Claudia Palladino

Claudia Palladino

Gli Avvocati Michele Bonetti e Santi Delia hanno accettato l'incarico di assistere un comitato formato da oltre 1.000 giovani in possesso del Dottorato di ricerca, al fine di ottenere il giusto riconoscimento di tale titolo di studio da spendere nel mondo dell'insegnamento scolastico.
Invero, per primi, abbiamo già portato avanti questa battaglia al fianco dell'ADI - Associazione dottorandi e dottori di ricerca italiani.
Quei contenziosi furono vinti su altri aspetti (in particolare le prove TFA vennero di fatto sterilizzate sulla base di altri vizi) ed è quindi oggi possibile continuare a portare avanti la campagna sul riconoscimento del titolo.
I ricorsi possibili saranno tre:
- uno per accesso al TFA senza prove preselettive, non appena verrà pubblicato il bando del terzo ciclo. In tal caso sarà possibile agire con un sottogruppo pilota formato da soggetti in possesso di servizio quantitativamente pari a quello utile per essere ammessi ai PAS (anche in tal caso una volta che tale PAS verrà bandito);
- un secondo per inserimento nelle graduatorie aggiuntive di seconda fascia, non appena verrà emanato il bando di aggiornamento delle graduatorie per la finestra semestrale di febbraio 2016.
- un terzo per l'impugnazione del bando di concorso per l'accesso ai ruoli di insegnamento nella scuola pubblica (c.d. concorsone);
- un ricorso ad hoc sarà inoltre possibile per i laureati e con dottorato in scienze politiche;
Per agire bisognerà in ogni caso presentare specifiche domande di ammissione nelle G.I. o al TFA che noi vi guideremo a fare fornendovi dei modelli.
L'azione, ordinaria o straordinaria, sarà rivolta al TAR o al PDR.
In linea generale vi chiarisco che l'adesione ad entrambi i ricorsi consente lo svolgimento delle prove selettive del tfa che anzi rappresentano un onere processuale in quanto incardinano l'interesse a ricorrere.
Il ricorso mira ad ottenere il riconoscimento, di fatto, dell'abilitazione per una classe di concorso della vostra laurea. I ricorrenti, quindi, devono avere accesso con la propria laurea ad almeno una classe di concorso.
Per chi non si trova in questa situazione (come ad esempio scienze politiche) potrebbe agire con un ricorso ad hoc.

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Giovedì, 25 Febbraio 2016 10:51

ACCOLTO IL RICORSO COLLETTIVO DI ARCHITETTURA

Dopo l’accoglimento dei ricorsi per la mancata sottoscrizione della scheda anagrafica, dei ricorsi collettivi di Psicologia e di Scienze della Formazione, ora è la volta del ricorso colletivo UDU di Architettura, patrocinato dagli Avvocati Michele Bonetti e Santi Delia.

"È una sentenza importante - afferma Jacopo Dionisio (Coordinatore UDU) - perché ci permette di ribadire che certi corsi non dovrebbero essere neanche a numero chiuso e che in questi casi la programmazione all’accesso rappresenta solo un modo di lucrare sugli studenti, ad esempio attraverso l’iscrizione ai test, che sono a pagamento. È ora di aprire subito almeno questi corsi di laurea, dove i posti a disposizione non vengono coperti".

Un'altra vittoria che rimarca per l'ennesima volta la fallacia dell'attuale sistema d'accesso programmato. "Di nuovo, è la giurisprudenza a dover intervenire per riconoscere il diritto allo studio di questi studenti, sostituendosi al Ministero che dimostra giorno dopo giornocome manchi la volontà politica di intervenire sull’argomento - conclude Dionisio - Non è più accettabile questa situazione. Chiediamo quindi al MIUR di fare la sua parte, prendendo atto di quella che è la realtà: è necessaria una riforma che vada verso il libero accesso". 

