Lunedì, 16 Marzo 2009 10:33

OPEN SOURCE: DEMOCRAZIA E LIBERTA' NELLA RETE

Pubblicato in News
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Il software libero o Open Source (OS), termine inglese che significa letteralmente sorgente aperto, è anche una questione sociale e per molti aspetti è una forma di filosofia.
Le implicazioni sociali del software libero sono notevoli: è promossa la cooperazione delle persone, che tendono naturalmente ad organizzarsi in comunità, in gruppi animati da un interesse comune; la collaborazione di più parti, libera e spontanea, permette al prodotto finale di raggiungere una complessità maggiore di quanto potrebbe ottenere un singolo gruppo di lavoro e questo progresso è alimentato anche da internet che consente a programmatori geograficamente distanti di coordinarsi e lavorare allo stesso progetto (da studi condotti su scala mondiale emerge che oltre il 40% degli sviluppatori “liberi” risiede in Europa).
Alla filosofia dell’open source si aggiunge il movimento open content (contenuti aperti) relativo alla libera disponibilità di contenuti editoriali (testi, immagini, video e musica).
La condivisione del sapere, tra le altre cose, non permette a un gruppo ristretto di persone di sfruttare la conoscenza (in questo caso tecnologica) per acquisire una posizione di potere.
Attualmente l'open source tende ad assumere anche un rilievo filosofico, consistendo in una nuova concezione della vita, aperta e refrattaria ad ogni immobilismo da superare mediante la condivisione della conoscenza.
La libertà del software libero è soggetta ai vincoli della licenza d'uso, come qualsiasi altro programma. Questi vincoli sono studiati in maniera tale da favorire il tipo di libertà cosiddetta copyleft, che ha come obiettivo la condivisione del sapere.
Anche le Scuole e le Università dovrebbero favorire e fare uso di software libero; oggi vengono usati software proprietari che oltre a pesare economicamente sui costi della gestione, potrebbero “costringere” gli studenti a scaricarne delle copie da internet per seguire gli studi a causa dell’impossibilità di copiare e ridistribuire liberamente tali software.
Anche questa, a nostro avviso, è una forma di devianza dal dettato costituzionale perché non permette a tutti gli studenti di accedere liberamente ai gradi più alti dell'istruzione e del sapere, senza tralasciare che insegnare ed utilizzare l’Open Source è un modo per trasmettere la cultura della cooperazione e della condivisione della conoscenza.
Da non sottovalutare è anche questo aspetto: se un ragazzo impara ad usare nella scuola solo “software proprietario”, tenderà ad usare solo quello una volta finiti gli studi e il sistema di lavoro (come già sta succedendo) diventerà dipendente da formati proprietari e non potrà più passare ad una soluzione libera compromettendo anche la compatibilità degli archivi per la questione dell'uso della stessa versione del programma non sempre reperibile (ad es. se si trattano dati risalenti a numerosi anni di distanza).

Secondo alcuni, il movimento Open Source interpreta appieno le esigenze egalitarie e libertarie delle frange realmente democratiche della società civile e politica. E' sicuramente lecito rintracciare una certa vocazione all'internazionalismo in un sistema operativo come Linux, ma il vero senso e significato della filosofia Open Source si riassume bene nella terna utilità, economicità, e sicurezza.
L'ispirazione democratica della filosofia Open Source è stata più volte sottolineata; sicuramente si contrappone al modello del software proprietario e si connota per il suo essere forte di una capacità di riconoscere il giusto valore delle cose, o se vogliamo il giusto rapporto qualità/prezzo - sul lato economico - e sulla necessaria rivalutazione dell'utente come soggetto del mercato, con il conseguente riconoscimento della centrale importanza di questioni quali l'utilità, l'economicità e la sicurezza - sul piano ideologico.

Da quando hanno cominciato ad assumere una rilevanza mondiale, Linux e la filosofia Open Source hanno suscitato tanta ammirazione quante polemiche. Dei vari tipi di licenze che caratterizzano software gratuito o liberamente modificabile è stata elogiata la capacità di stimolare la libera concorrenza, di porre un freno alla costituzione di monopoli proprietari in stile Microsoft, di garantire la cooperazione per lo sviluppo di implementazioni informatiche che meglio si adattano alle reali esigenze degli utenti, orientate verso l'auspicabile fine di rendere l’informatica il più possibile utile e pratica per l'uomo postindustriale. Il tutto senza eccessive speculazioni economiche e nel rispetto di un'interpretazione democratica del nuovo “super-mezzo” di comunicazione rappresentato da Internet, il cui accesso deve essere garantito a tutti, sicuro, economico.

