Martedì, 16 Giugno 2015 09:58

CLASS ACTION A TUTELA DEI PENSIONATI PER L'INDICIZZAZIONE DEI TRATTAMENTI DI QUIESCENZA

Pubblicato in News

Il Governo, anziché ottemperare alla sentenza della Corte Costituzionale, ne impone una interpretazione restrittiva.

“Non c’è tirannia peggiore di quella esercitata all’ombra della legge e sotto il calore della giustizia”.

Così un illustre esponente del pensiero illuminista qual è Montesquieu, criticava l’autoritarismo istituzionale.

Ebbene, mai affermazione più adatta di questa, per descrivere l’intervento legislativo del Governo volto a tamponare gli effetti dirompenti della sentenza n.70/2015 emessa dalla Corte Costituzionale. Quest’ultima infatti, ha dichiarato costituzionalmente illegittimo il blocco totale della perequazione automatica dei trattamenti di quiescenza di importo superiore a tre volte l’ammontare del trattamento minimo I.N.P.S., così come previsto dalla nota riforma Monti-Fornero (D.l. n.201/2011 così come convertito con modificazioni dalla L. n.214/2011).

Il Governo, chiamato a dare ottemperanza al provvedimento della Consulta, trincerandosi dietro indefinite esigenze finanziarie, mai illustrate in dettaglio, anziché recepire in toto quanto disposto dalla Corte, ha previsto una parziale quanto irrisoria, restituzione di ciò che sarebbe effettivamente spettato ai pensionati, a seguito del declaratoria di illegittimità costituzionale della mancata indicizzazione delle pensioni.

Il cosiddetto “bonus Poletti” riconosciuto dal D.l. n.65/2015, non è in grado di dare completa attuazione al provvedimento della Corte Costituzionale, in virtù del quale, invece, va restituito ai pensionati l’intero importo dovuto a titolo di mancata indicizzazione del trattamento di quiescenza per gli anni 2012 e 2013, nonché di quello che sarebbe maturato per il 2014 ed il 2015, sul valore nominale degli importi correttamente rivalutati.

E ciò, nonostante chiare ed ineccepibili, siano state le motivazioni che hanno spinto la Consulta a dichiarare l’illegittimità costituzionale dell’art. 24, comma 25, del D.l. 201/2011.

Per niente condivisibili, dunque, le misure adottate dal Governo con il D.L. n. 65 del 21 maggio 2015, volte a dare concreta attuazione al decisum costituzionale.

E’ evidente come risultino irragionevolmente (e nuovamente) violati gli inderogabili principi di proporzionalità ed adeguatezza della retribuzione, sanciti dagli art. 36 e 38 della Costituzione.

Inevitabile, dunque, che nostro malgrado, la parola torni ai Tribunali ai quali sarà devoluto il compito di sostituirsi all’inerzia del Governo che, anziché applicare le sentenze, ne propone un’interpretazione restrittiva.

Per tali motivi lo studio legale Bonetti & Partners proporrà azioni collettive ed individuali volte a consentire l’integrale restituzione del maltolto, a tutti coloro che non abbiano intenzione di rassegnarsi ad autoritarismi “esercitati all’ombra della legge e sotto il calore della giustizia.”

Tutti coloro che ritengano di esser stati lesi dal provvedimento governativo e che vogliano richiedere l’integrale restituzione di quanto illegittimamente trattenuto a seguito della mancata indicizzazione delle pensioni per gli anni 2012 e 2013, (nonché di quanto non corrisposto per le annualità 2014 e il 2015), possono procedere a compilazione del form on-line di preadesione, ove saranno illustrate le procedure da seguire per la presentazione del ricorso.

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