Claudia Palladino

Claudia Palladino

Il Consiglio di Stato si esprime in data 5 agosto 2020 sulla clausola escludente per mancata conferma di interesse nelle graduatorie dei concorsi universitari a numero chiuso.
Il Ministero dell’Università, da alcuni anni, aveva introdotto nel bando per l’accesso alla facoltà a numero chiuso, quali Medicina, Odontoiatria, Veterinaria ecc., una norma che impone ai candidati di effettuare una periodica conferma di interesse alla permanenza nella relativa graduatoria: la conseguenza della mancata apposizione del “click” nel giorno prestabilito comporterebbe, sempre secondo il MIUR, la decadenza definitiva e l’esclusione dagli scorrimenti e ripescaggi.
L’UDU - Unione degli Universitari, sin da subito, aveva percepito la portata di tale previsione e le possibili conseguenze lesive per i candidati, soprattutto se si considera che gli scorrimenti possono proseguire per anni e non vi era, almeno inizialmente, alcuna “valvola” di garanzia per candidati che incolpevolmente non avessero potuto eseguire l’adempimento richiesto.
Sulla scorta di tali necessità, all’interno del bando per i test dell’anno 2019/2020 è stata inserita un’ulteriore norma che disciplina, per l’appunto, i casi di decadenza per mancata apposizione della conferma di interesse, nei casi di grave impedimento per motivi eccezionali o di salute.
Il Supremo Organo della Giustizia Amministrativa, nell’ottica massimamente garantista che più volte ha dimostrato nei confronti dei giovani studenti, ha pubblicato un’Ordinanza cautelare ove ha ribadito che la formalità imposta dal MIUR sulla conferma di interesse non può superare le motivazioni di salute dedotte dal candidato e che gli hanno impedito di eseguire la predetta conferma.
Il Consiglio di Stato, Sesta Sezione, dispone nel merito della vicenda in esame “Considerato che il bando relativo alle modalità di ammissione a.a. 2019-20 ai Corsi di laurea Magistrale a ciclo unico in Medicina e chirurgia approvato con D.R. n. 1974 dell’Università La Sapienza, ammette la giustificazione della mancata conferma, tra l’altro, per infortunio e/o malattia tale da aver determinato per il candidato l'impossibilità di procedere con la manifestazione dell'interesse entro i termini precedentemente esplicitati, purché risulti da certificazione medica rilasciata dal medico di base o dalla ASL territorialmente competente o da strutture sanitarie locali o da Enti e professionisti accreditati con il S.S.R. ed attesti la presenza di un infortunio e/o malattia con effetto temporaneamente inabilitante; Rilevato che la certificazione medica esibita dall’interessato rientra esattamente nell’ipotesi di cui al bando cit., con conseguente fondatezza dell’istanza di reinserimento in graduatoria; Considerato che, a fronte degli scorrimenti in atto e del punteggio predetto, sussistono i presupposti per l’accoglimento della domanda cautelare”.
La conseguenza è l’accoglimento del ricorso con conseguente immediato reinserimento del ricorrente nella graduatoria da cui era stato illegittimamente escluso.
La pronuncia appena esaminata pone un interessante spunto di riflessione: secondo la Giurisprudenza amministrativa che si sta formando sul tema, si deve ritenere che le motivazioni mediche certificate da strutture e professionisti accreditati addotte dai ricorrenti siano insindacabili nel merito da parte dell’Amministrazione, la quale deve procedere in tempi rapidi ad ammettere i candidati nella graduatoria, senza che ciò possa costituire un’illegittima preclusione dei diritti allo studio e alla formazione degli aspiranti studenti.
Secondo l’Avv. Michele Bonetti, founder dello Studio Legale Bonetti&Delia patrocinatore del ricorso, “la statuizione del Consiglio di Stato è più che giusta e legittima, dal momento che l’allegazione da parte del ricorrente di documentazione medica a supporto delle motivazioni sarebbe idonea al reinserimento in graduatoria, risultando illegittimo l’eventuale silenzio o rifiuto amministrativo”.
Non può non rilevarsi, infine, come nel prossimo concorso bandito con recente decreto ministeriale, il Ministero dell’Università stesso abbia deciso di eliminare la norma che garantisce il reinserimento in graduatoria a causa di eventi eccezionali. Difatti, non senza tratti di contraddizione e da valutare nelle opportune sedi, gli Uffici ministeriali hanno deciso di demandare tali fasi procedimentali sulla conferma di interesse ai TAR e al Consiglio di Stato, “imponendo” ai candidati di ricorrere ogni volta in giudizio per far valere le proprie ragioni nei confronti della comminata decadenza, anche quando si versi in casistiche medicalmente accertabili e riscontrabili in via stragiudiziale.

