Visualizza articoli per tag: vittoria http://w.avvocatomichelebonetti.it Thu, 14 Nov 2019 01:22:23 +0000 Joomla! - Open Source Content Management it-it MOBILITA’ STUDENTESCA: ILLEGITTIMA LA DECISIONE DELLA SCUOLA DI IMPORRE L’ESAME ALLO STUDENTE CHE TORNA DALL’ANNO ALL’ESTERO. http://w.avvocatomichelebonetti.it/campagne/lavoro/2027-mobilita-studentesca-illegittima-la-decisione-della-scuola-di-imporre-l-esame-allo-studente-che-torna-dall-anno-all-estero http://w.avvocatomichelebonetti.it/campagne/lavoro/2027-mobilita-studentesca-illegittima-la-decisione-della-scuola-di-imporre-l-esame-allo-studente-che-torna-dall-anno-all-estero MOBILITA’ STUDENTESCA: ILLEGITTIMA LA DECISIONE DELLA SCUOLA DI IMPORRE L’ESAME ALLO STUDENTE CHE TORNA DALL’ANNO ALL’ESTERO.

Il Tribunale Amministrativo per la Sicilia – Sezione di Catania, ha ordinato l’immediata rivalutazione di una giovane ricorrente, difesa dagli Avvocati Michele Bonetti e Santi Delia, perché era stata ingiustamente valutata inidonea a superare l’anno scolastico, nonostante la promozione ottenuta presso un analogo istituto estero. La giovane, essendo stata selezionata per un importante percorso di formazione – anche scolastica – in una prestigiosa accademia sportiva all’estero, con il supporto dei genitori, aveva richiesto alla scuola la possibilità di fruire del piano di mobilità individuale presso struttura scolastica estera.

Tale piano le era stato accordato e nonostante l’alunna avesse seguito diligentemente il piano di studi prospettatole e superato l’anno scolastico in uno grande Stato dell’Est asiatico, al suo rientro in Italia veniva sottoposta, sorprendentemente, ad un esame completo relativo all’intero anno scolastico per ogni singola materia come se, per intenderci, si fosse ritirata ed avesse chiesto, successivamente, di essere ammessa all’anno successivo.

A differenza di quanto previsto disposto dalle Circolari Ministeriali in tema di mobilità studentesca, secondo cui in tali casi, al più, gli studenti possono essere sottoposti ad un esame di valutazione globale, il Liceo classico frequentato dalla giovane studentessa la sottoponeva ad un esame specifico e completo riferito all'intero anno scolastico e relativo ad ogni singola materia. 

Il nostro ordinamento, difatti, mira a favorire tali percorsi di studio all’estero ritenendoli “una forte esperienza di formazione interculturale, che favorisce enormemente lo sviluppo di competenze, aiutando lo studente a riconoscere il valore delle acquisizioni anche non disciplinari e integrarle come competenze utili per la vita anziché sottovalutarle”.

Le competenze interculturali acquisite durante l’esperienza all’estero, come è sin troppo noto, sviluppano nello studente una capacità di relativizzare le culture, aumentano la fiducia nelle proprie qualità, sviluppano responsabilità ed autonomia per il proprio progetto di vita ed aiutano il pensiero critico e creativo. Il T.A.R. Catania, proprio, cogliendo a piene mani lo spirito di tali progetti, non ha mancato di affermare che “nel caso in esame la scuola sembra aver sottoposto l’alunna ad un vero e proprio esame di idoneità relativo a tutte le materie al fine di verificare se la stessa avesse acquisito le competenze minime necessarie in ciascuna disciplina per affrontare proficuamente la classe successiva”, stigmatizzando “che non sembra potersi ragionevolmente che l’alunno che abbia frequentato l’anno scolastico presso un istituto estero sia tenuto a una sorta di parziale duplicazione della propria attività di studio“. Per noi, da sempre vicini ad un’istruzione di ampio respiro che deve guardare al percorso europeo ed internazionale di formazione, commentano gli Avvocati Bonetti e Delia, che hanno patrocinato il ricorso in team con l’Avvocato Tiziana Barbera, è “una vittoria di assoluto spessore a tutela non solo di una giovane che per seguire i suoi sogni non ha voluto rinunciare al suo percorso di formazione scolastica e, si era ritrovata ingiustamente a non essere ammessa alla frequenza del nuovo anno, ma anche di un’idea di apprendimento non legata a rigidi parametri ormai superati da un mondo che va a velocità diverse rispetto a come lo ricordiamo negli anni 70 e 80”.

