Mercoledì, 23 Luglio 2008 17:47

Rassegna stampa della campagna "NO AL NUMERO CHIUSO"

Pubblicato in Numero chiuso

Vale ancora la pena di continuare con il numero chiuso?

Di seguito si possono leggere tutte le azioni giudiziarie tratte dalla rassegna stampa e tutti successi degli ultimi 4 anni 

doc Scarica la Rassegna stampa

10 settembre

Mentre la Guardia di Finanza di Bari ha compiuto questa mattina  perquisizioni e sequestri nelle indagini sui test d'ingresso a Medicina, il ministro Mussi denuncia  l'esistenza di un nuovo possibile caso di manipolazione legato agli ultimi test effettuati. «Ci sarebbero buste aperte prima di un concorso in un'altra università e a segnalare che qualcosa non andava è stato, in questo caso, il rettore medesimo, cosa di cui lo ringrazio», ha detto il ministro senza specificare di quale università si tratti. «E' evidente - ha detto Mussi - che se si accerta il fatto che in un'università i quiz erano a qualcuno noti il giorno prima, perché qualcuno li aveva trafugati, lì il concorso sicuramente salta. Devo avere la certezza, ma se la certezza di questo fatto ci sarà, allora il concorso salta». Secondo quanto segnalato al ministro, le buste dei quiz sarebbero state state trafugate e aperte, per poi essere rimesse al proprio posto.
Ad ogni modo, ha proseguito Mussi, «i miei uffici stanno facendo una relazione completa su tutta la vicenda e al mio rientro si prenderanno le decisioni. Bisogna considerare partitamente i problemi,quali sono cioè i problemi di sistema, di errori e gli eventuali problemi di abuso, che sono cose diverse». Quanto al caso dell'università di Messina, dove si concentrerebbero i migliori risultati  nei test per l'ammissione ai corsi di medicina, «quando ci sono delle anomalie statistiche - ha concluso il ministro - bisogno capirne il perché, poi naturalmente c'è anche il caso, ma bisogna interrogarsi».

Perquisizioni e sequestri a Bari, Chieti e Ancona.
L'operazione della Finanza di Bari è legata alleindagini, avviate un anno fa, sui test d'ingresso alle facoltà di Medicina e Odontoiatria delle Università di Bari, Ancona e Chieti. Sono sette le persone indagate per associazione per delinquerefinalizzata alla corruzione e alla truffa ai danni dello Stato. Le perquisizioni e i sequestri sono stati compiuti sia nei confronti degli indagati sia negli atenei interessati. Gli studenti coinvolti, durante le prove di ammissione alle facoltà, sarebbero una cinquantina.

Trentamila euro. Costava fino a 30mila euro il sistema per accedere a colpo sicuro ai corsi di Medicina nelle università di Bari, Ancona e Chieti. Alla prova, chi accettava di pagare si presentava accompagnato da falsi candidati che davano aiuto durante il test, tutti vestito allo stesso modo per essere riconoscibili (pantaloni neri e camicia bianca). I falsi candidati erano forniti di cellulare nascosto per ricevere le risposte dall'esterno. Gli studenti che si rivolgevano  all'organizzazione pagavano subito alcune migliaia di euro e, in caso di ammissione, versavano una quota ulteriore che poteva anche essere quattro volte il pagamento iniziale.

Tra i sette indagati il preside di Odontoiatria.
Uno dei sette indagati a Bari è il professor Maurizio Procaccini, direttore dell'Istituto di Scienze Odontostomatologiche e presidente del corso di laurea di Odontoiatria e Protesi dentaria dell'Università Politecnica delle Marche. Nato a Foggia, 55 anni, si è laureato in medicina alla Sapienza di Roma, dove ha cominciato la carriera accademica. È diventato professore ordinario presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università anconetana nel 1997. Gli altri indagati sono il ginecologo Giuseppe Varcaccio, consigliere comunale di An a Bari, che aveva un figlio che partecipava ai test; Marcantonio Pollice, medico in pensione, il figlio Giulio e sua moglie Paola Favaretto, titolari della società di Polignanoa Mare (Bari) che preparava gli studenti; l'esperto di informatica Francesco Avellis ed Emanuele Valenzano, padre di una studentessa che partecipava ai test. Dalle indagini è emerso che i "centri di ascolto", come li ha definiti il procuratore di Bari Emilio Marzano, si trovavano nell'ufficiodi Varcaccio, nel Policlinico di Bari, e nell'abitazione di Emanuele Valenzano.

