONE VA SEMPRE ANTICIPATA A MEZZO MAIL SCANSIONATA.

SCADENZE DI ADESIONE (FA FEDE IL TIMBRO POSTALE – LA DOCUMENTAZIONE VA SEMPRE ANTICIPATA VIA MAIL SCANSIONATA) – 30/03/2020

 /

Il Consiglio di Stato, accogliendo le tesi dello Studio legale degli Avv.ti Michele Bonetti e Santi Delia, ha condannato Regione Sicilia e Ministero della Salute per la gestione del concorso di accesso al corso di formazione specifica in Medicina generale.

Si tratta, in particolare, del corso di formazione, a numero chiuso, che sulla base delle Direttive Europee consente di ottenere il titolo utile per diventare medico di medicina generale e svolgere attività convenzionata come, ad esempio, quella a tutti nota come “medico di famiglia” nonchè dei servizi di 118.

Il concorso, a cui avevano preso parte oltre 10.000 medici, consentiva l’attribuzione di circa 1.000 posti finanziati con oltre 40 milioni di euro di fondi del Fondo Sanitario Regionale conferiti a tal fine alle Regioni.

La prova, uguale a livello nazionale, secondo gli avvocati Michele Bonetti e Santi Delia, risultava viziata per la somministrazione di una domanda errata, ragion per cui le graduatorie regionali avrebbero dovuto essere rifatte con nuova e rivista collocazione degli aspiranti.

A seguito dell’accertamento di tale vizio, tuttavia, non tutte le Regioni si adeguarono in maniera completa limitandosi, in taluni casi, alla sola ammissione alla frequenza del corso senza riconoscimento del pagamento. Il Consiglio di Stato, con la sentenza definitiva pubblicata il 13 gennaio 2020, ha invece condannato le Amministrazione a pagare la borsa di studio non erogata, pari a circa 40.000 euro, ai soggetti illegittimamente esclusi, oltre a diversi migliaia di euro a titolo di spese legali.

Anche in virtù di tale pronuncia e dei plurimi successi ottenuti per la Medicina generale, lo studio legale Bonetti e Delia ritiene opportuno avanzare anche per l’anno corrente ricorsi giurisdizionali per tutti i non ammessi per pochi punti a seguito di domande ritenute fuorvianti, mal formulate ecc. o per ulteriori errori e vizi procedurali.

Per maggiori informazioni in merito scrivi ad Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

La retribuzione professionale docenti e il compenso individuale accessorio competono anche ai docenti con supplenze brevi e saltuarie.

È quanto emerge dalle recenti pronunce della Suprema Corte di Cassazione che ha dichiarato illegittimo l’operato del Ministero dell’Istruzione il quale ha agito in violazione della Direttiva Comunitaria 1999/70/CE, discriminando il personale precario con contratti inferiori all'annualità.

Il provvedimento della Cassazione, dunque, riconosce al personale non di ruolo l’equiparazione della retribuzione con il personale stabilizzato. Al personale precario, difatti, sono stati negati circa € 140 lordi per ogni mese di servizio.

I precari della scuola, dunque, potranno agire dinanzi al Giudice del Lavoro al fine di ottenere il pagamento della RPD non corrisposta e prevista anche dal CCNL.

E' possibile aderire all'azione fino al 30 maggio 2020.

All’azione può partecipare tutto il personale docente, A.T.A. e D.S.G.A.

Il costo dell’azione è di euro 200,00, oltre a quanto previsto nel contratto per la determinazione del compenso professionale in allegato.

Per aderire all’azione sarà necessario seguire pedissequamente le istruzioni che seguono:
1. Scaricare la procura allegata.

2. Stampare due copie della procura, compilarle e firmarle entrambe in originale (la sottoscrizione deve essere apposta a penna). Non sono richieste autentiche notarili.

3. Procedere al pagamento della quota di partecipazione all’azione di euro 200,00, attraverso bonifico da effettuare sulle coordinate bancarie rimesse di seguito.

4. Inoltrare, tramite raccomandata a.r. URGENTE di tipo 1 all’indirizzo: Studio Legale Avv. Michele Bonetti, Via San Tommaso d’Aquino, 47 – 00136, Roma, i seguenti documenti:
- due procure in originale e sottoscritte;

- copia del documento di identità e del codice fiscale;

- copia del bonifico effettuato alle coordinate allegate (nella causale del bonifico dovrete inserire il vostro nome, cognome, C.F. e la dicitura “ricorso RPD”);

- copia dei certificati di servizio;

- copia dell’ultimo contratto stipulato e del cedolino;

- copia del decreto di ricostruzione della carriera, qualora esistente;

- contratto per la determinazione del compenso professionale sottoscritto in originale;

- solo nel caso di reddito familiare inferiore ad euro € 34.585,23 Modulo di esenzione dal contributo unificato di iscrizione a ruolo sottoscritto in originale.

Sulla busta deve essere apposta la scritta “ricorso RPD” e ogni busta deve contenere una sola adesione.

5. Inoltrare a mezzo e-mail a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. la scansione di TUTTI I DOCUMENTI INOLTRATI A MEZZO RACCOMANDATA A.R., inserendo nell’oggetto dell’e-mail il vostro nome, cognome e la dicitura “ricorso RPD”.