Il 27 aprile l'Adunanza Plenaria deciderà le sorti di 55.000 docenti in possesso del diploma magistrale. Si tutti e 55.000 compresi quelli con sentenza definitiva passata in giudicato quanto meno stante alle più innovative teorie sull'uso del mezzo di revocazione. Ecco perchè interverremo in giudizio, come già accaduto nel caso del primo giudizio di merito, dopo che per primi siamo riusciti a far dichiarare il valore abilitante del titolo nel 2013 e, per primi, abbiamo ottenuto l'ammissione cautelare ma con conferimento anche dei ruoli per i 3000 diplomati magistrale.

Ma perchè, dopo decine di accoglimenti cautelari e di merito, è arrivata l'ordinanza di rimessione. E perchè, nonostante dopo tale ordinanza, tutti i Collegi hanno continuato ad accogliere?

Tutta colpa de "La Buona Scuola". Il revirement di alcuni Consiglieri della Sesta sezione del Consiglio di Stato sulla vicenda dei diplomati magistrale ante 2001/2002, sembra trovare ragione nel fatto che il reclutamento di docenti in possesso di un titolo così "datato" e privi di esperienza di servizio, non paia ammissibile. E' proprio il piano di assunzioni straordinario, difatti, che mirando a svuotare le GAE ha reso sempre più preziosa la presenza dei docenti all'interno delle stesse ed assai ambita la propria permanenza. Non può dimenticarsi, infatti, che in moltissime Regioni, soprattutto del Sud, la permanenza in GAE non aveva, per un decennio, consentito alcun conferimento di incarico neanche di supplenza, men che meno di ruolo. Ed è proprio sull'aspetto del servizio, difatti, che la Sezione si sofferma ritenendo che "l’inserimento in una graduatoria, destinata a consentire per mero scorrimento lo stabile ingresso nel ruolo docente, non dovrebbe prescindere da una adeguata ricognizione dell’esperienza maturata dagli interessati, di cui nel caso di specie non sono noti né l’attuale iscrizione nelle graduatorie di istituto, né l’eventuale, ulteriore percorso formativo seguito dopo il conseguimento (in anni risalenti nel tempo) del diploma abilitante".

"Non si comprende", scrive il Consiglio di Stato, "perché il possesso di titolo abilitante – così definito espressamente ex lege e non frutto di interpretazione giurisprudenziale – sia stato fatto valere a tanti anni di distanza dal relativo conseguimento, senza che si faccia alcun richiamo ai pregressi titoli di servizio".

Invero, come ben sanno i docenti, l'affermazione secondo cui "l’inserimento in una graduatoria, destinata a consentire per mero scorrimento lo stabile ingresso nel ruolo docente" era, sino al varo de "La Buona Scuola", una vera utopia quanto meno in larga parte delle Regioni italiane. Solo i docenti inseriti in GAE nelle più alte posizioni, difatti, ottenevano supplenze su organico di fatto o di diritto maturando punteggio e guadagnandosi, dopo un precariato che mai è durato meno di un quinquennio, l'agognato ruolo.

Nessun docente ammesso in G.A.E., pertanto, a differenza della preoccupazione mostrata con l'ordinanza di rimessione, ha ottenuto incarichi a tempo indeterminato senza un importante pregresso servizio.

Invero, ed ad una più approfondita analisi, la questione del possesso di un servizio più o meno consistente è totalmente indifferente ai fini del reclutamento, dell'ingresso o della permanenza nelle G.A.E. All'interno di queste ultime, come è noto, difatti, vi sono soggetti (non necessariamente docenti) meramente in possesso di titoli di abilitazioni comunque conseguite prima del 2006 o persino successivamente (si pensi ai congelati SISS dell'ultimo ciclo del 2007 abilitatisi anche a distanza di diversi anni da soprannumerari a mezzo TFA): la presenza in GAE, in altre parole, è legata esclusivamente al possesso del titolo abilitante senza alcun riguardo al servizio. Non si comprende, allora, perchè un congelato SSIS (ammesso a tale percorso abilitante nel 2006 e non abilitatosi a suo tempo) appena abilitato da soprannumerario TFA, possa legittimamente trovare ingresso in G.A.E. a seguito di scioglimento della riserva, senza che nessun giorno di servizio gli venga richiesto mentre, invece, solo per i diplomati magistrale, la questione dei titoli e dell'esperienza diventa determinante.