L'indagine. Le indagini coordinate dal colonnello Gianluigi D'Alfonso delle Fiamme Gialle di Bari, sono arrivate fino alle Marche e all'Abruzzo perché alcuni studenti baresi avevano deciso di sostenere il test ad Ancona e a Chieti. L'indagine si è avvalsa di intercettazioni telefoniche(e degli sms), pedinamenti, appostamenti, riprese video e foto. Dell'organizzazione sono sospettati di far parte anche medici e esperti informatici. Per ogni studente "pagante" veniva iscritta almeno un'altra o più persone (genitori, fratelli, zii, fidanzati) incaricata di aiutare l'interessato. A contatto stabilito, l'organizzazione, divisa in due pool, inviava le risposte con sms o telefonate. In alternativa c'erano dei complici incaricati di portare all'esterno delle aule i questionari e di consegnarli a staffette che a loro volta avrebbero recapitato i documenti agli esperti riuniti in gruppo. Negli atenei coinvolti ci sarebbe stato anche un tentativo di concordare la dislocazione degli studenti nelle aule, tentativo fallito a Bari, per la decisione del rettore di ricollocare gli studenti secondo l'età anagrafica. Le Fiamme gialle stanno aspettando di effettuare accertamenti bancari per avere la conferma di quanti soldi venivano sborsati da studenti e famiglie.

Gruppi di ascolto. «Abbiamo rilevato un fenomeno davvero preoccupante, ma abbiamo il piaceredi dire che l'Università di Bari e il rettorato di Bari si sono comportati in modo corretto, per quantoa nostra conoscenza, perché è stato fatto di tutto per evitare che ci fossero questi imbrogli - ha dettoil procuratore di Bari, Emilio Marzano - Questo, però non è bastato perché le tecnologie hannoconsentito di interferire sul regolare svolgimento degli esami ». Le indagini, coordinate dal sostituto Francesca Romana Pirrelli, hanno consentito di intercettare queste operazioni e di verificare che in queste preselezioni i candidati erano regolarmente informati dai cosiddetti "gruppi di ascolto" sulle risposte che dovevano dare ai vari quesiti. La procura ipotizza che il sistema messo in atto nell'Ateneo barese possano avere beneficato anche studenti di Chieti e Ancona. In tutto sarebbero almeno 50 i candidati che a Bari avrebbero ricevuto aiuti esterni durante i test svolti il 4 e il 5 settembre scorsi.

Esame blindato. Il rettore dell'Università di Bari, Corrado Petrocelli, confessa tutta la sua amarezza, ma si dice sereno, dopo gli ultimi sviluppi: «Sono sereno, quello che potevamo fare per blindare l'esame lo abbiamo fatto e questo ci è stato riconosciuto dal Ministero e dalla Procura di Bari, ma nello stesso tempo esprimo indignazione e amarezza, noi siamo davvero la parte lesa. Per la prima volta quest'anno abbiamo studiato una serie di misure per garantire legalità e trasparenza alla prova: appena arrivate le tracce sono state chiuse in una stanza senza finestre cui era stata cambiata la serratura pochi minuti prima. Durante la prova è stato consentito l'accessosolo ai candidati e ai commissari e poi, proprio all'ultimo, abbiamo modificato la disposizione dei candidati nelle aule, seguendo un ordine anagrafico oltre alla consueta misura di non fare mettere vicine persone con lo stesso cognome. Abbiamo fatto il possibile per tutelare coloro che si guadagnano le tappe della loro carriera con il sudore della fronte - conclude - ma tutta questa  storia e il giro d'affari che sembra esserci dietro è espressione del fatto che qualcosa non va nella società civile».

Messina. La Guardia di Finanza, su ordine del pm Antonino Nastasi, ha sequestrato la documentazione relativa ai test svolti nel 2005 per l'ammissione alla facoltà di Medicina dell'università di Messina (200 gli ammessi ogni anno). L'indagine è stata aperta dopo la denuncia di un candidato escluso che avrebbe segnalato qualcosa di anomalo nello svolgimento dei test. Per il momento non ci sono indagati, né ipotesi di reato.