La disponibilità dell’O.S. incoraggia e stimola l’innovazione: al contrario del costoso software “chiuso”, i bassi costi di adozione per un prodotto OS permettono anche alle pubbliche amministrazioni di sperimentare, ed eventualmente modificare, applicativi esistenti per ambiti non consolidati.
L’utilizzo di OS consente di ottimizzare i costi dello sviluppo del software, favorendo la condivisione ed il riuso di software appositamente sviluppato per risolvere le più diverse esigenze e favorendo, nel contempo, una maggiore interoperabilità e cooperazione tra le applicazioni grazie anche ad un maggiore diffusione di formati e standard aperti.

L'alta concorrenzialità introdotta da sistemi operativi OS -come Linux- ha determinato una rincorsa da parte dei tradizionali sistemi proprietari verso soluzioni simili, e anche se di fatto i primi non rappresentano (per ora) una reale minaccia per giganti come Microsoft, sono comunque riusciti a far prendere coscienza agli utenti di una seconda alternativa che in molti casi ha fatto saltare la cieca fidelizzazione ad un prodotto che si credeva il migliore soltanto perché l'unico esistente sul mercato.
La diffusione dei sistemi operativi OS ha contribuito ad evidenziare il carattere monopolistico del mercato informatico e sta scardinando il falso mito secondo cui basso prezzo è sinonimo di bassa qualità.
Ma soprattutto la diffusione della filosofia Open Source sembra aver diviso il mondo dell'informatica in due blocchi ideologici opposti, dove - al di là di considerazioni puramente tecniche ed economiche - la scelta degli utenti sembra sempre più spesso determinata anche da fattori culturali. Non a caso Linux si è sviluppato inizialmente grazie soprattutto al contributo di hacker paragonabili a moderni e competenti rivoluzionari, gente che studiava il modo di forzare i sistemi informatici di banche, aziende e governi di importanti Paesi solo per ricordare ai potenti che non c'è vera sicurezza senza buona coscienza, e non a caso Linux è oggi utilizzato prevalentemente dai più giovani e dalle piccole e medie imprese, ovvero categorie spesso più motivate e protese verso un mondo ancora da costruire e da farsi il più possibile "giusto" ed "equo", dove contano la capacità, la trasparenza e la cooperazione, al posto dei giochi di potere, del monopolio e degli interessi proprietari.
Senza estremismi e senza identificazioni inopportune, si può dire che esistono nella filosofia Open Source una carica rivoluzionaria e uno spirito solidaristico che la rendono antagonista sul piano economico ad una concezione monopolistica del mercato e di conseguenza antagonista al tentativo da parte delle grandi società produttrici di software proprietario di escludere dal mercato alcune categorie sia di utenti che di produttori (con le note conseguenze del gap tecnologico tra Nord e Sud del mondo, dello sbilanciamento nell'accesso ai mezzi informatici a favore dei Paesi più ricchi e di una cattiva allocazione delle risorse tecnologiche nonché di un loro impiego inefficiente).
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Il software che noi usiamo quotidianamente, dal sistema operativo al programma di videoscrittura, è spesso principalmente commerciale e non libero, ovvero la sua licenza d'uso non ci permette di fare ciò che vogliamo: chi compra questo tipo di software non può modificarlo, ma solo usarlo così com’è.
Dal punto di vista dell'utente finale comune, ciò non è a livello teorico un problema, tuttavia nella pratica ha diverse ripercussione: il software proprietario è a pagamento, molto spesso il codice non è accessibile agli sviluppatori, non è né ridistribuibile né modificabile liberamente.
Contro tali software commerciali e - in particolare – la loro licenza d'uso così restrittiva, si stanno consumando delle “battaglie” in merito all'utilità e all’importanza di non usare più questo software anche nell'amministrazione pubbliche e di lasciar scegliere all'acquirente il software che deve essere pre - installato all'acquisto di un hardware. Perché non concepire come diritto quello dell'utente di poter scegliere se dover pagare per avere un servizio o averlo gratis nei casi ove ciò sia possibile.
Prendiamo come esempio l'uso nella pubblica amministrazione del programma Word (conseguentemente il formato .doc) per la creazione di un documento: per visualizzare quel documento ogni cittadino dovrà comprare lo stesso programma, la stessa versione e l'intero pacchetto Office, con un costo non proprio modico; in alternativa a Word si potrebbe usare OpenOffice, una suite per l'ufficio completa, gratis, libera e quindi non dispendiosa sia per l’amministrazione pubblica sia per il cittadino-utente.