All’esito della camera di consiglio del 4 agosto 2020, il TAR del Lazio, confermando un precedente decreto reso dal Presidente della Sezione, ha accolto un nostro ricorso, ammettendo una ricorrente alle prove del Concorso Scuola 2020 finalizzato al reclutamento del personale docente nella scuola secondaria.

Già attraverso il primo decreto monocratico alla ricorrente veniva consentito di inoltrare la domanda tramite la piattaforma istituzionale di Istanze Online, mentre ora, mediante il provvedimento reso in data odierna, la ricorrente potrà partecipare alle prove.

In materia di concorso scuola 2020 si tratta di un primo pronunciamento da parte del TAR del Lazio – commenta l’avv. Michele Bonetti, founder dello studio legale Bonetti & Delia – e reso su un procedimento peculiare, tuttavia riveste primaria importanza, in quanto garantisce il rispetto del favor partecipationis, principio che dovrebbe guidare sempre l’Amministrazione nella gestione delle procedure concorsuali, anche al fine di poter assumere i candidati maggiormente preparati”.

Le adesioni per il ricorso volto ad ottenere la partecipazione ai vari concorsi della scuola sono ancora aperte, cliccate qui per maggiori informazioni.

Il Consiglio di Stato, con l’ordinanza n. 4693 del 2020 (e con altre innumerevoli ordinanze rese su identica fattispecie) ha accolto i ricorsi degli Avv.ti Michele Bonetti e Santi Delia, dando vita ad un importante precedente che, non soltanto consentirà a tanti giovani medici la possibilità di immatricolarsi presso le ambite Scuole di Specializzazione, ma che certamente rappresenta un monito nei confronti del Ministero ed un’importante segnale per tutti i giovani medici che, a partire dalla seconda metà di settembre, svolgeranno gli esami per l’accesso alle Scuole di Specializzazione.

I due legali, fondatori dello Studio legali Bonetti & Delia, sin dalla fine del 2016, hanno denunciato l’illegittimo operato del Ministero nella gestione dei posti vacanti e delle borse perse o bruciate su cui, anno dopo anno, le soluzioni adottate dal Ministero sono sempre state fallimentari.

A differenza di quanto vuole far credere il Ministero, difatti, “nella normativa vigente non si ravvisa alcun divieto specifico d’assegnare borse non “intonse”, né tampoco l’inutilizzabilità di quelle parzialmente ottenute, al più essendo compito della P.A. di recuperare dal rinunciatario, che goda per effetto del trasferimento d’una borsa intera, la parte della borsa primigenia eventualmente ottenuta nella prima sede assegnatagli”. Anche con riguardo all’entità della borsa, “sel contemperamento dei contrapposti interessi, l’ammontare della borsa residua deve poter assicurare il dignitoso sostentamento del medico specializzando, ma non può esser a priori non utilizzata se ciò può comunque servire ad un’ulteriore specializzazione”.

Grazie alla meticolosa istruttoria svolta dai legali, i quali sono riusciti ad individuare ben 440 posti disponibili nei vari Atenei italiani, il Consiglio di Stato ha rilevato che sono stati forniti elementi di fatto in relazione alla esistenza di borse inoptate o parzialmente utilizzate e, per tali ragioni, ha accolto i numerosi appelli dello Studio legale degli Avv.ti Michele Bonetti e Santi Delia.

Il diploma di maturità magistrale conseguito prima dell’a.s. 2001/2002, pur avendo ottenuto il riconoscimento formale di titolo abilitante e valido per l’insegnamento nella scuola dell’infanzia e nella scuola primaria, ad oggi non viene ancora equiparato in termini di punteggio all’ulteriore titolo abilitante per le medesime classi di insegnamento, ovvero la laurea in SFP.

La differenza di punteggio tra i due titoli - la cui valenza è stata ormai parificata - nelle graduatorie di istituto, nelle GAE, nelle nuove GPS e nelle graduatorie di merito, è abissale e totalmente illegittima.

Agli insegnanti in possesso di diploma di maturità magistrale, difatti, deve essere riconosciuto il punteggio aggiuntivo di 42 punti al fine di ottenere, finalmente, una completa equiparazione.