Le reazioni. Pietro Folena, presidente della Commissione cultura della Camera, propone l'abolizione di questo tipo di esame. Per Folena i test di ingresso rappresentano una limitazione del diritto allo studio garantito costituzionalmente. Dello stesso avviso il deputato Udeur Pasquale Giuditta che ha presentato un'interrogazione a Mussi. Secondo Azione Universitaria, il caso dei test è l'esempio che tutto il sistema accademico italiano è marcio e di pessima qualità, negando meritocrazia e trasparenza. Loredana De Petris, senatrice dei Verdi, sollecita la ripetizione delle prove. Per l'Unione degli universitari, lo scandalo testimonia come il sistema dei quiz sia fallimentare e vada superato. L'organizzazione sta organizzando un ricorso collettivo per chiedere l'annullamento del test.

12 settembrE

Il ministro dell'Università, Fabio Mussi, ha annunciato a Palazzo Chigi che i test d'ingresso per le facoltà di Medicina e Odontoiatria non saranno annullati, eccezion fatta per quelli di Catanzaro, ma che sarà perseguita la corruzione nell'ambiente universitario. A tal fine, saranno esclusi dalle graduatorie gli studenti che risulteranno coinvolti nell'inchiesta di Bari, mentre il ministro ha chiesto alla procura di Messina di verificare la congruità dei risultati dei test svolti in quella università.

Catanzaro, da rifare anche Odontoiatria e Veterinaria. «Invierò oggi stesso al rettore dell'università di Catanzaro una lettera per chiedergli di usare i quiz di riserva per i test di ingresso alla facoltà di Medicina», ha detto il ministro. Pronta la risposta del rettore: «Di fronte all'invito che ci è stato rivolto dal ministro, non possiamo che agire di conseguenza - dice Francesco Saverio Costanzo - Quando abbiamo segnalato al ministro ed all'autorità giudiziaria le irregolarità che abbiamo riscontrato lo abbiamo fatto nel segno della trasparenza e della legalità. Ed è su questa linea che intendiamo proseguire». Fonti ministeriali hanno poi comunicato che a Catanzaro saranno ripetuti anche i test di Odontoiatria e Veterinaria. In totale nell'ateneo erano state presentate alcune migliaia di domande per 70 posti di Medicina, 10 di odontoiatria e 22 di Veterinaria.

Bari. «Chiederò che siano esclusi dalle graduatorie tutti gli studenti per i quali è stato documentato un coinvolgimento con l'attività criminosa. Chiederò al rettore che, nei confronti dei docenti coinvolti nell'inchiesta della magistratura sia usata la massima severità. In gioco c'è il bene prezioso del prestigio dell'università. Se lo si incrina, si dà un duro colpo al Paese. Dobbiamo liberare l'università dai corrotti e dai corruttori». Nell'ateneo barese, per i 324 posti, si sono presentati 1.819 candidati: molto alti i voti dei primi classificati, con due 76, unici in Italia, e altri due sopra il 70 (73,25 e 71).

Messina. «Quando in una sola università il numero di prove corrette, con circa 70-60 risposte corrette su 80, supera la metà dei risultati analoghi su scala nazionale, c'è qualcosa che non va. Invierò gli atti alla Procura perché indaghi». Mussi assicura «in caso di irregolarità saranno presi provvedimenti». In questo caso il ministro sa che le indagini dovranno essere svolte con velocità: «gli accertamenti devono essere rapidi, lo so che c'è un problema di tempestività», conclude. A Messina hanno concorso 1.159 candidati per 200 posti. Ben otto classificati nei primi posti hanno superato il 70 come punteggio, risultato raggiunto soltanto in singoli casi a Foggia, Modena, Napoli, Pavia e Udine, oltre ai quattro di Bari.

Le motivazioni di Mussi. «Ho chiesto il parere all'Avvocatura dello Stato, che mi ha confermato che non è necessario alcun annullamento. Che tra l'altro sarebbe una ingiustizia nei confronti dei tanti studenti che si sono preparati a dovere. L'avvocatura mi ha assicurato che è legittimo un concorso con 78 test formulati in
modo giusto su 80». Il ministro ricorda che ci sono precedenti analoghi. «Nel 2000 è stato annullato un test e dunque la graduatoria è stata formata sulla base di 79 prove. Nel 2005, con una decisione opinabile è stata considerata valida una domanda con due risposte entrambe giuste». Meno generoso il ministro si dimostra con la commissione che ha formulato i quiz. «È grave - accusa - che una commissione di 10 professori chiamati a elaborare 80 quiz, cioè circa 10 a testa, ne sbagli due, uno con una doppia risposta giusta, l'altro con tutte sbagliate. Si tratta di un errore intollerabile, ma per fortuna questa commissione ha esaurito i suoi compiti e verrà sostituita».

