Martedì, 26 Agosto 2008 00:00

LETTERA SUL NUMERO CHIUSO: RISPOSTE E DOMANDE

Pubblicato in News

Care ragazze e cari ragazzi,

oggi in data 26 agosto ’08 si è tenuta udienza dinanzi alla sesta sezione del Consiglio di Stato presieduta dal Giudice Consigliere Giuseppe Barbagallo, e con Relatore Francesco Bellomo.

L’udienza era stata fissata a seguito dell’intervenuta impugnazione da parte del Miur che ci ha notificato circa 2000 appelli richiedendo la immediata sospensione della nostra sentenza in cui veniva anche annullato il decreto Mussi blocca ricorsi Udu.


L’udienza è stata rinviata al merito, ovvero in una fase dove il Collegio deciderà emanando una sentenza definitiva che auspichiamo tutti intervenga, in tal modo, il prima possibile. Non vi sarà pertanto, per ora, alcuna pronuncia sulla sospensione della nostra sentenza e ciò consentirà un più veloce iter processuale nell’interesse di tutti i ricorrenti e degli studenti.

Dobbiamo a tutti i costi mirare ad ottenere la conferma della sentenza del Tar del Lazio affinchè il Legislatore sia “obbligato” a sanare le nostre posizioni così come quelle degli studenti già ammessi rivedendo contestualmente il sistema dell'accesso programmato.

La campagna sulla legalità dell’Unione degli Universitari non deve però arrestarsi alle vittorie sul numero chiuso presso l’Università degli Studi di Parma, ove abbiamo abolito il numero chiuso, e del Maxi ricorso Udu, ma deve proseguire con forza e con l’appoggio di tutti noi.

Inizia una nuova e dura stagione in cui proseguirà la lotta all’accesso programmato e continueranno le campagne sulla mancata e tardiva erogazione delle borse di studio, contro la speculazione bancaria sui c.d. prestiti d’onore, sullo sforamento del 20 % dell’FFO e sul caro tasse e alloggi.

Ad essere pregiudicata dal sistema del numero chiuso così come concepito in Italia è la stessa società italiana; le limitazioni di accesso all’università hanno ripercussioni anche sulla crescita economica di un Paese, soprattutto quando l’effetto è l’abbandono degli studi, il ripiego su altre facoltà di minor interesse e meno congeniali alle inclinazioni dello studente o, ancor peggio, la migrazione verso università estere.

E’ ormai noto il fenomeno del c.d. brain drain (comunemente tradotto come “fuga definitiva dei cervelli”) conseguenza diretta dell’assenza di interventi di investimento sul capitale umano. Diversamente la società italiana, per evitare un indebolimento della propria capacità di sviluppo, dovrebbe volgere verso il c.d. brain gain o brain circulation, dovrebbe cioè attivarsi per attrarre capitale umano anche attraverso sistemi universitari organizzati, strutturati, disponibili all’internazionalizzazione e all’integrazione con il settore produttivo.

Nel processo d’appello la sentenza di primo grado è contestata dal Miur nella parte in cui afferma l’illegittimità dell’annullamento, successivo alle prove di ammissione, da parte del MIUR, di due degli ottanta quesiti contenuti nel test (domande nn. 71 e 79). Ma annullare ex post due quesiti e valutare i ragazzi solo su 78 quesiti ha significato deprezzare il tempo speso dai candidati che hanno dato risposta (una qualunque risposta) alle due domande in questione.

Ciò non può che costituire, a mio avviso, un’alterazione della par condicio tra i partecipanti della selezione: la discriminazione esiste proprio perché, essendosi già svolta la prova di ammissione al momento dell’annullamento dei due quesiti, i candidati si distinguono fra quelli che hanno risposto e quelli che non hanno risposto alle domande nn. 71 e 79.

L’appello proposto dal Miur (rectius: i circa 2000 appelli del Miur) curiosamente nega l’esistenza di un principio essenziale e trasversale del diritto amministrativo, come la trasparenza, preordinato, come afferma la sentenza impugnata, al sindacato del giudice sull’attività svolta nel perseguimento di un interesse pubblico; di qualunque interesse pubblico.