Lo studio legale Avv.ti Michele Bonetti e Santi Delia, si è già occupato della questione in modo vittorioso (per visionare il provvedimento cliccare qui) e avvierà uno specifico ricorso.

Per effettuare la preadesione al ricorso Vi chiediamo di compilare il form online al link https://forms.gle/saMPJ83Ub7jd8ccq6 attraverso il quale riceverete le opportune comunicazioni non appena saranno avviate le formali adesioni al ricorso.

Il Consiglio di Stato si è pronunciato sui ricorsi incardinati dagli Avv.ti Michele Bonetti e Santi Delia, i quali, ormai da anni, censurano, non soltanto le modalità di svolgimento dei test ad accesso programmato (nel caso oggi rappresentato relativo ai Corsi di Laurea di Medicina e Chirurgia) e la manifesta irrazionalità nella scelta dei quesiti da parte del Ministero, ma anche tutti gli aspetti relativi alla disponibilità dei posti messi a bando anno dopo anno.

Il Supremo Organo di Giustizia Amministrativa ha accolto gli appelli evidenziando che,  come accaduto lo scorso anno, il Ministero deve procedere ad assegnare gli oltre 1300 posti banditi in più nel nuovo anno accademico ai ricorrenti vittoriosi. Si è rivelata decisiva, dunque, la vittoria che, anche lo scorso anno, aveva visto lo studio Bonetti & Delia giungere per primo all’accoglimento. Secondo il Consiglio di Stato, “sussiste il lamentato danno in capo all’appellante, sì da suggerire la necessità che il Ministero, anche alla luce della proficua ed operosa esperienza maturata alla luce dei decisa cautelari della Sezione in analoga vicenda per il precedente anno accademico, accerti e proceda allo scorrimento della graduatoria unica nazionale, a favore dei candidati”.

Il Consiglio di Stato, per ciò che concerne la precedente giurisprudenza, oltre a contestare la legittimità di alcuni quesiti rilevava che “l’oggetto del giudizio s’incentra sulla legittimità – sub specie della ragionevolezza ed adeguatezza – del procedimento relativo alla programmazione complessiva dei posti effettivamente disponibili ai corsi di laurea in Medicina e Chirurgia e Odontoiatria e Protesi dentaria”, contestando l’operato dell’Amministrazione sul numero dei posti banditi, scelta che si è rilevata scellerata, negli anni, in considerazione anche che a causa dell’emergenza “Coronavirus” è emersa una palese carenza di medici e personale sanitario in genere.

Già per i test ad accesso programmato relativi all’anno accademico 2020-21, il Ministero, nelle scorse settimane, ha deciso di implementare i posti disponibili per i Corsi di Laurea ad Accesso programmato e, questa scelta, non può che confermare le doglianze rappresentate dai legali Bonetti e Delia e di quanto lamentato dai ricorrenti, oggi vittoriosi.

Il ricorrente si rivolgeva al Tribunale di Roma al fine di ottenere la disapplicazione della determina, di Roma Capitale, mediante cui si comunicava il diniego di voltura del contratto di locazione relativo ad immobile gestito a titolo di Edilizia Residenziale Pubblica sito in Roma.

Roma Capitale sosteneva che il diritto al subentro potesse essere riconosciuto solo ai soggetti specificatamente individuati dalla legge ovverosia, ai sensi dell’art. 12 legge regionale n. 12/1999, a tutti i membri del nucleo familiare assegnatario originario o a coloro che sono entrati a far parte del nucleo familiare. A detta dell’Amministrazione il ricorrente non aveva mai fatto parte del nucleo familiare originariamente assegnatario né del nucleo familiare ampliato.

Il ricorrente non solo depositava documentazione da cui si evinceva che nell’arco del tempo aveva volturato tutte le utenze dell’immobile a suo nome e che aveva ripetutamente tentato di avere un contatto con gli uffici di Roma Capitale, formulando inoltre istanze istruttorie al fine di dimostrare la sua appartenenza al nucleo assegnatario originario del proprio parente.