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claudia.palladino@avvocatomichelebonetti.it (Claudia Palladino) News Mon, 04 Nov 2019 11:36:51 +0000
IL TAR DEL LAZIO ANNULLA LO STATUTO DELL’ISTAT: NEL CDA VA PREVISTA LA RAPPRESENTANZA DI RICERCATORI E TECNOLOGI http://w.avvocatomichelebonetti.it/campagne/lavoro/ricercatori-e-tecnologi-negli-enti-pubblici-di-ricerca/1984-il-tar-del-lazio-annulla-lo-statuto-dell-istat-nel-cda-va-prevista-la-rappresentanza-di-ricercatori-e-tecnologi http://w.avvocatomichelebonetti.it/campagne/lavoro/ricercatori-e-tecnologi-negli-enti-pubblici-di-ricerca/1984-il-tar-del-lazio-annulla-lo-statuto-dell-istat-nel-cda-va-prevista-la-rappresentanza-di-ricercatori-e-tecnologi IL TAR DEL LAZIO ANNULLA LO STATUTO DELL’ISTAT: NEL CDA VA PREVISTA LA RAPPRESENTANZA DI RICERCATORI E TECNOLOGI

L’On.le TAR del Lazio con la recente sentenza n. 6097/2019 ha ribadito il diritto dei ricercatori e tecnologi degli Enti pubblici di ricerca di eleggere un proprio rappresentante all’interno degli organi di governo dei singoli Enti, come sancito dall’art. 2 del d.lgs. 218 del 2016. Questa volta ad essere annullato in parte qua è lo Statuto dell’ISTAT, organismo di primo piano nell’attività di indirizzo e coordinamento del sistema statistico nazionale.

Trattasi dell’ennesima occasione in cui il giudice amministrativo è chiamato a pronunciarsi sugli effetti delle disposizioni contenute nel d.lgs. 218/2016 di riordino della normativa vigente in tema di Enti pubblici di ricerca, le quali vengono di volta in volta disattese dagli Enti interessati.

La sentenza odierna è relativa al ricorso spiegato davanti l’On.le TAR del Lazio dall’associazione FGU – Dipartimento Ricerca, dalla FLC CGIL Roma Lazio, dalla UIL Scuola Rua - Ricerca Università Afam e dalla FIR CISL Regionale, oltre che da alcuni ricercatori dipendenti dell’Ente Pubblico di ricerca ISTAT, i quali, assistiti dallo studio legale Avv.ti Michele Bonetti e Santi Delia, chiedevano l’annullamento parziale dello Statuto del noto istituto di statistica pubblicato in data 28 dicembre 2017.

Michele Bonetti, avvocato dei sindacati del mondo della ricerca e dei ricercatori, ha commentato la vittoria “auspicando una maggiore e più incisiva collaborazione della classe politico-governativa e soprattutto dei singoli Ministeri nel loro ruolo di vigilanza degli Enti di ricerca, con atti di indirizzo specifici nonché con pareri più coerenti al dettato normativo in sede di controllo di legittimità e di merito delle bozze dei Statuti, in modo da garantire l’armonia con la normativa europea ed imporre un reale mutamento nell’approccio dei CdA dei singoli Enti di ricerca. Diversamente sarà necessario procedere nuovamente davanti la giustizia amministrativa impugnando Ente per Ente gli Statuti lesivi dei diritti dei ricercatori; non si deve dimenticare, difatti, che ne va dell’indipendenza della ricerca, come costituzionalmente garantita, e del ruolo inestimabile svolto oggi dal personale scientifico tutto”.

Il rappresentante della FGU- Liana Verzicco- precisa: “Il TAR del Lazio ha riconosciuto che l’ISTAT non ha rispettato il diritto dei ricercatori e tecnologi dell’Ente ad avere un proprio rappresentante di natura elettiva all’interno del Consiglio di Istituto come membro a tutti gli effetti e non solo come partecipante a determinate riunioni riguardanti la trattazione di argomenti scientifici. Di conseguenza, dovrà essere modificato l’art. 8 dello Statuto, nella parte in cui non prevede tale piena rappresentanza.