Non si comprende ancora, per restare nell'esempio sui depennati che la stessa ordinanza enfatizza e che nasce da una lucidissima sentenza del T.A.R. Lazio del compianto Presidente Massimo Luciano Calveri, perchè un depennato da un decennio possa far rivivere la propria iscrizione cartolare in G.A.E. senza alcun riferimento al servizio frattanto NON prestato e, al contrario, quest'ultimo sia rilevante e decisivo per i soli diplomati magistrale. Appare paradossale, infine, che oggi si addebiti ai diplomati magistrale di non aver prestato un adeguato servizio dopo che, proprio lo Stato, non consentendo illegittimamente l'ammissione in GAE, gli ha impedito di svolgerlo.

Sgombrato il campo dalla rilevanza del servizio sulla possibilità di stare o non stare in G.A.E. per tutti gli abilitati ante 2007, siano o meno diplomati magistrale, il CDS si sofferma, stringatamente, sulla copertura normativa del loro ingresso in G.A.E. per mano dello stesso C.D.S. 

A parere di chi scrive, tuttavia, anche tale argomento è superabile. Lo ha già fatto, sulla base delle nostre difese, rigettando l'espressa eccezione dell'Avvocatura dello Stato per conto del MIUR, lo stesso CDS differenziando il caso degli abilitati post Legge finanziaria del 2006 da quelli precedenti, quali sono i diplomati magistrali. La copertura normativa, pertanto, nella specie c'è già giacchè venne espressamente fatto salvo l'inserimento dei "DOCENTI GIÀ IN POSSESSO DI ABILITAZIONE".

La Plenaria avrà dunque l'onere di scegliere l'una o l'altra soluzione: ritenendo, come oggi sostiene il Collegio rimettente, che sia ormai troppo tardi per vantare il diritto all'ammissione in G.A.E. e che bene ha fatto il MIUR ad insabbiare il valore abilitante di un titolo dallo stesso rilasciato uscendone impunito rispetto all'imponente contenzioso generatosi o, come hanno fatto gli altri 10 Collegi del medesimo Consiglio di Stato, anche facendo giustizia sostanziale (che oggi viene demandata al Legislatore "nonostante le enunciate ragioni di equità e pari trattamento, in ipotesi idonee a giustificare un nuovo intervento del legislatore ma non anche l’ampliamento di ipotesi derogatorie, previste in via eccezionale e di stretta interpretazione"), ritenendo che sia già troppo aver fatto perdere un decennio di occasioni lavorative ai diplomati magistrale ed oggi ammettendoli in G.A.E. In un caso o nell'altro, tuttavia, resteranno aperte strade giudiziarie per accedere al risarcimento del danno, anche in forma specifica, per tutti i diplomati magistrale che, non certo per loro scelta, sono rimasti confinati in G.I., lavorando da precari della terza fascia di Istituto, quando ben avrebbero meritato le GAE sin dal 2000 con il relativo punteggio sul servizio che gli spettava. Sarà davvero arduo per qualunque Giudice, pertanto, spiegare ad una docente che ha sempre lavorato dalla III fascia su infanzia o primaria seguendo "militarmente" gli ordini del MIUR e dello Stato che sarebbe decaduta da qualsiasi azione per non essersi, a suo tempo, ribellata nei confronti dello Stato che era, anche, il suo datore di lavoro.

Per un verso doveva insegnare ai propri discenti le regole base dell'educazione civica e, in primis, a rispettare la legge; per altro verso, fuori dalla classe e lontano dagli alunni, doveva calpestare le stesse norme e rifiutare la collocazione in G.I. pretendendo le G.A.E. Lo Stato, dunque, mira ad addossare sugli insegnanti la responsabilità di non essere attivati per far valere i propri diritti, riecheggiando le paradossali accuse raccontate nella celebre favola di Esopo del lupo e dell'agnello.

