Claudia Palladino

Claudia Palladino

Gentilissimi,

in merito ai problemi che ci state segnalando nelle ultime ore su POLIS - Istanze online in relazione alla schermata relativa alle G.A.E. e alla I fascia delle G.I., Vi rimettiamo un prototipo di istanza da adattare al Vostro caso specifico ed inoltrare presso le competenti sedi.

Ci riserviamo di apportare modifiche all'istanza anche a seguito di ulteriori delucidazioni che ci inoltrerete nei prossimi giorni.

Per maggiori delucidazioni di invitiamo alla riunione pubblica di Venerdì 19.04.2019 alle ore 15:30

Per il calendario completo delle riunioni cliccate qui

In merito allo scorrimento della graduatoria Allievi Agenti della Polizia di Stato, lo studio terrà una riunione al fine di rendervi edotti circa il prosieguo della vicenda, nonché delle azioni legali da Voi intraprese.

 L’incontro sarà, ovviamente, volto a fornirvi tutti gli opportuni chiarimenti e rispondere ad ogni Vostra domanda. 

L’incontro con l’Avvocato Michele Bonetti e con i suoi collaboratori si terrà il prossimo 13 maggio 2019, alle ore 18:00, presso lo studio legale sito in Via di S. Tommaso D’Aquino, 47 – 00136, Roma.

Gli Avvocati Michele Bonetti e Santi Delia, nonché l’Associazione ADIDA, in merito alla nota vicenda del diploma magistrale, comunicano che, nonostante la pronuncia da parte dell’Adunanza Plenaria, non ritengono processualmente chiusa la vicenda e hanno notificato e depositato in data 11.04.2019 un regolamento di giurisdizione.

Per gli Avvocati Bonetti e Delia le Sezioni Unite dovranno chiarire la corretta giurisdizione del Giudice Amministrativo sulla vicenda dell'impugnazione dei Decreti di aggiornamento delle G.A.E. da parte dei diplomati magistrale.
L’Adunanza Plenaria si pone in contrasto, difatti, con alcune pronunce sulla giurisdizione delle Sezioni Unite precedenti.
Difatti, durante la "prima Plenaria", il massimo organo del Consiglio di Stato rinviava più volte i procedimenti proprio in attesa della decisione sulla giurisdizione delle Sezioni Unite.
La riqualificazione, unitamente ad altre problematiche, degli atti impugnati da parte della "seconda Plenaria" fa si che sia necessario un ripensamento sul Giudice competente a decidere.
La scelta delle Sezioni Unite sulla qualificazione dei Decreti ministeriali di aggiornamento delle graduatorie, inaugurata all'esito di un ricorso preventivo di giurisdizione proposto nel lontano 2012 e confermata con diverse successive sentenze, difatti, sembra smentita dalla decisione delle Adunanze Plenarie del 2017 e 2019. Se così è, dunque, le stesse Sezioni Unite dovranno ripensare alla conferma o meno della giurisdizione in capo al G.A.
In poche e semplici parole, alla luce delle considerazioni della "seconda plenaria", sino ad oggi ha deciso un Giudice che non doveva decidere.


Al fine di meglio spiegare tale vicenda, nonché le ripercussioni sui contenziosi pendenti con il merito fissato o con meriti ancora da fissare di fronte al Giudice Amministrativo, invitiamo tutti i nostri assistiti alla prossima riunione che si terrà, presso i nostri studi legali di Roma e Messina.
Ecco il calendario delle riunioni nelle due sedi:
Roma - Via di San Tommaso d’Aquino,47, il giorno 13 aprile p.v. alle ore 15:00, ed alle prossime che si terranno nelle seguenti date : Venerdì 19.04.2019 alle ore 15:30; Lunedì 06.05.2019 alle ore 16:00; Sabato 18 maggio 2019 alle ore 15:00.
Messina - Via S. Agostino, 4 (Galleria Vittorio Emanuele), Sabato 13.04.2019 alle ore 10:00; Venerdì 19.04.2019 alle ore 15:30; Sabato 18 maggio 2019 alle ore 10:00.

Molti docenti hanno provveduto ad inoltrare al M.I.U.R. la domanda di riconoscimento del titolo di abilitazione all’insegnamento conseguito in Romania.