La pronuncia si affianca a quelle già emesse dal TAR medesimo nonché dal TAR per la Campania in riferimento agli Statuti di altri Enti pubblici di ricerca, quali l’ENEA e la SZN; anche in tali casi il Tribunale amministrativo ha annullato le disposizioni ritenute illegittime, sottolineando l’importanza di una applicazione forte e sostanziale del d. lgs. 218/2016 e della normativa comunitaria vigente in materia, in particolare la Carta europea dei ricercatori, che, come riportato nella nuova sentenza, “prende in specifica considerazione il tema della “partecipazione agli organismi decisionali”, affermando che gli enti di ricerca (“datori di lavoro”) “dovrebbero riconoscere che è del tutto legittimo, nonché auspicabile, che i ricercatori siano rappresentati negli organi consultivi, decisionali e d’informazione delle istituzioni per cui lavorano, in modo da proteggere e promuovere i loro interessi individuali e collettivi in quanto professionisti e da contribuire attivamente al funzionamento dell’istituzione”.

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andrea.mineo@avvocatomichelebonetti.it (Andrea Mineo) Rappresentanza di ricercatori e tecnologi negli enti pubblici di ricerca Wed, 31 Jul 2019 13:29:18 +0000
IL T.A.R. LAZIO AMMETTE DEFINITIVAMENTE LA NOSTRA RICORRENTE AL CORSO DI MEDICINA GENERALE. http://w.avvocatomichelebonetti.it/campagne/lavoro/1968-il-t-a-r-lazio-ammette-definitivamente-la-nostra-ricorrente-al-corso-di-medicina-generale http://w.avvocatomichelebonetti.it/campagne/lavoro/1968-il-t-a-r-lazio-ammette-definitivamente-la-nostra-ricorrente-al-corso-di-medicina-generale IL T.A.R. LAZIO AMMETTE DEFINITIVAMENTE LA NOSTRA RICORRENTE AL CORSO DI MEDICINA GENERALE.

Con sentenza n. 7394/2019, pubblicata lo scorso 07.06.2019, il T.A.R Lazio ha accolto definitivamente il ricorso patrocinato dagli avvocati Michele Bonetti e Santi Delia, proposto della ricorrente affinché fosse definita la sua posizione da frequentante del corso di formazione di Medicina Generale per il triennio 2014/2017. Parte ricorrente è stata così definitivamente ammessa allo stesso corso senza riserva, consolidando la sua posizione.

Parte ricorrente veniva ammessa al corso con riserva in virtù del provvedimento cautelare emesso in primo grado di giudizio (T.A.R. Lazio, Sez. III quater, ordinanza n. 2408/2015). Successivamente, si protraeva una lunga e complessa vicenda giudiziaria dinanzi lo stesso T.A.R. Lazio conclusasi oggi con il definitivo accoglimento delle doglianze prospettate nel ricorso.

In particolare, il Giudice amministrativo ha accolto la censura proposta da parte ricorrente, con cui contestava la risposta alla domanda “sull’angina instabile”, da cui l’esito della correzione del test di ammissione della ricorrente sarebbe mutato. Infatti, quest’ultima, a fronte di una corretta indicazione delle risposte ai quesiti cui i candidati sono stati sottoposti nella prova di ammissione, avrebbe potuto ottenere 77 punti anziché 76, con il conseguente posizionamento nella graduatoria in base al punteggio spettante.

La pronuncia, inoltre fa leva sul c.d. principio del consolidamento, principio immanente dell’ordinamento Italiano e che tutela l’affidamento come conseguenza dell’ammissione intervenuta riserva. Difatti dall’anno 2015 ad oggi parte ricorrente, veniva ammessa con riserva al corso di formazione di Medicina Generale per il triennio 2014/2017, sosteneva tutti gli esami curriculari previsti e concludendo brillantemente detto corso.

Si legge nella pronuncia, che “Per le superiori considerazioni il ricorso principale ed i motivi aggiunti vanno accolti e per l’effetto va annullata la graduatoria della Regione Lazio di cui alla determinazione 10 ottobre 2014, n. G114405 […] con conseguente consolidamento della stessa che ha superato l’esame finale del Corso di Formazione specifica in Medicina Generale per gli anni 2014/2017.”