6. Compilare (solo una volta e inserendo dati veritieri e verificati) il seguente FORM online (copiare il link ed incollarlo nella barra di ricerca avendo cura di non copiare gli spazi all'inizio e alla fine della stringa):  https://forms.gle/kaCua38GVyrhnDn67

Si invita a prestare particolare attenzione nell'inserimento dei dati nel FORM online con l'avvertimento che le comunicazioni da parte dello studio avverranno a mezzo e-mail all'indirizzo indicato al momento della compilazione del FORM. Per tale ragione Vi invitiamo a indicare esclusivamente indirizzi e-mail e non indirizzi pec.

Attenzione, la carenza della documentazione richiesta o l’inesattezza dei dati inseriti comporterà l’esclusione dal ricorso. Si precisa in tal senso che non è ammessa la sostituzione dell’originale da inviare a mezzo racc. a/r con l’invio tramite e-mail o pec. Ai fini della proposizione del ricorso sarà necessario ed indispensabile produrre l’intera documentazione oltre che a mezzo e-mail anche e soprattutto in originale con relativa sottoscrizione in ORIGINALE.

Non si ammetteranno copie, fotocopie, firme pre-configurate o firme digitali.

Non è ammesso inserire in una solo busta la documentazione di più ricorrenti.

Questo studio declina ogni responsabilità in merito all’eventuale mancata proposizione del ricorso qualora non siano rispettate le procedure previste nella presente informativa, riservandosi, anche in ipotesi di correttezza della procedura seguita, l’accettazione dei vostri mandati che verrà comunicata esclusivamente via e-mail.

Precisiamo che solo il corretto perfezionamento delle tre procedure (1. Compilazione del form on-line. Si chiede di prestare particolare attenzione nella compilazione del form on-line precisando che qualunque errore, che sarà eventualmente successivamente riscontrato, dovuto a disattenzione nella compilazione sarà solo a Voi attribuibile; 2. Inoltro della documentazione di adesione al ricorso a mezzo e-mail all’indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.; 3. Inoltro della documentazione di adesione al ricorso in originale a mezzo raccomandata a.r. URGENTE all’indirizzo Avv. Michele Bonetti via San Tommaso d’Aquino n. 47, 00136 – Roma.) sarà ritenuto idoneo a perfezionare l'adesione al ricorso.

CONTATTI

STUDIO LEGALE AVVOCATO MICHELE BONETTI & PARTNERS

Via di San Tommaso d'Aquino, 47
00136 ROMA


tel  +39 06.3728853 | +39 06.39749383 | +39 06.39737480 | +39 06. 39740882
fax +39 06.64564197

cell. +39 349.4216026 - +39 391.3766108


e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. 

 

Con la recente ordinanza n.269/2020, il TAR del Lazio ha accolto le tesi dell’Avvocato Michele Bonetti, founder dello studio legale Bonetti&Delia, ordinando così l’immediato reinserimento di un giovane studente universitario nella graduatoria nazionale del corso di laurea in Medicina Veterinaria.

Tale tesi, fondata sulla prevalenza del principio sostanzialista su quello formale e sulla irrilevanza delle irregolarità quando si è al cospetto di diritti costituzionali – come il diritto allo studio –, è stata confermata in un contenzioso promosso dallo studio legale a partire dall’anno 2005. 

Il ricorrente dopo aver affrontato con successo il test d’ingresso era risultato assegnato presso l’ateneo ambito a seguito del primo scorrimento della graduatoria; nel pieno rispetto delle disposizioni ministeriali e del bando di ateneo, aveva dunque proceduto ad inoltrare regolare domanda di immatricolazione, nel rispetto altresì del termine di 4 giorni ivi indicato.

Ciononostante il giovane studente, vedendo rigettata la propria istanza di immatricolazione e con essa la possibilità di coltivare la propria aspirazione formativa e professionale, si è rivolto all’Unione degli Universitari – associazione nazionale studentesca da sempre sensibile alle problematiche inerenti in particolar modo il diritto allo studio e il problema del numero chiuso – al fine di vedere tutelati i propri diritti.

In maniera del tutto illegittima l’università resistente aveva infatti ritenuto che il ricorrente, non avendo provveduto anche al pagamento della prima rata delle tasse universitarie entro il termine di 4 giorni, andava considerato come “rinunciatario”, con conseguente cancellazione dalla graduatoria nazionale.

Impugnato il diniego all’immatricolazione, il TAR del Lazio emanava l’ordinanza in commento con cui, dichiarata preliminarmente la sospensione del provvedimento impugnato, veniva altresì chiarito: “né il bando dell’Università, né il presupposto del d.m. n. 277 del 28 marzo 2019 stabilisce che i candidati assegnati debbano procedere entro il predetto termine di quattro giorni anche al pagamento della prima rata delle tasse universitaria”.

La pronuncia in parola ha pertanto ordinato all’Amministrazione resistente, l’immediato reinserimento del ricorrente nella graduatoria nazionale.

L’ordinanza del Tar Lazio assume grande valore nella misura in cui ha condannato l’illegittima condotta dell’Amministrazione, la quale, respingendo l’istanza di immatricolazione sulla base di una mera irregolarità - per di più nemmeno menzionata come motivo di esclusione dalla normativa posta a disciplina della materia – ha chiaramente violato il principio del merito e dell’uguaglianza sostanziale.

Trattasi di un’altra fondamentale vittoria ottenuta dallo studio legale a tutela del diritto allo studio; diritto allo studio che, come nella vicenda appena narrata, rischia di essere continuamente ed irragionevolmente pregiudicato da condotte ingiuste ed illegittime dall’Amministrazione.

Per maggiori informazioni su irregolarità e illegittimità che non permettono l’immatricolazione potete contattare lo studio o l’UDU ai seguenti indirizzi email:

- Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

- Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Visite oggi 710

Visite Globali 3190226