Dopo un perdurante silenzio, con nota n. 5636 del 2 aprile 2019, il M.I.U.R. ha provveduto a rigettare in modo collettivo tutte le istanze di riconoscimento della qualifica professionale di docente. L’Amministrazione non ha difatti fornito né una risposta a seguito di un’analisi individuale delle differenti posizioni, né ha provveduto all’analisi comparata dei percorsi formativi svolti.

A nostro avviso, tale nota è totalmente illegittima e lesiva delle posizioni dei docenti che hanno presentato, in qualunque data, domanda di riconoscimento del titolo conseguito in Romania.

Riteniamo, difatti, che il M.I.U.R. debba adempiere all’obbligo di effettuare una disamina puntuale di ciascuna singola richiesta inoltrata.

Per tali motivazioni vi è la possibilità, per tutti gli interessati, di aderire al ricorso collettivo volto all’impugnazione della nota n. 5636 del 2 aprile 2019. Specifichiamo, tuttavia, che per coloro che hanno ricevuto il RIGETTO INDIVIDUALE della propria istanza presentata al MIUR, sia necessario impugnare tali atti in via individuale. A tal fine, potete contattare in ogni momento lo studio in modo da discuterne personalmente.  

Avanzeremo anche un ricorso collettivo ad hoc per coloro che hanno conseguito in Romania la specializzazione sul sostegno. Gli interessanti dovranno comunque seguire le istruzioni riportate, ma provvedere alla compilazione di un distinto form e inserendo le diciture riferite al sostegno.

Per aderire all’azione sarà necessario seguire pedissequamente le istruzioni che seguono.

1.             Scaricare la procura allegata.

2.             Stampare due copie della procura, compilarle e firmarle entrambe in originale (la sottoscrizione deve essere apposta a penna).

3.             Effettuare il pagamento di euro 126,88 (comprensivi di oneri, IVA ecc) alle coordinate allegate. Tale somma include il ricorso avverso la nota e non i successivi ed eventuali motivi aggiunti necessari per l’impugnazione di ulteriori atti che verranno emessi dal MIUR. Per il sostegno, considerata la complessità della vicenda, effettuare il pagamento di € 253,76 (comprensivi di oneri, IVA ecc). Tale somma include il ricorso avverso la nota e non i successivi ed eventuali motivi aggiunti necessari per l’impugnazione di ulteriori atti che verranno emessi dal MIUR.

4.             Inoltrare, tramite raccomandata a.r. all’indirizzo Studio Legale Avv. Michele Bonetti & Partners, Via San Tommaso d’Aquino, 47 – 00136, Roma, i seguenti documenti:

- due procure in originale compilate e sottoscritte;

- copia del documento di identità;

- copia del bonifico effettuato alle coordinate allegate (nella causale del bonifico dovrete inserire il vostro nome, cognome e la dicitura “ricorso nota Romania” "ricorso nota Romania - sostegno"); nel bonifico specificare nome, cognome, codice fiscale del ricorrente).

Sulla busta deve essere apposta la scritta “Nota Romania” e ogni busta deve contenere una sola adesione.

5.             Inoltrare a mezzo e-mail all’indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. la scansione di TUTTI I DOCUMENTI INOLTRATI A MEZZO RACCOMANDATA A.R., inserendo nell’oggetto dell’e-mail il vostro nome, cognome e la dicitura “ricorso nota Romania”.

6.             Compilare (solo una volta e inserendo dati veritieri e verificati) il seguente FORM on line. Per il sostegno compilare il seguente FORM 

7.             Tutta la procedura deve essere effettuata entro e non oltre il giorno 24 maggio 2019 (data di ricezione della raccomandata a.r.).

Attenzione, la carenza della documentazione richiesta o l’inesattezza dei dati inseriti comporterà l’esclusione dal ricorso.

QUESTO STUDIO DECLINA OGNI RESPONSABILITÀ IN MERITO ALL’EVENTUALE MANCATO INSERIMENTO NEL RICORSO QUALORA LA DOCUMENTAZIONE NON DOVESSE GIUNGERE ENTRO I TERMINI STABILITI O NEL CASO IN CUI NON SIANO RISPETTATE LE PROCEDURE PREVISTE NELLA PRESENTE INFORMATIVA RISERVANDOSI L’ACCETTAZIONE DEI VOSTRI MANDATI.