Ma tutto l’ordinamento, e non una singola norma, impone ai soggetti che perseguono un fine pubblico l’esercizio rigoroso, logico, congruo e trasparente della funzione assegnata. Il dover procedere nella legalità e nella trasparenza è un dovere generale di qualunque organo che svolga una pubblica funzione: gli studenti prima, ed il giudice in seconda battuta, devono poter conoscere chi, come e perché si è operato. La conoscenza aiuta anche la difesa dell’operato di simili Organi; difendere ciò che non si conosce, né si può più conoscere, è un atto di fede, inammissibile in questo contesto.

Il Ministero ritiene anche che sarebbe inammissibile la sentenza del TAR siccome volta ad introdurre un sindacato del merito dell’azione amministrativa, non potendo in ogni caso il Tar effettuare una valutazione sulle domande del test e non avvalersi di periti del Tribunale.

Ci siamo scrupolosamente difesi punto per punto ed è stato poi proposto da parte nostra appello incidentale relativamente a capi della sentenza che presentano alcune perplessità motivazionali richiedendo così l’estensione della sentenza a tutte le Università della Res Publica.

Cari ragazzi, Vi assicuriamo che con l’Udu ci impegneremo al massimo per ottenere un risultato utile per tutti Voi sollecitando una celere definizione del processo. Continueremo inoltre a promuovere nel frattempo le Vostre istanze anche a livello Istituzionale affinchè tutta la società politica si sensibilizzi nella difesa dei nostri e Vostri diritti di studenti violati e calpestati da una legge iniqua, obsoleta e che limita l’accesso al sapere.

Una società moderna non può ignorare che la formazione universitaria consente di acquisire le capacità necessarie a svolgere occupazioni ad alta qualificazione, funzionali, oltre che all’elevazione individuale, al benessere comune in termini di maggiori capacità di progresso tecnologico, di ampliamento della partecipazione attiva alla vita democratica del Paese e di attenuazione delle disuguaglianze ripudiate dall’articolo 3 della Costituzione.

Le importanti conquiste politiche - giudiziali dell’Udu cadono tuttavia in un difficile momento per il mondo universitario che nei prossimi mesi sarà investito da un sostanziale sconvolgimento: riduzione dei finanziamenti, limitazioni nelle assunzioni, possibile trasformazione delle Università in fondazioni di diritto privato la cui capacità di reperire fondi da soggetti privati diviene addirittura elemento di valutazione premiante con ripercussioni sulle tasse universitarie e sull’accentuazione di un ulteriore divario tra atenei.

Con i predetti tagli dell’attuale finanziaria e la carenza di strutture e di personale docente la situazione si andrà ad aggravare ed è palese il rischio che la soluzione a questo problema venga individuata in un proliferare di Corsi di Laurea a numero chiuso. Dobbiamo dunque continuare nella nostra battaglia nella breccia politica segnata dall’Udu nel muro del numero chiuso; non possiamo non reagire alle violazioni dei nostri diritti, dobbiamo proseguire nella consapevolezza che le nostre azioni trascendono l´aspetto giudiziario e mirano a far comprendere la nostra visione della giustizia, ovvero uno stato dell´animo, osservata per l'utilità di tutti e che fornisce a ciascuno di noi una propria dignità.

                                                                                                                                                         Avv. Michele Bonetti

 

 

LETTERA APERTA AGLI STUDENTI

Cari ricorrenti, studenti, amici di questa interminabile avventura, cari tutti,

 