Cambiamenti in vista. «Ho messo allo studio un sistema di garanzie della riservatezza dei dati prima dell'apertura delle prove - dice ancora Fabio Mussi - Bisogna alzare il livello delle garanzie di riservatezza». Il ministro ricorda a proposito dei meccanismi di selezione che nel decreto delegato approvato il 27 luglio dal consiglio dei ministri si prevede che per l'accesso alle facoltà a numero chiuso ci sia un meccanismo per cui su 105 punti disponibili 80 derivino dai test di ammissione e 25 dal risultato medio degli ultimi 3 anni di scuola superiore e dal voto di maturità. Il ministro ha, inoltre, sottolineato che nel decreto sulle classi di laurea si stabilisce un pacchetto formativo base di cui è necessario disporre per poter accedere all'università. Il ministro ha anche annunciato la volontà di rivedere alcune facoltà a numero chiuso, sottolineando che se per alcuni profili (medicina, odontoiatria, veterinaria, architettura e alcune branche di ingegneria) ci sono obblighi comunitari che vincolano agli ingressi programmati, in altri casi si è deciso di istituirli a prescindere dalle norme europee. «Certi numeri - ha osservato - voglio rivederli. A volte ho l'impressione che siano destinati più a proteggere corporazioni che a soddisfare i fabbisogni professionali». Mussi ha comunque ricordato che già da quest'anno si registrano 160 corsi a numero chiuso (il 15%) in meno.

D'Arrigo e Serra. Mussi, questa mattina nel corso di un colloquio telefonico con il Comandante generale della Guardia di Finanza Cosimo D'Arrigo, ha voluto esprimere, riferisce una nota del ministero, «l'apprezzamento e il ringraziamento per l'impegno profuso e i risultati ottenuti dalla Guardia di Finanza nel corso della recente inchiesta relativa ai test di accesso a corsi universitari». Sempre questa mattina Mussi ha avuto un colloquio telefonico con l'Alto commissario per la prevenzione e il contrasto della corruzione nella Pubblica amministrazione, Achille Serra: «È stata fatta - riferisce ancora il Ministero - una valutazione sulla situazione venutasi a creare dopo le recenti inchieste sui test di accesso a corsi universitari. Il ministro Mussi e il Prefetto Serra, che già la prossima settimana si incontreranno, hanno stabilito la massima collaborazione e il massimo impegno del mondo universitario e delle Istituzioni per predisporre un'iniziativa di prevenzione culturale e di contrasto operativo dei fenomeni illeciti».

Catanzaro: avanza l'inchiesta. Avanza l'inchiesta condotta dal sostituto procuratore della Repubblica di Catanzaro Salvatore Curcio, sui presunti illeciti ai test di ammissione ai corsi a numero chiuso della facoltà di Medicina. Il magistrato ha cominciato a sentire i testimoni, a partire dalla professoressa Maria Pavia, presidente di una delle tre Commissioni nominate per lo svolgimento delle prove. Pavia, insieme all'altro docente che presiede le altre due commissioni, aveva segnalato al rettore, Francesco Saverio Costanzo, le anomalie rilevate nei plichi per lo svolgimento dei test. In particolare, la docente aveva riferito che da tre dei plichi, che erano stati trovati aperti, erano stati sottratti i modelli contenenti i quiz. Sulla base della segnalazione della docente, il rettore Costanzo ha poi deciso di presentare un esposto alla Procura della Repubblica. La professoressa, nel corso della deposizione, ha confermato l'esistenza delle anomalie, affermando però di non essere in possesso di alcun elemento per stabilire dove e quando i plichi sono stati sottratti. La deposizione di Pavia ha consentito, comunque, di raccogliere elementi utili per l'inchiesta. Le indagini di polizia giudiziaria sono state delegate ai carabinieri del Reparto operativo di Catanzaro, che stanno attuando ulteriori acquisizioni di documenti ed accertamenti.