Non riteniamo che vi saranno problemi per il raggiungimento del numero minimo di partecipanti alle azioni. In ogni caso è fissato il tetto minimo di 15 ricorrenti.

 

 

 

 

Importantissimo provvedimento del Tribunale di Perugia, in Sezione collegiale lavoro, che ha accolto il ricorso presentato daglia Avv.ti Bonetti e Delia sul tema della mobilità in ambito ospedaliero e ha permesso il riesame della valutazione di una candidata che era stata illegittimamente esclusa.

Nel caso in questione, la ricorrente poteva vantare una lunga esperienza nel settore medico, avendo conseguito la specializzazione, conseguito il dottorato e pubblicato numerosi scritti su riviste scientifiche ma secondo l’Azienda che aveva bandito la procedura di mobilità, all’esito del colloquio, la stessa non risultava comunque “idonea al fabbisogno aziendale”.

Nella fase cautelare monocratica, il Tribunale aveva rigettato il ricorso ritenendo che “il giudizio espresso dalla Commissione forma oggetto dell’esercizio di un’ampia discrezionalità tecnica non sindacabile se non in presenza di “un’evidente sviamento dell’esercizio della funzione” che, nella specie, non sarebbe stata rinvenuta.

Lo stesso, inoltre, aveva ritenuto caratterizzato da male fede il comportamento della ricorrente che, solo dopo l’espletamento del colloquio e l’esito negativo dello stesso, ha deciso di agire innanzi al G.O. per contestare le modalità con le quali il concorso veniva svolto. Su tale aspetto, il Tribunale in composizione collegiale, “ritiene innanzitutto, che non sia condivisibile l’attribuzione alla reclamante, contenuta nell’ordinanza definitoria della prima fase (ed anche nel precedente milanese richiamato), di un contegno connotato da violazione degli obblighi di buona fede e correttezza verso gli altri candidati e verso l’amministrazione. E’ vero che la ricorrente ha censurato il contenuto dell’avviso di mobilità solo dopo avere conosciuto l’esito sfavorevole della procedura, ma è anche vero che un’azione giudiziaria preventiva rivolta allo scopo di censurare la previsione del colloquio come uno degli strumenti di valutazione sarebbe stata inammissibile per carenza di interesse, perché la candidata potenziale ricorrente non poteva escludere di risultare destinataria della mobilità nonostante la prova in contestazione e tale aspetto, nell’ottica di una interpretazione coerente delle regole sostanziali e processuali dell’ordinamento, appare prevalente sulla clausola dell’ultimo articolo dell’avviso secondo cui la presentazione della domanda implica accettazione delle regole contenute nella lex specialis“.

Anche nel merito, secondo il Tribunale, è fondata la pretesa spiegata in base alla complessa tesi difensiva imbastita dal legale giacché la procedura seguita dalla Commissione è stata illegittima per omessa predeterminazione dei criteri di valutazione del colloquio e per omessa motivazione del giudizio di inidoneità. Ove, difatti, si ritenga che il colloquio orale sia uno strumento utile al fine di verificare i requisiti di competenza professionale richiesti, diviene obbligatorio per l’amministrazione determinare in maniera dettagliata i criteri di valutazione e di svolgimento. In particolare, il Tribunale ha così accolto le argomentazioni degli Avv.ti Bonetti e Delia con le quali si era sostenuto che sarebbe stato necessario stabilire a monte una griglia predeterminata di criteri valutativi utili ad attribuire un punteggio fra un minimo ed un massimo insieme alla valutazione dei titoli, giacché solo in tal caso si riuscirebbe ad ottenere la formulazione di un giudizio trasparente, motivato e sindacabile nei suoi presupposti.