il Consiglio di Stato si è espresso

mediante una sentenza che lascia molti dubbi, oltre che un forte senso di amarezza per la mancata opportunità e volontà di offrire una risposta di merito agli studenti ad un anno e mezzo dall'inizio del ricorso collettivo.
Il Consiglio di Stato ha preferito abilmente uscire dal difficile empasse con una sentenza di metodo più che di merito, una sentenza che “parla” di impossibilità ad assumere una posizione per la diversità dei ricorrenti e dei loro motivi di ricorso.
In un ben più triste periodo per il nostro Paese giunge così l’epilogo dell’appello del Maxi ricorso deciso in data 3 febbraio 2009 mediante una sentenza già stesa in tale data, ma inspiegabilmente solo oggi resaci nota.
Con una sentenza di sole 13 righe, con meno di una pagina, il Consiglio di Stato e il Presidente della Sesta Sezione, il Dott. Claudio Varrone, hanno finalmente deciso che l’appello del Ministro debba essere accolto, pubblicando la loro volontà dopo oltre 60 giorni di attesa e riformando oltre 60 pagine di principi, valori di giustizia e legalità del Tribunale Amministrativo.

Così recita il Consiglio di Stato, “la presentazione di un gravame da parte di un gran numero di ricorrenti…priva il Giudice della possibilità di controllare la concreta e individuale pretesa vantata dai singoli”, pertanto il ricorso è inammissibile; così il Consiglio di Stato ancora una volta non fornisce una risposta non solo a 2000 ricorrenti ma a tutti gli studenti e a coloro che hanno partecipato al concorso a numero chiuso nell’anno 2007-2008…nonché ai successivi concorsi e ai prossimi contenziosi che si decideranno a breve e rispetto ai quali né io, né l’Udu abbiamo intenzione di cedere o mollare.


Dopo due anni di battaglia legale qualcuno evidentemente vuole mettere la parola fine a questa scabrosa vicenda e a quanto pare tra lo stesso Governo, nonché maggioranza parlamentale, e la Magistratura vi è un reciproco “rimpallo” di competenze che in tal modo, in totale assenza di decisioni coraggiose e giuste, nega ancora una volta la risoluzione dei problemi dei nostri ragazzi.
Ma sia chiaro, e lo dico a tutti senza mezzi termini, oggi non finisce una guerra ma solo una prevedibile battaglia il cui esito era stato reso più che chiaro da una sospensione irrituale della sentenza, intervenuta al termine del processo d’appello e che, adoperando un eufemismo, a livello procedurale ci aveva lasciato inorriditi, così come ci ha lasciato francamente senza parole la mancata integrazione del contraddittorio da parte dell’Avvocatura nei confronti di tutti i ricorrenti e partecipanti al giudizio, tralasciata invece dal Consiglio con estrema nonchalance.
Una cosa è certa, una “vittoria” del genere non rende alcun onore ai vincitori e ai Giudicanti, non riforma o cancella la distruzione dei verbali o un test errato e con plichi aperti, e soprattutto non mette la parola fine alla vicenda considerando che a breve conseguiremo altre pronunce e sentenze di singoli ricorrenti. E quel giorno cosa dirà il Consiglio di Stato, ma soprattutto quanti giorni e giorni saranno passati, quante persone avranno ingiustamente rinunciato alle proprie inclinazioni e aspirazioni?
A mio avviso questa non è “legge” e soprattutto in tal modo non è uguale per tutti, e allora se necessario porterò questo ricorso fuori dalle porte nazionali per far valere le nostre ragioni.