A seguito di istruttoria, il Tribunale di Roma accoglieva la domanda del cittadino rilevando non solo che questi apparteneva sin dall’inizio al nucleo familiare del nonno, deceduto, ma che si era attivato in maniera diligente nei confronti degli uffici comunali, che non prestavano alcun riscontro alle ripetute richieste. “Il Tribunale di Roma ci ha permesso di provare non solo che in capo al ricorrente sussistevano tutti i requisiti di legge, ma che questi si era ripetutamente reso parte diligente nei confronti dell’Amministrazione pagando il canone di locazione e comunicando l’appartenenza al nucleo familiare e la permanenza nell’immobile” – dichiara il patrocinatore del ricorso Avv. Michele Bonetti con l’Avv. Silvia Antonellis, che continua – “dal canto suo l’Amministrazione mai ha effettuato alcuna contestazione all’inquilino salvo poi chiedere il rilascio dell’immobile. Il diritto all’alloggio o meglio il diritto all’abitazione, nonostante sia un tema ricorrente non è mai stato affrontato in maniera adeguata ed oggi coinvolge un gran numero di cittadini che necessiterebbero di un riscontro satisfattivo senza rivolgersi ai Tribunali, che non sempre riescono a rendere giustizia a tutte le singole situazioni”.

Veniva così disapplicata l’atto amministrativo comunale e sancito il diritto di voltura del ricorrente.

Il T.A.R. Lazio, con provvedimenti del 4 e 5 agosto 2020, ha accolto i ricorsi proposti dagli Avvocati Michele Bonetti e Santi Delia e consentito ai corsisti di Medicina generale di partecipare al prossimo concorso per l’accesso alle specializzazioni mediche.

Si tratta della prima vittoria riguardante i frequentanti il II e III anno dei corsi di Medicina generale che, a differenza di quelli che si accingono ad entrare al primo anno e il cui corso inizierà solo il 26 settembre 2020, pacificamente non avrebbero potuto partecipare al concorso.

Le Regioni Lazio e Lombardia, in particolare, unitamente a pressochè tutte le altre Regioni con comunicazioni informali diramate ai vincitori dell’ultimo concorso di Medicina generale, avevano difatti aperto alla possibilità che i loro vincitori, in quanto non ancora iscritti, potessero partecipare alle prove del concorso di specializzazione.

Il problema più importante, tuttavia, si poneva per i corsisti del secondo e terzo anno che, sulla base del nuovo Regolamento, sono esclusi.

Ma perché tale preclusione?

La fonte è da rintracciare nel nuovo Regolamento per l’accesso alle Scuole di Specializzazione che, rispolverando un comma di una Legge finanziaria vecchia di 19 anni, escludeva dalla partecipazione ai prossimi concorsi per l’accesso alle specializzazioni mediche, appunto, i corsisti di medicina generale.

Chi è iscritto al corso di formazione triennale di Medicina generale, senza tale vittoria che al momento è riservata ai soli ricorrenti del nostro studio, non potrà, dunque, come avveniva in passato, partecipare alla prova e, solo in caso di ammissione, valutare se abbandonare definitivamente il corso seguito di MMG per optare per quello di SSM, ma dovrà rinunciarvi preventivamente, con il rischio di perdere quanto sin ora fatto a MMG e di non ottenere l’auspicato accesso.

“Si tratta“, commentano gli Avv. Michele Bonetti e Santi Delia, founders dello Studio Bonetti & Delia che per primi hanno ottenuto il provvedimento a livello nazionale per i corsisti di anni successivi al primo, “di un provvedimento importante che, pur se ancora emesso in fase cautelare, apre alla possibilità di un intervento normativo o di revisione regolamentare in corsa che eviti l’applicazione di una previsione barbara che mortifica il merito dei candidati e le legittime aspirazioni professionali e di sviluppo di carriera”.

È ancora possibile agire avverso tale previsione del bando, ricorrendo entro 60 giorni dalla pubblicazione del bando.

Consigliamo, comunque, a che intenda aderire di presentare la domanda di partecipazione al concorso in forma cartacea con i moduli che invieremo agli interessati.

Per aderire ai ricorsi collettivi ed individuali clicca QUI

Per ulteriori informazioni scrivi a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

Bonetti & Delia hanno assistito l’Università Magna Graecia di Catanzaro nell’ampio contenzioso generatosi a seguito del temporaneo mancato accreditamento di alcune scuole di specializzazione di medicina.

Secondo il Tribunale di Catanzaro, in composizione collegiale, con ordinanza del 30 luglio 2020, non esisterebbe un diritto ad ottenere il trasferimento nell’ipotesi di mancato accreditamento della scuola, giacchè i corsi erogati dall’Università rimangono validi. Evidenziando la persistente compatibilità comunitaria della formazione in ipotesi di temporaneo mancato accreditamento della scuola, parimenti superati sono stati i nuovi motivi di reclamo fondati sulla compatibilità comunitaria della lettura offerta dal primo giudice. “Proprio le norme europee confermano che sia rimessa allo Stato il compito di assicurare quei criteri minimi di una formazione “euro-unitariamente compatibile” ed in grado di fornire un titolo idoneo a circolare. La formazione, infatti, “si effettua in posti di formazione specifici riconosciuti dalle autorità competenti”, tra i quali rientra l’Umg per tutti gli specializzandi che hanno già avuto accesso.