Ma cosa si contrappone al software commerciale?
Ciò che connota legalmente un software, al pari di un'opera d'arte, è una licenza e la presenza di un copyright. Oggi sono state create delle licenze che permettono un utilizzo libero del software: si tratta del c.d. open source (OS), ovvero un software i cui autori (più precisamente i detentori dei diritti) ne permettono e favoriscono il libero studio e l'apporto di modifiche da parte di altri programmatori indipendenti. Questo è realizzato mediante l'applicazione di apposite licenze d'uso.
Software open source sono, a titolo esemplificativo Firefox, OpenOffice, VLC, Gimp, 7-Zip, nonché i sistemi operativi liberi come BSD, GNU/Linux; nonostante i sistemi operativi siano la parte più delicata e complicata di un computer, ormai la loro installazione è semplice ed adatta anche ad un target di utenti che non conoscono bene il computer e per qualsiasi informazione o supporto tecnico inoltre sono presenti dei Linux Users Group in tutte le regioni d'Italia.
Licenza importante è certamente la GNU GPL (General Public License), secondo la quale sono distribuiti migliaia di software compresi circa 120 sistemi operativi, e che si pone la prerogativa di garantire le c.d. 4 libertà del software:
  • Libertà di eseguire il programma per qualsiasi scopo
  • Libertà di studiare il programma e modificarlo
  • Libertà di copiare il programma in modo da aiutare il prossimo
  • Libertà di migliorare il programma e di distribuirne pubblicamente i miglioramenti, in modo tale che tutta la comunità ne tragga beneficio.
Il software OS presenta diversi vantaggi rispetto al software “chiuso”, ossia quello i cui codici sorgente sono sotto esclusivo controllo del produttore: essendo possibile modificare liberamente il software, esso è personalizzabile e adattabile alla proprie esigenze; il codice sorgente è sottoposto ad una revisione da parte di moltissime persone, pertanto è più difficile che contenga bachi e malfunzionamenti; per la sua natura aperta, ha costi di licenza quasi nulli; non esistendo standard proprietari, le cui specifiche sono normalmente segrete, l’OS rende molto più facile costruire software interoperabile; le licenze OS offrono maggiori libertà in quanto non può essere posto alcun limite sul numero di copie installate di un prodotto OS; il prodotto può essere liberamente modificato (e a sua volta ridistribuito a chiunque) senza ulteriori limitazioni.
Prima di concludere ricordiamo che il nostro Parlamento è stato interessato dalla questione e in modo trasversale dalle parti politiche si è convenuto sull’importanza dell’open source.
Solo brevemente si citano alcuni risultati legislativi
  • la cosiddetta “Direttiva Stanca” con cui l’allora Ministro per l'Innovazione e le Tecnologie adottava la direttiva “Sviluppo ed utilizzazione dei programmi informatici da parte delle pubbliche amministrazioni” il cui contenuto veniva rielaborato nel D. Lgs. 82/05 (c.d. “Codice dell'amministrazione digitale”). Le Pubbliche Amministrazioni sono invitate all'acquisto di programmi informatici che privilegiano soluzioni che assicurino l'interoperabilità e la cooperazione applicativa tra i diversi sistemi informatici della Pubblica Amministrazione; a rendere i sistemi informatici non dipendenti da un unico fornitore o da un'unica tecnologia proprietaria; a garantire la disponibilità del codice sorgente per l'ispezione e la tracciabilità; ad esportare dati e documenti in più formati, di cui almeno uno di tipo aperto;
  • nel 2007 l’allora Ministero per le Riforme e le Innovazioni nella Pubblica Amministrazione (On. Luigi Nicolais) ha istituito la Commissione Nazionale per il software Open Source nella PA. Il decreto ministeriale istitutivo della Commissione (16 maggio 2007) ha definito tre obiettivi prioritari: un'analisi dello scenario europeo ed italiano del settore; la definizione di linee guida operative per supportare le Amministrazioni negli approvvigionamenti di software open source; un'analisi dell'approccio open source per favorire cooperazione applicativa, interoperabilità e riuso (per ulteriori informazioni si suggerisce anche il sito del Centro Nazionale per l’Informativa nella Pubblica Amministrazione – CNIPA http://www.cnipa.gov.it/).
Ad oggi si continua a studiare e lavorare per un software effettivamente libero ma non si tratta solo di tecnologia ma di una questione di libertà: ognuno deve essere libero di utilizzare il software in ogni modo che sia socialmente utile.

Si ringrazia il nostro consulente informatico Emilio Barchiesi e l’Avv. Francesca De Lorenzo per il prezioso apporto fornito.

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