Minacce e critiche al rettore di Bari. Dopo l'ennesima giornata di caos vissuta ieri intorno alla questione dei test di ingresso per le facoltà di Medicina e Odontoiatria, Corrado Petrocelli, il rettore dell'università di Bari che con le sue accuse ha sollevato il velo sullo scandalo dei test truffa, ha raccontato di aver ricevuto critiche dai colleghi e minacce di denuncia da parte di studenti che sarebbero pronti ad accusarlo di sequestro di persona. «Tanti colleghi mi hanno detto di voler fare lo sceriffo - racconta durante l'incontro tra la Conferenza dei rettori e i ministri dell'Università e dell'Economia - Ovviamente non è così. Questa è gente che operava da anni, sono contento di aver scoperto il raggiro. Ho voluto assicurare rigore proibendo ai candidati di lasciare l'aula prima di un'ora, ma alcuni hanno ventilato nei miei confronti una denuncia per sequestro di persona».

Mozione di An: annullare le prove. Tra le reazioni alle decisioni prese oggi, si segnala quella di An, che ha presentato al Senato una mozione in cui si chiede al governo di assumere iniziative urgenti per disciplinare la questione iscrizioni negli atenei italiani e, in particolare, di annullare le prove di accesso dei giorni scorsi viste le irregolarità emerse. Questo per evitare che ricorsi al Tar blocchino l'accesso degli studenti all'anno accademico in tutta Italia, come spiegato dal capogruppo di An Altero Matteoli, dal vicepresidente Oreste Tofani e dal responsabile scuola Giuseppe Valditara. Dal canto loro i giovani di An promettono un autunno caldissimo di contestazioni a Mussi e quelli di Forza Italia chiedono le dimissioni del ministro. L'Unione universitari definisce "insufficiente e sbagliata" la risposta di Mussi al caos di questi giorni e promuove un ricorso collettivo nazionale. L'Udeur definisce "un palliativo" le decisioni odierne, mentre l'Udc chiede che vengano trovati i colpevoli.

I medici: tornare al numero aperto. Cosimo de Matteis, presidente nazionale della Federazione medici invoca il ritorno al numero aperto nelle facoltà universitarie.«Altri esponenti di rilievo della classe medica - ha sostenuto in una dichiarazione - non ieri ma molto tempo addietro, proprio per i possibili inquinamenti che potrebbero verificarsi, avevano già messo in discussione i test e il numero chiuso d'ammissione alla Facoltà di Medicina. Ebbene, a seguito delle vicende in corso in questo momento, anche se gli illeciti sono ancora tutti da verificare, ritengo sia doveroso almeno ritornare al numero aperto, perchè a monte della vicenda ci sono criteri di selezione ingiusti, che perlomeno andrebbero cambiati come contenuto. Nel clima sociale in cui viviamo, anche i più rigidi criteri di garanzia, possono diventare un far west, o merce di scambio. Fino a sette, o otto anni fa, il numero aperto ha funzionato, anche se ci siamo trovati davanti a realtà come quella in cui oltre duemila medici erano senza lavoro. Ma con il numero chiuso nelle Facoltà di Medicina, facendo una proiezione degli ultimi dati statistici, sta emergendo che, tra circa otto anni, ci saranno delle grosse carenze nell'organico nazionale dei medici di famiglia. Tutti i medici, o finiscono negli ospedali, o diventano degli specializzati. E l'importante struttura nazionale dei medici di famiglia, una rete sanitaria così capillare, che ci viene invidiata dal mondo intero, la dovremo mettere in un cassetto.

13 settembre

La Guardia di Finanza ha acquisito negli uffici della presidenza dell'Università di Messina tutta la documentazione del concorso, comprese le generalità degli addetti alle prove svolte nell'ateneo. L'acquisizione non vuol dire ancora sequestro, ma l'atto potrebbe arrivare nel giro di poche ore, soprattutto per quanto riguarda i test svolti. L'operazione giunge in seguito alla lettera scritta dal ministro Mussi al Procuratore della Repubblica di Messina che segnala le stranezze nei risultati di Messina. La Guardia di Finanza sottolinea che da parte dell'università c'è la massima collaborazione. Ai test hanno partecipato 1.459 studenti per 200 posti. Nei giorni scorsi, dopo la denuncia di uno studente, erano stati acquisiti i documenti relativi ai test del 2004-2005 anche se sembra che per questo periodo l'inchiesta riguardi le procedure d'accesso all'esame e non eventuali brogli.