Peraltro, l’art. 24 evocato dalla parte conferma, a sua volta, come l’adempimento contrattuale possa farsi coincidere con il rilascio del titolo finale, prevedendo testualmente che “la formazione permette il conseguimento di un diploma, certificato o altro titolo di medico specialista”. Anche nell’ottica sovranazionale, dunque, la formazione si ricava dall’ottenimento del diploma che la attesta e la garantisce, secondo quell’ottica “circolare” che il precedente giudicante ha richiamato”.

Il Tribunale, inoltre, ha riconosciuto meritevole di considerazione lo specifico interesse dell’ateneo alla formazione degli specializzandi in un contesto peculiare come la Regione Calabria ove quella di Umg è l’unica scuola di medicina del territorio. “Bisogna, altresì, considerare l’interesse dell’Ateneo ad evitare la perdita di specializzandi, il nocumento alla programmazione nazionale dei posti per l’accesso dei medici alla specializzazione e il disequilibrio nel fabbisogno della Regione Calabria dei medici specialisti da formare per l’anno accademico di riferimento, i quali evidentemente hanno orientato la scelta legislativa di mantenere fermi i cicli di formazioni già iniziati sulla scorta di un precedente positivo accreditamento”.

Gli specializzandi avevano dapprima adito il Tar Calabria (sentenze nn. 1784/19 e da 1793 a 1798 del 2019 e n. 1902/19) e poi il Consiglio di Stato (sentenze nn. 1002 e 1003/2020) chiedendo la concessione del trasferimento ma entrambi i Giudici amministrativi dichiaravano il difetto di giurisdizione a favore del giudice ordinario che ha, da ultimo, concluso la fase cautelare del contenzioso.

Continua a far discutere il concorso per l’assunzione dei DSGA anche all’esito delle prove scritte ed orali che in alcune Regioni si è già concluso. Sicilia, Sardegna e Lombardia, difatti, hanno già concluso le prove e pubblicato le graduatorie.

Al contrario di quanto previsto nel precedente concorsone tenutosi nel 2016, dove successivamente all’accoglimento dei nostri contenziosi ed alla modifica normativa tale clausola è stata modificata, gli idonei al concorso dopo aver superato fruttuosamente le prove preselettive, scritte e le prove orali non sono stati inseriti in alcuna graduatoria e spesso, per poter conoscere la propria posizione ed il proprio punteggio, hanno dovuto presentare formale istanza di accesso agli atti alle competenti amministrazioni.

Il motivo di tale assurdo trattamento che pone gli idonei sullo stesso livello di chi non ha superato neanche la prima fase concorsuale, è la previsione dell’art. 9 del bando secondo cui “All’esito delle procedure concorsuali i candidati sono collocati in una graduatoria regionale di merito, composta da un numero di soggetti pari, al massimo, ai posti messi a concorso regionalmente, il cui numero è determinato dal bando di cui all’articolo 10, compresa una quota di idonei pari al 20 per cento dei posti messi a bando per la singola regione, con arrotondamento all’unità superiore. I posti eventualmente residui sono messi a bando nella procedura concorsuale successiva.”

Tale clausola impedisce agli idonei al concorso di poter sperare di essere assunti nel triennio di validità della graduatoria di merito nel caso si rendano disponibili posti ulteriori rispetto a quelli banditi.

Il TAR del Lazio, in passato, come detto, ha deciso su alcuni “ricorsi pilota” patrocinati dagli Avv.ti Michele Bonetti e Santi Delia, ha accolto le doglianze dei ricorrenti disponendo lo scorrimento della graduatoria tra gli idonei.

Il bando, difatti, non tiene conto della sopravvenuta modifica normativa di cui alla L. 27 dicembre 2017, n. 205, che ha disposto (con l’art. 1, comma 604) che “Sino al termine di validita’, le graduatorie di tutti i gradi di istruzione e di tutte le tipologie di posto sono utili per le immissioni in ruolo anche in deroga al limite percentuale di cui all’articolo 400, comma 15, del testo unico delle disposizioni legislative vigenti in materia di istruzione, relative alle scuole di ogni ordine e grado, di cui al decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, limitatamente a coloro che hanno raggiunto il punteggio minimo previsto dal bando, fermo restando il diritto all’immissione in ruolo per i vincitori del concorso“.