Proprio il tema della motivazione è un altro argomento, sul quale il Tribunale di Perugia ha accolto le difese dell’Avv. Bonetti stante il fatto che, nel caso in oggetto, la ricorrente veniva esclusa senza che la stessa avesse avuto modo di conoscere il metro di giudizio che era stato applicato nei suoi confronti. “Va da sé”, conclude il Tribunale, “che un simile modo di procedere è illegittimo perché il colloquio orale può costituire uno strumento di verifica degli specifici requisiti di competenza professionale identificati dall’amministrazione a condizione che ne vengano determinati sia le modalità di svolgimento (il che è avvenuto con l’indicazione delle materie), ma anche di valutazione, stabilendo a monte una griglia predeterminata di criteri valutativi utili ad attribuire un punteggio fra un minimo ed un massimo e a determinare, in ponderato disposto con la valutazione dei titoli (come stabilito dalla lex specialis), la formulazione di un giudizio trasparente, motivato e sindacabile nei suoi presupposti sulla base dei principi generali che regolano le selezioni di tipo concorsuale e degli obblighi di correttezza e buona fede che il datore di lavoro pubblico deve osservare”.

Sulla base di tali premesse, e ove dunque il colloquio sia ancora a criteri di oggettività e serietà anche valutabili ex post dal Giudice, secondo il Tribunale, è legittima la scelta dell’Amministrazione di introdurre tale modalità di selezione unitamente a quella per la mera verifica dei titoli. Non è chiaro, tuttavia, se con tale decisioni il Tribunale vagli anche la concreta ipotesi di un colloquio utile non solo alla gradazione di punteggio ma persino in radice all’esclusione, categorica, di un partecipante dalla selezione. Se, difatti, nel primo caso non sembrano esservi ostacoli all’introduzione di tale strumento di selezione, molte più perplessità genera la seconda. Può difatti un dipendente della P.A. già selezionato all’esito di pubblico concorso e dopo aver superato il periodo di prova essere idoneo per esercitare le identiche mansioni pubbliche si in Umbria anziché in Sicilia?

A nostro modo di vedere, ed in linea con autorevole dottrina (tra gli altri Enrico Mastinu, “Il lavoro nelle pubbliche amministrazioni, numero 1/2018), no.

Secondo il collegio, viceversa, sembra (in quanto non pare chiaro se la scelta giudiziale si riferisca anche alla seconda delle ipotesi sopra delineate) che l’Amministrazione possa indagare sul possesso dei requisiti di competenza professionale che sono posti alla base della partecipazione alla procedura concorsuale, finanche nel senso di escludere la possibilità per un candidato di poter ottenere la mobilità nonostante l’inesistenza di altri pretendenti. In tal senso, ove questo fosse il senso, non possono che avanzarsi giustificate perplessità su tale capo di pronuncia, in quanto permettere ad un mero colloquio di valutare l’idoneità o meno di un candidato al fine della copertura di un posto di lavoro estremamente importante appare quantomeno discutibile. Sul punto, benché è opportuno affermare che si tratta di una questione sulla quale sussiste giurisprudenza discordante e vi sono provvedimenti in senso contrario, appare dubbio che un semplice colloquio possa sostituire l’esito del concorso pubblico.

Si tratta, in ogni caso per la complessità e vastità dei temi trattati, di un provvedimento estremamente importante, giacché, conclude l’Avv. Bonetti, “l’attribuzione di posti di lavoro in amministrazioni pubbliche, e specialmente in ambito ospedaliero, devono sempre rispettare determinati criteri e permettere che la procedura concorsuale si svolga nel modo più regolare e trasparente possibile”.

Il TAR del Lazio ha disposto, con un provvedimento d’urgenza, l’immatricolazione di uno studente a cui era stato negato il nullaosta per il trasferimento al terzo anno del corso di laurea in Medicina e Chirurgia.

Nel caso di specie l’Università dell’Aquila aveva predisposto un bando di trasferimento con la previsione di un test restrittivo per le domande di accesso al terzo anno; lo studente ho quindi agito contro il rigetto della sua domanda di trasferimento ed ha ottenuto così, tramite il recentissimo pronunciamento del Giudice Amministrativo, l’iscrizione al terzo anno di Medicina.

Il Tribunale Amministrativo di Roma ha concesso sin da subito la massima tutela offerta dall’ordinamento in termini d’urgenza, consentendo così in tempi brevissimi di giungere all’idonea tutela dell’interesse del ricorrente.