Il Consiglio di Stato ha generalizzato un principio di inammissibilità del ricorso collettivo, traendo spunto da una frase contenuta in una sentenza (richiamata anche con estremi sbagliati!), senza tener conto che l’ipotesi in cui si verteva era totalmente differente.
Basti pensare che tale presunta inammissibilità non era venuta in mente a nessun membro del Collegio del Tribunale Amministrativo del Lazio né – addirittura - al collegio difensivo dell’Avvocatura dello Stato in sede di difesa … possibile?
Abbiamo depositato per ogni singolo ricorrente le graduatorie e la prova dell’espletamento del test; TUTTI gli atti sono stati abbondantemente depositati (sintetizzati anche da tabelle per rendere al Consiglio il lavoro meno “faticoso” e “lungo”); il TAR, prima, e il Consiglio di Stato, poi, sono stati letteralmente invasi di documentazione a sopporto delle nostre tesi e delle posizioni dei nostri ragazzi. E allora persino il deposito (addirittura in due fasi distinte del procedimento di primo grado) da parte del Miur e dell’Università della lista dei ricorrenti con i singoli nominativi, le loro posizioni, i loro dati sono stati dimenticati, ignorati?   
Questa è la verità, tutto il resto è menzogna o forse più semplicemente…politica?
Mediante questo grande ricorso nazionale volevamo denunciare molteplici problemi dell’università e del mondo formativo, ma non solo. Volevamo far emergere le storture di tutto il sistema concorsuale italiano e dell’intera società tristemente pregna di nepotismo, conflitto di interessi, di organi autoreferenziali, di meccanismi cooptativi, brogli, assenza di trasparenza.
Mediante la proposizione di un caso nazionale, anche se di natura universitaria, abbiamo voluto manifestare le contraddizioni di un sistema generale di mala gestio concorsuale che investe tutti i concorsi pubblici, tutte le sfere di potere e non solo quelli universitari… forse abbiamo toccato troppo nel vivo? Abbiamo esagerato a far irrompere i Nas nel Ministero, colpito interessi troppo forti di direzioni generali che distruggevano o facevano scomparire verbali, denunciando pericolose e poco chiare interazioni tra poteri e i loro conflitti di interessi?


A mio avviso, no. È stato fatto solo quello che doveva essere fatto. Ma la risposta fornitaci, consistente in qualche misura preventiva al test di ingresso con una mera parvenza di legalità e di controlli o nel rifacimento dei verbali, non basta, è assolutamente formale e non risolve il problema dei ragazzi, ma …lo rimanda negli anni.
Forse i giovani devono “pagare” il fatto di essere l’unica forza e voce libera ancora senza padrone, di essere oramai l’ultimo baluardo di opposizione rimasto incontrollabile e incontrollato da qualsiasi forza politica, manovrato dalla sola propria autodeterminazione e coscienza? E allora quale soluzione migliore dell’esclusione dallo stesso mondo universitario o del controllo delle loro scelte attinenti alla loro formazione, al loro sapere, alla loro professione, cercando di plasmare l’implasmabile, di fermare l’ultimo vero baluardo? 