Il preside di Medicina. Emanuele Scribano, preside della facoltà di Medicina di Messina ha scritto alla conferenza dei presidi ribadendo che «probabilmente il ministro non è stato ben informato dai suoi collaboratori sulle procedure che vengono effettuate e che sono affidate esclusivamente al ministero. Le sedi universitarie non sviluppano alcun ruolo attivo nella selezione. La sola sede dove, in astratto, può avvenire la fuga di notizie è il ministero e, sempre in astratto, la sola sede in cui si possono effettuare manipolazioni è il Cineca. Ovviamente tutto ciò è impensabile»


Lettera di Mussi. I dubbi sono condivisi anche dal ministro dell'Università e della Ricerca Fabio Mussi che oggi ha inviato una lettera al procuratore della Repubblica di Messina per segnalare le anomalie statistiche dei risultati dei test di ammissione nell'ateneo siciliano. «Confrontando a livello nazionale i dati delle prove svolte per i corsi di laurea in Medicina e Chirurgia nei vari atenei - si legge nella lettera -, si è visto che: su 17 studenti che in tutta Italia hanno conseguito un punteggio superiore a 70, ben 8 hanno svolto le prove nell'Università degli studi di Messina. Su 487 studenti che hanno conseguito un punteggio superiore a 60, ce ne sono stati 50 nell'ateneo siciliano».

Per il corso di laurea in Odontoiatria e Protesi dentaria, «su 12 studenti con punteggio superiore a 70, uno ha svolto la prova a Messina - ha continuato il ministro - mentre su 332 studenti che hanno conseguito un punteggio superiore a 60, ben 46 provengono dall'università messinese». Messina presenta senza dubbio le prestazioni migliori in Italia, sia per la facoltà di Medicina e Chirurgia sia per quella di Odontoiatria. «Il numero di partecipanti alle prove - ha aggiunto nella lettera Mussi - non è stato certamente superiore a quello di altre università che hanno conseguito risultati molto meno brillanti». Mussi ha, infine, sottolineato che si tratta di considerazioni «statistico-comparative» che non hanno nessuna valenza giuridica anche se ha ritenuto opportuno sottoporre all'attenzione del procuratore la «singolarità dei dati evidenziati».

L'ipotesi di annullamento generale dei test d'ammissione alle università era stato preso in considerazione, ma non avrebbe retto sul piano giuridico. Lo ha affermato il sottosegretario al ministero dell'Università e della Ricerca, Nando Dalla Chiesa, a Radio 24. Dalla Chiesa ha assicurato che i responsabili delle manipolazioni e i loro aiutanti non rimarranno impuniti: «I beneficiari delle truffe di tutta Italia saranno defalcati dagli ammessi. E in ogni processo che nascerà da queste truffe ci costituiremo parte civile come ministero e non resteremo inerti di fronte alle eventuali responsabilità delle commissioni che hanno tollerato la mescolanza di candidati di età molto diverse o hanno assistito senza intervenire all'uso di cellulari».

La vicenda delle truffe come quella degli errori nei quiz hanno messo in evidenza la necessità di modificare tutto l'impianto degli esami d'ammissione. «Dall'anno prossimo il test dovrà essere fatto in modo diverso - ha spiegato Dalla Chiesa -. Certi errori nei quiz sono stati strafalcioni elementari. Se li avesse preparati una commissione permanente l'avremmo già sciolta ma era stata creata ad hoc. Ma sicuramente non sarà più la stessa l'anno prossimo. Ma anche i test vanno ripensati perché non è una supermaturità ma è una prova che deve valutare la vocazione e la predisposizione dello studente a intraprendere la strada del medico. La cultura generale è stata già giudicata alla maturità».

A insospettire Dalla Chiesa sono anche i risultati molto altri ottenuti da gruppi di studenti in alcune università, come ad esempio a Messina. «Abbiamo presentato un esposto alla Procura - ha commentato il sottosegretario - . Non abbiamo prove, ma dai dati sembra che i migliori studenti d'Italia siano concentrati in un paio di sedi universitarie. Questo non è statisticamente pensabile».