Oltre la particolarità del caso, non mancano nel provvedimento i riferimenti ai precedenti del nostro Studio Legale sui trasferimenti e passaggi di corso a Medicina ed Odontoiatria. Viene dunque ad essere rimarcata in maniera decisa l’illegittimità dei comportamenti degli Atenei che impongono ulteriori restrizioni agli accessi ai corsi a numero programmato.

Il Consiglio di Stato si è pronunciato, accogliendo l’azione patrocinata dal nostro studio, sulla questione della decadenza dalla carriera universitaria di una studentessa consentendole la prosecuzione del proprio percorso accademico.

L’Ateneo in questione, in maniera del tutto errata, prevedeva difatti che la studentessa fosse incorsa nella  decadenza  dalla qualità di studente ai sensi dell’art. 149 del T.U. 1933/1592, dall’anno accademico 2009/10, poiché  tra il sostenimento di due esami di profitto intercorrevano più di otto  anni.

Tuttavia, con pronuncia del Consiglio di Stato, la studentessa ha visto riconosciuto il diritto alla prosecuzione della propria carriera universitaria. In particolare, il massimo organo della giustizia amministrativa ha fondato le proprie ragioni sulla base del principio del legittimo affidamento in base al quale “ la  Pubblica Amministrazione nel rispetto dei principi fondamentali fissati dall’art. 97 della Costituzione, è tenuta ad improntare la sua azione non solo agli specifici principi di legalità, imparzialità e buon andamento, ma anche al principio generale di comportamento secondo buona fede, cui corrisponde l’onere di sopportare le conseguenze sfavorevoli del proprio comportamento che abbia ingenerato nel cittadino incolpevole un legittimo affidamento”.

Nel caso di specie l’Università, dapprima,  permetteva alla studentessa di prenotare e sostenere  regolarmente gli esami universitari, nonché partecipare attivamente alla proprio corso di laurea e successivamente le comunicava l’intervenuta decadenza, violando di fatto il principio del legittimo affidamento.

Trattasi di una importante pronuncia volta a consentire agli studenti la possibilità di non interrompere il proprio percorso accademico.

Il parere è consultabile al seguente link: https://www.giustizia-amministrativa.it/portale/pages/istituzionale/visualizza?nodeRef=&schema=consul&nrg=201701067&nomeFile=201801591_27.html&subDir=Provvedimenti

                

È di poche ore fa la decisione del Consiglio di Stato che, con un decreto monocratico presidenziale a firma del Dott. Sergio Santoro, in accoglimento del ricorso in appello proposto dall’Avv. Alfonso Amoroso, ha disposto che venga “urgentemente assegnato in deroga, per il massimo delle ore consentite per finalità di sostegno […] un assistente educativo e culturale […] così come richiesto nella esibita certificazione, al fine di garantire all’alunno con disabilità il diritto allo studio e alla partecipazione a tutte le attività scolastiche”.
Il ricorso in parola è stato proposto per l’annullamento degli atti che avevano determinato la diminuzione delle ore di sostegno e di assistenza educativa per un bambino affetto da autismo, pregiudicando gravemente la possibilità per l’alunno di integrarsi nelle attività didattiche e formative.
La pronuncia del Consiglio di Stato è di grande rilevanza in quanto afferma l’importanza del “sostegno” per gli studenti affetti da disabilità, che funge da ponte tra il bambino e la collettività degli studenti.
L’insegnante di sostegno, diversamente dalla curriculare, media i rapporti tra tutte le figure che ruotano intorno all’alunno in una logica di rete (insegnanti di classe, ASL, dirigente scolastico, educatori, genitori, enti locali) al fine di accompagnare il progetto di vita dello studente e facilitare i processi di integrazione e realizzazione di obiettivi mirati.
La programmazione didattica predisposta dall’insegnante di sostegno, dunque, seppur strettamente legata a quella delle singole discipline cui provvede l’insegnante curriculare, è completamente diversa ed ispirata a criteri che esulano dalle sole finalità didattiche e centrata più sulle necessità specifiche dello studente.
In relazione al provvedimento in questione non mancano i commenti delle diverse associazioni del settore tra cui la ONLUS “Le Ali dei Pesci” che accoglie con entusiasmo ed ottimismo la decisione del Consiglio di Stato: “La Giustizia Amministrativa, ed in particolare il Consiglio di Stato, ancora una volta ha dimostrato di essere sensibile alle tematiche sociali più delicate. Siamo contenti che il bambino in questione possa ritrovare il giusto supporto, sia qualitativo che quantitativo, alla propria attività scolastica”.