Forse, sono tutti ancora in tempo per chiedere semplicemente scusa dopo un decennio di bugie.

Noi, in ogni caso, saremo esattamente dove siamo sempre stati; dalla parte di chi non accetta di essere trattato da suddito reo di aver prima ubbidito ed ora subito.

Il MIUR con D.M. 8 febbraio 2016 ha decretato la chiusura della graduatoria. Non vi saranno più scorrimenti e tutti i soggetti già prenotati alla data del 10 febbraio 2016 saranno costretti ad accettare la sede e il corso di laurea opzionato.

Il D.M. prevede che tutti i posti che, eventualmente, rimarranno vacanti non verranno in alcun modo riassegnati ed andranno, quindi, persi.

Questa scelta del Ministero non è nuova e già negli anni precedenti era stata adottata. Il T.A.R. aveva rigettato la nostra tesi ritenendo corretta la scelta del Ministero di chiudere la graduatoria. Il Consiglio di Stato, però, ha ribaltato tale decisione accogliendo i nostri ricorsi e confermando che nessun posto libero deve rimanere tale ove ci sia qualcuno tra i candidati che può, ragionevolmente, pretenderlo.

Non tutti i candidati, tuttavia, possono far valere questa illegittima scelta ministeriale per ottenere l'agognata ammissione.

Come potrete comprendere, pertanto, non tutti i candidati ancora in graduatoria sono lesi da questa pur non condivisibile scelta da parte del Ministero. In primis non sono lesi coloro che hanno un punteggio inferiore a 20 o che non avevano, per qualsiasi ragione, confermato il loro interesse alla permanenza in graduatoria. 

Non ha senso, pertanto, per tali soggetti, scegliere di investire risorse in contenziosi che, comunque, non potrebbbero farvi ottenere l'ammissione al corso di laurea.

Non sono in concreto lesi, inoltre, coloro che si trovano ad una posizione tale da non poter aspirare, concretamente e ragionevolmente, ad uno dei posti ancora vacanti.

Il T.A.R. Lazio, sul punto, ha già dimostrato una posizione assai rigida che nelle Vostre scelte dovete prendere in considerazione. L'interesse diretto e che verrà tutelato senza indugio è di tutti coloro che sono in una situazione di graduatoria tale (che cambia rispetto alle opzioni di sedi inserite) da poter ottenere l'ammissione rispetto ai posti rimasti vacanti.

Ad esempio se a Messina rimarranno 10 posti liberi e sono il quinto dei non ammessi posso agire per pretendere il posto che mi spetta.

Anche chi non è, in via immediata, in questo range di posti, tuttavia, ha delle limitate possibilità di azione che valutertemo caso per caso.

Al momento dell'adozione del provvedimento, ad esempio, per Medicina e Odontoiatria, vi erano 420 posti ancora da assegnare. La percentuale media degli scorrimenti è pari al 30% delle rinunce ragione per cui, in linea generale, tutti coloro che si trovano nell'arco di 1200 posti rispetto all'ultimo ammesso possono contattarci per valutare in concreto le possibilità di azione.

Per ogni approfondimento scrivete a: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