15 settembre


Il caso dei test d'ingresso alle facoltà a numero chiuso si arricchisce di un nuovo capitolo .  Il procuratore capo di Bologna, Enrico Di Nicola, e il sostituto Enrico Cieri hanno aperto un fascicolo, dopo che cinque studentesse hanno presentato un esposto in Procura che chiede ai magistrati di verificare «se nell'espletamento della prova siano stati compiuti reati che hanno consentito ad alcuni, in un clima di illiceità ambientale di accedere fraudolentemente al corso di studi a danno di altri». Nell'esposto si parla di anziani che fingevano di sostenere i test e invece erano lì per suggerire, parenti che mimavano l'alfabeto muto per aiutare i familiari, commissari inflessibili con alcuni candidati e indulgenti con altri, matricole che dopo la chiusura dei test hanno avuto un'ora e mezza per correggere le risposte. I fatti si sarebbero verificati durante i test di ingresso alla facoltà di Medicina di Bologna lo scorso 4 settembre.
In sostanza le presunte irregolarità indicate nell'esposto sono quattro: la iniziale suddivisione dei candidati, per lettera anziché per età come pure prescrive l'ordinanza ministeriale; la presenza di candidati anziani particolarmente loquaci con alcuni candidati più giovani; il fatto che ad alcuni candidati «sia stato consentito di continuare, correggere, modificare, completare o rifare l'elaborato dopo la chiusura della prova, per oltre un'ora, comunicando direttamente con persone esterne ed altri candidati; il comportamento reiterato di alcuni parenti che approfittando delle porte dell'aula tenute aperte hanno comunicato con i candidati con l'alfabeto muto. E almeno una decina di altri studenti  ci ha contatto  «Denunciano le stesse irregolarità segnalate dalle ragazze, ma anche qualcosa di più» spiega. I commissari si dicono tranquilli. «Nessuna irregolarità», dice il presidente della commissione Francesco Broccoli. «L´unica cosa che è saltata fuori dalla riunione è che in un´aula all´inizio della prova, a buste ancora chiuse, è squillato un cellulare. Il commissario si è arrabbiato e una studentessa, rossa in volto, l´ha consegnato. Poi altri venti candidati si sono fatti avanti consegnando il telefono».

18 settembre

Pioggia di denunce sul test d´ingresso a Medicina. Mentre gli esposti in Procura salgono a due, almeno a ieri, e si moltiplicano le testimonianze su presunte irregolarità, interviene il ministro all´Università. «Prima di prendere decisioni attendo di vedere le carte», dichiara Fabio Mussi da Roma. «Ma bisogna fare presto, perché incombono le iscrizioni. Per fortuna la magistratura ci sta aiutando molto».

Il ministro bacchetta gli studenti che hanno sostenuto le prove nella aule della facoltà medica: «Sarebbe stata una cosa straordinaria - puntualizza Mussi - se i nostri giovani avessero denunciato le anomalie subito, durante la prova, e non aspettando di vedere se avevano vinto o perso».

Il clima a Medicina si sta surriscaldando. E ieri la Procura ha chiesto alla facoltà tutti gli atti e i verbali in merito al test. «Abbiamo scritto una lettera molto specifica - dice il procuratore Di Nicola - ma allo stato non abbiamo elementi per configurare reati a carico di persone specifiche». Le indagini sono avviate. Soprattutto su alcune aule, dove sarebbero avvenuti gli illeciti secondo quanto denunciato dalle cinque studentesse che hanno presentato il primo esposto. La preside di Medicina Maria Paola Landini ieri ha incontrato i commissari, poco più di una trentina, che hanno presieduto alle prove.

E oggi saranno riuniti i vigilanti. «Dopo il rapporto già inviato al ministero e a seguito dei nuovi eventi segnalati sulla stampa, e soprattutto di una precisa richiesta di informazioni avanzata dalla Procura, ho chiesto alla preside di integrare il rapporto in relazione ai nuovi elementi di informazione richiesti - interviene il rettore - Sulla base delle informazioni raccolte verrà compilato in tempi rapidi il rapporto definitivo che provvederò a inoltrare alla Procura. L´Ateneo si sta adoperando con alacrità per accertare la realtà dei fatti, in modo da assicurare la massima trasparenza e per rispondere con chiarezza ai magistrati». Ora c´è una nuova denuncia, mandata direttamente via-mail al sito della Procura da un ragazzo che ha partecipato al test. 
   