Il Consiglio di Stato ha confermato la propria linea sui concorsi riservati.

Anche per quello su Primaria e Infanzia, come per quello sulla Secondaria, sarà la Corte Costituzionale a dire chi, tra gli esclusi, vi potrà partecipare e, ancora più a monte, se è legittimo o meno il sistema.

Prima di tale pronuncia, così come deciso per il concorso riservato della secondaria, non vi saranno ammissioni con riserva volte alla mera partecipazione.

Questa l’analisi, crediamo lucida e squisitamente giuridica, sul contenzioso relativo al concorso straordinario riservato ai possessori di diploma magistrale e laurea in Sfp con almeno 2 anni di servizio negli ultimi 8.

Ieri sono stati trattati, in una fase meramente cautelare e di urgenza, i primi appelli sul tema e, obiettivamente, in forza di una giurisprudenza ormai consolidata sul Fit della secondaria secondo cui occorre attendere l’esito della Consulta prima di consentire o meno l’ammissione con riserva delle varie categorie escluse, l’esito appare scontato, quasi obbligato.

Che difatti, si dovesse necessariamente passare per il vaglio della Corte Costituzionale, questa difesa, che sul precedente concorso straordinario ha per primo sollevato la questione, lo aveva chiarito e ribadito con forza a tutti i nostri insegnanti proprio per far comprendere la differenza rispetto all'impugnazione, ordinaria, di un bando le cui categorie ammesse erano scelte dal Ministero.

Pur comprendendo che, a seguito della vicenda della Plenaria e delle G.A.E. nonchè delle promesse elettorali su una sanatoria generalizzata di tutti i Diplomati magistrale, anche al fine di mettere ordine nelle proprie vite e nelle proprie famiglie, tutti si aspettino una risposta immediata e chiara (ad esempio i titolari di due anni di servizio in paritaria potranno partecipare o no?), in un'analisi lucida che va al di là della passione e del volto umano di questa incredibile vicenda, quella del Consiglio di Stato è la risposta più razionale che ci si poteva attendere (almeno) in questa fase d'urgenza. Serviva averne certezza per programmare le prossime mosse processuali e tale certezza è giunta.

Con una decisione della Corte Costituzionale su temi largamente coincidenti, fissata per il 7 maggio (che per la giustizia non solo italiana ma europea ed universale è come dire "domani"), con una giurisprudenza cautelare che ha già detto che nelle more della decisione della Consulta sulla legittimità della norma che ha indetto un concorso non possono consentirsi ammissioni con riserva, quella del Consiglio di Stato, non toglie affatto speranza a chi è escluso di partecipare, ma chiede solo di attendere qualche mese.

Un'attesa, peraltro, che a differenza del concorso riservato per la secondaria ove a fronte di classi di concorso con pochissimi candidati vi è stato il rischio di vedere esaurire le sessioni di prova orale con inevitabile allungamento dei tempi per la ripetizione di sessioni suppletive, per la primaria e infanzia, ove le prove orali andranno avanti per molto tempo, non sembra decisivamente pregiudizievole.

A differenza dell'iniziale posizione sul concorso straordinario per la scuola secondaria ove lo stesso Consiglio di Stato aveva ritenuto di ammettere, sin dalla fase cautelare, alle prove orali i ricorrenti, e da ciò la necessità di sollevare questione di costituzionalità sin dalla fase cautelare di urgenza, qui, proprio in virtù dei successivi eventi, la rimessione (che auspichiamo) dovrà naturalmente passare dalla fase di merito.

Se così è, dunque, nella nostra strategia processuale a Vostro favore, appare corretto attendere l'esito delle attese pronunce della Corte sui concorsi riservati (sui dirigenti scolastici già ad aprile e sul FIT, come detto, a maggio), prima di sollevare una nuova questione sul concorso per infanzia e primaria.