Un' altra vittoria per gli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti in tema di equiparazione tra docenti a tempo determinato e a tempo indeterminato. Superata la questione delle supplenze effettuate su organico di fatto e di diritto: decisivo il solo superamento dei 36 mesi, anche coinvolgendo incarichi universitari.
Il Tribunale di Tolmezzo, con una accuratissima sentenza di 35 pagine, oltre al risarcimento del danno per abuso dei contratti di supplenza a termine, ha riconosciuto il diritto del ricorrente al risarcimento del danno e al riconoscimento della progressione stipendiale, parificando – di fatto – gli insegnanti con contratto a tempo determinato a quelli di ruolo.
Secondo il Tribunale friulano "il superamento del limite di 36 mesi è presupposto necessario e sufficiente a determinare l’illegittimità dei contratti a termine di cui si discute in questa sede, tale limite andrà meglio identificato all’interno di un preciso lasso temporale, il cui inizio si colloca al momento dell’entrata in vigore della L. n. 247/2007 (1/1/2008), e la cui fine va individuata, appunto, nella data di entrata in vigore del D.L. n. 70/2011 (14/05/2011). Tale verifica, compiuta alla luce delle non contestate allegazioni dei ricorrenti (v. pagg. 1 e 2 del ricorso) e delle risultanze documentali in atti (v. contratti depositati nel fascicolo attoreo, comprensivi degli incarichi di docenza stipulati con l’Università di XXX ex art. 1, comma 10 della L n. 230/2005), consente di concludere, così, che la sommatoria dei vari rapporti comunque alle dipendenze del Ministero della istruzione nello svolgimento di mansioni equivalenti ha superato i 36 mesi. E’ inevitabile, da ciò, trarne la conclusione dell’effettiva illegittimità della successione dei contratti a termine per cui è causa, nella parte in cui detta successione, essendosi protratta per oltre 36 mesi con lo svolgimento, da parte del ricorrente, di analoghe mansioni presso lo stesso datore di lavoro, ha finito per violare un termine di durata costituente misura di tutela comunitariamente imposta per reprimere gli abusi derivanti dall’utilizzo di forme di impiego non stabili"
Sono state altresì riconosciuti tutti gli accessori di ricostruzione carriera cosicchè le prestazioni lavorative, la maturazione dell'esperienza professionale e la natura delle prestazioni rese dall'insegnante supplente, non differiscono affatto da quelle del personale docente di ruolo.

Il MIUR, alla fine, è stato commissariato. Il dirigente nominato del Consiglio di Stato ha preso carta e penna ed ha scritto a tutti gli Uffici scolastici d'Italia ordinando, in sostanza, di assumere i 3000 precari, difesi dagli Avvocati Michele Bonetti e Santi Delia, che avevano vinto la causa.
A seguito di un travagliato iter giudiziario fatto di ricorsi e controricorsi dei precari e del MIUR, il Consiglio di Stato, nel mese di novembre, aveva definitivamente confermato le ragioni degli insegnanti a seguito della richiesta di chiarimenti proposta dal Ministero dell’istruzione dell’università e della ricerca ribadendo "al MIUR la necessità non solo dell’inserimento in GAE ma anche della possibilità di stipulare contratti a tempo determinato e indeterminato per i ricorrenti” spiegano i due legali delle associazioni Bonetti e Delia.
Nonostante, secondo lo stesso Commissario, l'ordinanza n. 5219 "fornisce importanti chiarimenti finalizzati alla corretta esecuzione dell'ordinanza n. 1089/15", gli Usp, per oltre 2 mesi, non hanno provveduto “a stipulare con gli appellanti contratti a tempo determinato nonché contratti a tempo indeterminato limitatamente ai posti eventualmente ancora disponibili in esito alle operazioni del predetto piano straordinario” costringendo il Commissario ad insediarsi imponendo termini strettissimi per l'assegnazione dei ruoli. Proprio entro oggi, 4 febbraio 2016, tutti gli USP dovranno provvedere "alla ricognizione dei posti disponibili ed alla stipula dei contratti a tempo indeterminato e determinato con i ricorrenti collocati in posizione utile in graduatoria".
Anche i pochi ricorrenti non ancora assunti, come aveva già chiarito il Consiglio di Stato, avranno diritto a “piena tutela" che "sarà loro somministrata dall’anno scolastico successivo in poi”.
Per gli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti "si tratta di un momento storico giacchè mai un precario con diploma magistrale, aveva ottenuto il posto in ruolo in questa fase cautelare di processi giudiziali così complessi. Un lavoro davvero estenuante cominciato al fianco di oltre 3000 diplomati magistrale nel giugno del 2014 e terminato oggi con la stipula dei contratti". Non nascondiamo, concludono i legali, che c'è anche una certa emozione nel vedere i nostri insegnanti piangere di gioia prendendo in mano il loro contratto a tempo indeterminato dopo anche dieci anni di precariato.
“Non ci fermeremo” commentano dall’ADIDA e da La Voce dei Giusti Valeria Bruccola e Francesca Bertolini “e chiederemo l’estensione di questi principi a tutti i docenti precari, anche non ricorrenti”.