Ma se in tal modo con un “gran rifiuto” qualcuno ha pensato di fermarci, si sbaglia di grosso. Abbiamo un identico contenzioso per ogni università italiana dinanzi allo stesso Tar e per un solo ricorrente; la pronuncia di merito è stata solo rimandata e non si placherà finchè non avremo cambiato le cose.
Abbiamo affrontato un processo, non in modo distruttivo, ma facendo valere il punto di vista degli studenti e la nostra soluzione alternativa. Abbiamo affrontato prima il sistema vigente, poi quelli europei ed esteri, e poi ancora le argomentazioni dei nostri diretti antagonisti, Università e Miur; siamo partiti dal loro punto di vista e dalla angolazione del loro pensiero per smontarlo passo dopo passo.
È sorto così un nuovo metodo di indagine processuale, con implicazioni scientifiche, statistiche, analisi dei dati nazionali, banche dati e informazioni superiori e più aggiornate di quelle ministeriali, abbiamo ripreso l’essenza stessa del “processo”, del giudizio, che è quella di produrre sapere, conoscenza, mediante una ricerca laica delle verità processuale da raggiungere mediante l’argomentazione e il dialogo e mediante la proposizione di modelli alternativi e mai distruttivi, avanzando contestualmente un nuovo modello morale di legalità scevro di aspetti repressivi.
Il ricorso collettivo si era concluso con un provvedimento, a mio avviso, epocale che premiava un nuovo metodo di indagine giuridica rivoluzionario, confermando un nuovo concetto costituzionale di giustizia mediante una sentenza che, anche se solo “formalmente” riformata, rimarrà sempre la nostra stella polare e non sarà mai cancellata.
La fattispecie ricordata nella sentenza dal Consiglio di Stato, atta a suo avviso, a fondare la pronuncia di inammissibilità, attiene ad un ricorso collettivo da parte di ricorrenti che avevano svolto mansioni differenti per organi differenti, dal traduttore al segretario, per cui solo essi avrebbero dovuto precisare – seppure in un ricorso collettivo – i fatti delle loro storie personali. Diverso è il caso di specie in cui si sollevavano censure valevoli per tutti, quale, ad esempio, il caso della distruzione dei verbali!
Si riporta, di seguito, il corpo della sentenza citata dal Consiglio di Stato che dovrebbero essere idonea a giustificare l’accoglimento dell’appello del Governo:
Nella specie, … emergono profili differenziati di mansioni che implicano separate valutazioni e delibazioni in ordine alle singole assegnazioni (addetto alla segreteria del PM, addetto alla cancelleria del GIP, genericamente addetto al Tribunale, Collaboratore sia del Presidente che della Cancelleria, Nucleo Carabinieri Tribunali, traduzione ed assistenza aule).
Differentemente i nostri ricorrenti, aspiranti studenti di Medicina, avevano una storia assolutamente identica, e il giudice ben poteva verificare i punteggi ottenuti da ciascuno di loro mediante il deposito delle graduatorie e il confronto delle loro posizioni e della loro documentazione.
Del resto, lo stesso Consiglio di Stato ha tratto una conclusione opposta allorché ha deciso per l’ammissibilità del ricorso di alcuni soggetti che impugnavano collettivamente, con un unico atto, i singoli provvedimenti adottati dall’amministrazione nei confronti di ciascuno di loro, ad esito di un medesimo concorso per l’Ospedale di Gaeta:
Al riguardo vanno condivise le osservazioni del Tar secondo cui alla stregua di una costante giurisprudenza il ricorso collettivo è ammesso allorquando i ricorrenti agiscono a tutela di posizioni di lavoro analoghe e lese da atti aventi identico contenuto, situazione nella fattispecie sufficientemente dimostrata dalla mancata contestazione in ordine alla sostanziale omogeneità delle posizioni fatte valere in giudizio, mediante comuni motivi di gravame e con medesime richieste” (Consiglio di stato , sez. V, 20 marzo 2008, n. 1222). 
Quanto è accaduto lo ritengo gravissimo. Per usare un’espressione cara al MIUR…. una sola è la risposta esatta.
A voi la scelta.

Ma non nascondiamoci dietro la realtà dei fatti. Una volta raggiunto il successo della sentenza del 18 giugno la mancata e auspicata “sanatoria dei ricorrenti” della vicenda a livello legislativo, i rischi per gli studenti subentrati e oramai ammessi, e soprattutto i poteri e gli interessi colpiti annunciavano e ci accompagnavano verso un triste epilogo concretizzatisi con una sentenza politica. Non neghiamo che gli effetti potevano essere devastanti, anche dal punto di vista finanziario, e proprio per questo abbiamo seguito tale strada, come unico modo per riconoscere i diritti ed interessi di migliaia di ricorrenti che altrimenti rischiavano di essere totalmente ignorati, anche se le ripercussioni potevano intervenire su altri concorsi analoghi, da quello sulla selezione della Polizia di Stato, sino agli stessi metodi pre-selettivi per l’accesso alla Magistratura (che si forma su quiz…), e che in tal modo si sarebbe potuta trovare a ri-giudicare se stessa.


Ma se serviva “affossare” lo scrivente o l’Udu, e un gruppo vincente che ha impartito lezioni durissime in termini di legalità anche per il tramite di ricorsi collettivi, per passare ad analizzare le posizioni degli studenti, lo facciano, poiché solo ciò conta ed è chiaro che non vogliamo poltrone o poltroncine ma ricerchiamo solo un po’ di giustizia. Non abbiamo scelto mai la strada semplice e aprioristicamente vincente ma abbiamo scelto di combattere, sempre e comunque, percorrendo vie tortuose.
Concludo, ringraziando tutti Voi. Ringraziando tutti coloro con cui abbiamo iniziato o terminato, rammaricandomi per tutte le volte in cui non sono riuscito a parlarVi personalmente, a conoscerVi, e per tutte le volte in cui non sono riuscito a risponderVi o per molti dei miei silenzi, a volte eloquenti. 

Michele Bonetti

 

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