La pronuncia della Corte, peraltro, anche in ipotesi (evidentemente non auspicata e che qui poniamo per malaugurata ipotesi per farvi comprendere i successivi passi) di rigetto, potrà appunto fornire spunti per indirizzare, in maniera evidentemente diversa da quanto sin'ora impostato, la nuova questione da rimettere ed evitare un nuovo rigetto. La Corte, difatti, decide attenendosi strettamente alla questione rimessa dal Giudice (in questo caso dal Consiglio di Stato). Oggi appare scontato che una rimessione toccherebbe gli stessi temi del FIT [ed i provvedimenti di ieri, appunto, lo lasciano intendere riferendosi ai "casi analoghi (cfr. ordinanza n. 4589/18)], mentre invece la pubblicazione delle decisioni della Corte di cui sopra, potrebbe offrire altre vie.

Rispetto al FIT, inoltre, altre vie per alcune categorie di soggetti esclusi, appaino naturali stante la loro peculiarità. Prima di tutto, però, la Corte, ed il Consiglio di Stato, dovranno decidere (la prima) e leggere (il secondo) se è legittima o meno la possibilità di indire concorsi straordinari riservati e non selettivi: una volta deciso questo, si valuterà chi può partecipare e chi no.

Cosa succederà e quali potrebbero essere i nuovi risvolti?

Chiederemo al Consiglio di Stato, sugli appelli che proporremo avverso le sentenze, di fissare il merito immediatamente dopo le pronunce della Corte attese per maggio. Prima della chiusura delle attività didattiche, dunque, potremmo avere un'udienza in cui il Consiglio di Stato deciderà sulla questione di costituzionalità prospettata e sulle peculiarità delle varie categorie.

E' chiaro, peraltro, che se sul concorso riservato della scuola secondaria vi erano differenze tra la categoria dei dottori di ricerca (su cui il Consiglio di Stato ha rimesso la questione) e gli abilitati all'estero o gli specializzandi sostegno (solo per fare un esempio), qui ve ne sono tra chi ha i due anni in paritaria, chi in comunale, chi su religione, chi ha il requisito completando l'anno in corso.

E' scontato, quindi, ritenendo tutt'oggi forti i nostri argomenti che invitiamo tutti ad aderire agli appelli tempestivamente.

Non è corretto, al contrario, oggi, pensare che siamo innanzi ad una chiusura totale da parte del Consiglio di Stato (ed anche il TAR su alcune categorie sta valutando la rimessione). Appare, invece, obiettivo pensare che la partita finale si giocherà tra qualche mese e che, oggi, anche in ipotesi di accoglimento cautelare, la mera concessa partecipazione non avrebbe comunque consentito l'eventuale stipula del contratto dalla "graduatoria del riservato" giacchè lo stesso Consiglio di Stato, sul FIT, ha comunque imposto l'attesa del giudizio della Consulta.

60.000 candidati per 967 posti che l’INPS ha già dichiarato di voler allargare a 4500 entro l’anno.

Secondo il T.A.R. Lazio e il Consiglio di Stato almeno 3 dei quesiti somministrati alla seconda e terza prova sono errati e in centinaia sono tornati a sperare di poter ottenere il posto fisso.

Abbiamo sostenuto, vincendo, che i quesiti sull’in house, sul codice di comportamento ed un terzo riguardante i reati dei pubblici ufficiali fossero illegittimi.

Se per quello sull’in house veniva in rilievo la questione dei complessi ragionamenti giuridici sulla natura della società stessa, il quesito sul codice di comportamento secondo il Tar Lazio “non era senz’altro formulato in modo tale da far emergere, con chiarezza e precisione, quale fosse l’organo chiamato in via generale o comunque principale ad esercitare una simile competenza nella direzione sopra indicata

Con queste pronunce il numero di domande che, negli ultimi due concorsi dell’INPS, la giustizia amministrativa, accogliendo i nostri ricorsi, ha censurato sale a CINQUE.

“Quelle ottenute oggi sono pronunce fondamentali e che confermano come il sistema di selezione sia palesemente lacunoso” commentano a caldo gli Avv. Bonetti e Delia.

“A nostro parere, non è concepibile che il futuro di studio o lavorativo di un cittadino debba essere deciso da un quiz erroneamente formulato senza che nessuno si curi di capirne le motivazioni”.

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