Stanno uscendo in queste ore le sentenze di accoglimento del maxi ricorso UDU, patrocinato dagli avvocati Michele Bonetti e Santi Delia, relativo al test d’ingresso dell’aprile 2014: con tali sentenze il TAR sta sciogliendo le riserve di migliaia di studenti, i quali diventano a tutti gli effetti studenti iscritti regolarmente al corso di studi di Medicina.

Jacopo Dionisio, coordinatore nazionale dell’Unione degli Universitari, dichiara: “Sono sentenze storiche, che segnano un passo avanti decisivo nella battaglia contro questo sistema di accesso, il quale preclude ogni anno a migliaia di studenti la possibilità di frequentare il corso di studi che avevano immaginato per il proprio futuro. Gli studenti iscritti in sovrannumero hanno dimostrato di aver diritto di studiare ciò che avevano scelto nel modo più semplice possibile: frequentando le lezioni e dando esami.”

Continua il coordinatore nazionale: “Queste sentenze, che confermano l’iscrizione di quasi 9mila studenti ammessi in sovrannumero dopo il ricorso del 2014, rappresentano la migliore risposta a chi vorrebbe una riduzione dei posti messi a bando per il prossimo anno accademico: è ormai evidente che il numero chiuso non funzioni. Per il solo anno accademico 2014/2015 un numero di studenti doppio rispetto a quello previsto ha avuto la possibilità di iscriversi a Medicina. Ogni giorno il TAR è chiamato ad intervenire su più fronti, per garantire agli studenti diritti negati da un sistema ingiusto, che preclude in maniera folle e insensata l’accesso all’università. E’ paradossale, però, che il riconoscimento e la tutela del diritto ad accedere al percorso di studi scelto venga negato ogni anno dal MIUR.”

Conclude Dionisio: “Ogni giorno il muro rappresentato dal numero chiuso si va sgretolando sempre più. Questo sistema sta implodendo nelle sue contraddizioni: è notizia di oggi che il giudice civile di Caltanissetta ha confermato la legittimità dei corsi di Medicina e professioni Sanitarie dell’università romena Dunarea a Enna, rigettando il ricorso presentato dal MIUR, e aprendo la strada a quest’ennesima presa in giro. Il governo deve assolutamente farsene una ragione e assumersi la responsabilità politica, e non solo, di recepire quello che è l’indirizzo che come studenti stiamo indicando da anni, e che oggi trova il definitivo supporto della giustizia amministrativa. “Abbattiamo il numero chiuso” non è solo un slogan, ma una necessità con cui il governo deve misurarsi e lo deve fare cominciando ad ascoltare la voce di chi rappresenta gli studenti in questa battaglia. Il tavolo per discutere del superamento del numero chiuso da troppo tempo promesso dal Ministro non può più attendere.”