Più complesso, ma comunque attuabile, è il percorso che porta all’utilizzo delle graduatorie di idonei anche per altre Regioni come già avvenuto con il D.M. 496/16 su cui, peraltro, abbiamo vinto su altri profili.

Per questi motivi, avanzeremo ricorso per la tutela degli idonei al concorso esclusi dalle graduatorie di merito al fine di consentire lo “scorrimento della graduatoria” per tutti i posti che si renderanno vacanti e disponibili nel corso del triennio (a seguito, ad esempio, di trasferimenti, rinunce ecc.) nonchè specifiche azioni per chi vuole cambiare Regione ed inserirsi in coda presso nelle Regioni prive di un numero sufficiente di vincitori rispetto ai posti banditi.

Il costo di adesione è di euro 500,00 cadauno. Per la natura del ricorso, i candidati saranno divisi in piccoli gruppi individualizzati sulla base della graduatoria regionale da impugnare. Per questo motivo, ove le adesioni non dovessero raggiungere i 10 ricorrenti per ogni Regione, tutti i candidati che avranno aderito saranno contattati per una integrazione della quota versata rideterminata di volta in volta in base al numero di adesioni. Coloro che non saranno interessati a proseguire il ricorso in considerazione della maggiorazione della somma da versare, riavranno indietro quanto già corrisposto.

Al fine di rispondere alle domande di tutti gli interessati è fissata per giorno 5/8 alle ore 16 una riunione sulla piattaforma on line i cui dati verranno inviati agli interessati.

Per ottenere l’invito alla riunione telematica compilare gratuitamente il form

A seguito dei chiarimenti resi dal Ministero dell’Istruzione in data 31 luglio 2020,  si precisa che, coloro che hanno ottenuto un provvedimento di accoglimento con cui si è stati inseriti nella II fascia delle G.I. potranno richiedere l’inserimento nella I fascia delle G.P.S.

Nel silenzio degli atti ministeriali, difatti, gli insegnanti che versavano in tale situazione, specie ITP ed AFAM, si sono trovanti nel dubbio proporre domanda per la I o la II fascia delle nuove graduatorie provinciali per le supplenze considerato anche il rischio di venire depennati da entrambe le fasce in caso di esito negativo del giudizio definitivo.

Nelle FAQ ministeriali, tuttavia, si legge:

“Vorrei iscrivermi in GPS di I Fascia selezionando come titolo di accesso una delle due voci:

Provvedimento giurisdizionale cautelare (ad oggi resi solo per l'inserimento in II fascia G.I. e non attinenti alle G.P.S.)

Provvedimento giurisdizionale favorevole all’interessato non passato in giudicato.

Posso presentare domanda anche per la GPS di II fascia nelle stesse classi di concorso/posti?

No. In caso di esito sfavorevole del giudizio, l’aspirante potrà comunque presentare all’Ufficio Scolastico Territoriale una specifica richiesta di cancellazione dalla I fascia e di inserimento nella II fascia corrispondente a quella richiesta e per la stessa provincia e le stesse sedi indicate nell’istanza. L’inserimento avverrà secondo modalità che saranno successivamente rese note”.

Rimangono comunque dubbi interpretativi con stretto riferimento alla natura dei provvedimenti giudiziali cui si riferisce il Ministero (ovvero se si intendano provvedimenti resi a seguito di ricorsi per l’inserimento in II fascia G.I. oppure per l’impugnazione degli atti relativi alla GPS), tuttavia, considerando che non si verificherebbe un depennamento tuot court da ogni fascia, si può sostenere che gli insegnanti che versano in detta situazione possano presentare domanda per la I fascia GPS.

Lo studio legale rimane a completa disposizione anche per eventuali segnalazioni sulle illegittimità presenti negli atti ministeriali per la rimozione delle quali abbiamo già avviato le azioni rinvenibili al link http://www.avvocatomichelebonetti.it/campagne/scuola/precari-della-scuola/2175-scuola-aperte-le-adesioni-per-il-ricorso-avverso-l-ordinanza-ministeriale-n-60-del-10-luglio-2020-che-regola-l-aggiornamento-delle-nuove-graduatorie-provinciali-per-le-supplenze-gps

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