8 ottobre

«Spero che i responsabili dei test universitari truccati ricevano sanzioni che non dimentichino mai». E' quanto si augura il ministro dell'Università e della ricerca, Fabio Mussi, commentando lo scandalo delle prove di ammissione truccate alle facoltà a numero chiuso.

«Per la prima volta - ha osservato Mussi - gli scandali cominciano a vedere la luce. Sono sistemi che pare fossero in vigore da tempo. Ora si cominciano a denunciare truffe e truffatori. Questa è una buona cosa. Abbiamo da tutelare un bene prezioso che si chiama reputazione dell'università. Quando si corrode questo bene, tutto è perduto».

Secondo Mussi, però il problema di fondo è quello di rivedere tutto il sistema, «perché - ha detto il ministro - si è esagerato col numero chiuso e perché quel sistema col colpo secco dei quiz non è sufficiente. Per questo, insieme al ministro Fioroni abbiamo provato a introdurre, con un decreto, una novità per il prossimo anno: cioè l'ammissione (dove c'è la necessità di ammissione) su 105 punti, di cui 25 derivati dal risultato medio degli ultimi tre anni di liceo e della maturità. 22 ottobre

Altri sette studenti sono indagati dalla procura di Bari per le presunte irregolarità compiute durante i test di ammissione, del 4 e 5 settembre scorsi, alle facoltà di Medicina e Chirurgia e di Odontoiatria delle università di Bari, Foggia, Chieti e Ancona. Sale, così, a 50 il numero complessivo di indagati per truffa i danni dello Stato. Un'altra decina di persone, tra le quali due docenti degli atenei di Bari e Ancona, sono poi finite nel registro degli indagati per l'ipotesi di associazione per delinquere finalizzata alla truffa e alla corruzione.

L'indagine mira ad accertare se gli studenti hanno ricevuto dall'esterno, durante le prove, sui propri telefoni cellulari le risposte ai quiz. I sette nuovi indagati, che sono stati identificati dalla guardia di finanza di Bari, non sarebbero tra i 43 partecipanti ai corsi di preparazione organizzati da Marcantonio Pollice, uno dei principali indagati. Ad insospettire gli investigatori è stato che al termine del test, i sette giovani hanno consegnato gli elaborati privi di alcuni fogli. I plichi sono stati poi sequestrati e, verificando la presenza di irregolarità, sono stati fatti accertamenti sui loro cellulari. Si è visto che anche loro, come gli altri 43 indagati, hanno ricevuto risposte ai quiz tramite sms. I test d'ammissione alle facoltà di Medicina e Chirurgia e di Odontoiatria dell'università di Bari sono stati annullati dal rettore, Corrado Petrocelli, e sono stati ripetuti il 17 e 18 ottobre scorsi. I 43 indagati, però, sono stati esclusi dalla prova. La decisione del rettore è stata impugnata davanti al Tar da oltre 200 studenti che avevano superato i quiz di settembre. I giudici amministrativi hanno deciso di sospendere le prove fino al 26 ottobre prossimo, prima di decidere sui ricorsi.

L'università di Chieti ha inviato una missiva alla procura di Bari per conoscere i nomi degli studenti indagati che hanno svolto nella città abruzzese le selezioni.

9 novembre

Si sono avvalsi della facoltà di non rispondere nove dei 43 studenti indagati per i test truccati per accedere alle facoltà di medicina e odontoiatra delle università di Bari, Foggia, Ancona e Chieti. Gli studenti, convocati oggi in una caserma della Guardia di Finanza a Bari per l'interrogatorio davanti al pm Francesca Pirrelli, non hanno risposto alle domande del magistrato. Altre persone saranno ascoltate nei prossimi giorni.

Gli studenti indagati sono tra quelli che parteciparono ai test a Bari il 4 e 5 settembre scorsi, prove poi annullate dall'Università in seguito all'inchiesta che ha rivelato brogli da parte di almeno 43 studenti che hanno ricevuto dall'esterno, sui propri telefoni cellulari, le risposte ai quiz. Dopo un ricorso presentato da oltre 200 studenti, il Tar della Puglia ha però dichiarato nuovamente valide le prove e l'Università ha quindi ripescato le vecchie graduatorie eliminando gli studenti indagati.
A tutto questo vanno aggiunti  le 3 denunce querele presentate dall'UDU!

Visite oggi 23

Visite Globali 2930146