Ad aprile 2016 il Consiglio di Stato metterà, finalmente, la parola fine alla querelle sul concorso di Medicina generale. I giudici di Palazzo Spada decideranno con sentenza non più appellabile se è corretta la scelta delle Regioni e del Ministero della Salute di attuare la graduatoria regionale oppure se, ancora una volta come accaduto per i corsi di laurea e già in sede cautelare su Medicina generale, abbiamo ragione noi e dovrà attuarsi la graduatoria nazionale.
Frattanto, però, un altro decisivo round è aggiudicato ai giovani medici ed alla nostra teoria sulla graduatoria nazionale.
Il Consiglio di Stato, accogliendo l'appello degli avvocati Michele Bonetti, Santi Delia e Umberto Cantelli, ha già detto che la posizione del T.A.R. è errata; tanto errata da convincerlo ad ammettere persino una ricorrente che lo scorso anno non si era iscritta per non aver appellato la decisione cautelare sfavorevole.
Nel mese di novembre 2015, con un'articolata pronuncia, il Tar del Lazio aveva rigettato le domande dei ricorrenti, "sostenendo l'impossibilità di attuare la graduatoria unica nazionale anche per medicina generale, mettendo l'accento sul fatto che i medici di medicina generale dovrebbero poi continuare la loro carriera all'interno della stessa Regione".
Bonetti e Delia, citando le fonti della contrattazione collettiva, hanno invece sostenuto che "le graduatorie dei medici in possesso del titolo acquisito, al completamento del corso triennale, possono essere formate da abilitati in qualunque altra regione, a nulla rilevando la Regione che ha rilasciato il titolo stesso". Tesi a cui ha dato ragione il Consiglio di Stato.
"Siamo convinti", affermano Bonetti e Delia, "che grazie a queste decisioni si arriverà all'applicazione della graduatoria unica per MMG cui seguirà, a quel punto a stretto giro e senza più alibi di sorta, l'adeguamento della borsa dei corsisti di medicina generale che, senza spiegazione alcuna, è ferma dal 1999 nonostante quella degli specializzandi universitari sia stata adeguata nel 2006. In soldoni uno specializzando universitario ha una borsa di circa 1800 euro mensili, quello di MMG solo di 800 nonostante maturi, ex lege, CFU in materia addirittura superiore rispetto ai colleghi dei reparti di formazione universitaria". Servirà, in tal senso, un successivo sforzo anche delle rappresentanze dei medici e su questo confidiamo nella pressione del Coordinamento mondo medico che da tempo segue il tema.
La decisione, inoltre, è fondamentale in quanto riafferma la teoria del sovrannumero. Da sempre, infatti, sosteniamo che innanzi a un concorso illegittimo, l'unico rimedio possibile è quello dell'ammissione in soprannumero, in quanto il diritto allo studio e alla formazione professionale è libero, come la Costituzione prevede, e può essere compresso solo innanzi a una prova conforme a legge. Se, come accaduto, questa prova è illegale, a tutti deve essere consentito studiare o specializzarsi.

Alle prime vittorie ai Tar Palermo, Brescia, Cagliari, Napoli, Firenze e, tra gli altri, Campobasso sono seguite le pronunce del Consiglio della giustizia amministrativa e del Consiglio di Stato che, ancora una volta, ha ribadito la correttezza di questi principi.

È della tarda mattinata del 20 gennaio 2016 il provvedimento del Consiglio di Stato che segue il decreto cautelare del Presidente Baccarini che mette fine alla lunga vicenda della mancata sottoscrizione della scheda anagrafica dei test d’ingresso, ove per un vizio di forma al 10% dei giovani aspiranti universitari non è stato consentito di accedere all’università.
Jacopo Dionisio, coordinatore nazionale dell’Unione degli Universitari, dichiara: “Con ordinanza del Presidente Severini della VI sez. del Consiglio di Stato, è stato dichiarato vincente il nostro primo ricorso, patrocinato dagli Avv. Michele Bonetti e Santi Delia, che ha spianato la strada ad oltre 1000 accoglimenti. Era del tutto surreale immaginare che tutti questi studenti non potessero realizzare le proprie ambizioni solo per un vizio di forma.”
Conclude Dionisio: “Si mette, finalmente, un punto ad una vicenda che dopo il nostro primo ricorso vinto poteva essere chiusa con un provvedimento ministeriale che non costringesse 1000 studenti a fare causa. Ora, anche gli oltre 1000 ammessi con riserva potranno studiare con tranquillità. È vergognoso, però, che a riconoscere il diritto allo studio di questi ragazzi sia stata ancora una volta una sentenza e non un provvedimento del MIUR. Chiediamo, ora, al Ministero e al Governo di mettere la parola fine a questa triste vicenda e sciogliere immediatamente la riserva”.

Carissimi,
Vi informo che venerdì 22 gennaio 2016 sarò presente al IV Congresso dell’Unione degli Universitari di Catania che avrà luogo presso la sede della CGIL di Catania in via Crociferi n.40, partire dalle ore 15:00.
Per chi volesse parlarmi di persona sarò a disposizione.
Avv. Michele Bonetti

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