Il TAR Lazio ha, in tal modo, disposto la definitiva ammissione della dottoressa al corso di Medicina Generale per il triennio 2014/2017, senza intaccare la posizione acquisita negli anni e già definita con il conseguimento del titolo finale di medicina generale.

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claudia.palladino@avvocatomichelebonetti.it (Claudia Palladino) News Fri, 21 Jun 2019 16:01:19 +0000
Ultima vittoria sulle Abilitazioni Scientifiche Nazionali: il TAR del Lazio dispone con sentenza il riesame del ricorrente e condanna l’Amministrazione al pagamento delle spese di giudizio. http://w.avvocatomichelebonetti.it/campagne/universita/abilitazioni-scientifiche-nazionali/1965-ultima-vittoria-sulle-abilitazioni-scientifiche-nazionali-il-tar-del-lazio-dispone-con-sentenza-il-riesame-del-ricorrente-e-condanna-l-amministrazione-al-pagamento-delle-spese-di-giudizio http://w.avvocatomichelebonetti.it/campagne/universita/abilitazioni-scientifiche-nazionali/1965-ultima-vittoria-sulle-abilitazioni-scientifiche-nazionali-il-tar-del-lazio-dispone-con-sentenza-il-riesame-del-ricorrente-e-condanna-l-amministrazione-al-pagamento-delle-spese-di-giudizio Ultima vittoria sulle Abilitazioni Scientifiche Nazionali: il TAR del Lazio dispone con sentenza il riesame del ricorrente e condanna l’Amministrazione al pagamento delle spese di giudizio.

Il TAR del Lazio si pronuncia nuovamente sull’Abilitazione Scientifica Nazionale, disponendo con sentenza il riesame del candidato che aveva presentato domanda per ottenere l’abilitazione come professore ordinario di II fascia.

Ad avviso dell’On.le TAR del Lazio, il giudizio della Commissione, che ha esaminato le numerose pubblicazioni e il profilo scientifico del candidato, è stato ritenuto tautologico e lapidario. Difatti, è lo stesso Giudice Amministrativo che ha affermato: “Né i giudizi collegiali, nè quelli individuali, invero, esprimono una seria e approfondita disamina delle varie pubblicazioni presentate, essendo queste ultime oggetto della stessa valutazione, lapidaria e tautologica, sopra riportata, che si ripete, quasi identica, in tutti i giudizi individuali e in quello collegiale. Sia l’estrema sinteticità, sia – soprattutto – il carattere stereotipato e ripetitivo dei giudizi in questione, d’altra parte, sono sintomatici di una valutazione all’apparenza superficiale, nonché condotta in modo non autonomo dai singoli commissari, quale indefettibile presupposto dell’apprezzamento da formulare, all’unanimità o a maggioranza”

La Commissione designata è stata dunque censurata per aver fornito una motivazione superficiale e ripetitiva a fondamento della decisione di rigettare la domanda di abilitazione per la II fascia nell’ambito del concorso di cui al bando n. 1532/2016.

Con il summenzionato provvedimento collegiale il giudice di prime cure ha accolto l’azione proposta con il patrocinio dello Studio Legale Avv.ti Michele Bonetti e Santi Delia stabilendo che “il ricorso debba essere accolto, con conseguente annullamento dei giudizi impugnati. Ai sensi dell’art. 34, comma 1, lett. e), del codice del processo amministrativo (CPA), in esecuzione della presente sentenza, la posizione dell’interessato dovrà quindi essere riesaminata da parte di una Commissione in diversa composizione entro il termine di giorni 60 (sessanta) dalla comunicazione in via amministrativa della presente sentenza ovvero dalla sua notificazione, se antecedente.

L’Avv. Michele Bonetti ha commentato la vittoria sottolineando “come vengano in risalto in tali occasioni tutte le criticità intrinseche al sistema delle procedure di abilitazione, soprattutto in riferimento alla discrezionalità di quelle Commissioni che illegittimamente non rendono congrue motivazioni a fondamento dei propri giudizi”.

A riprova dell’illegittimità subita dal ricorrente, il TAR del Lazio ha condannato l’Amministrazione resistente a rifondere le spese di giudizio oltre che a rimborsare il contributo unificato.

Lo Studio Legale Bonetti e Delia da anni si pregia di assistere i professori e i ricercatori universitari che si sentano lesi dai giudizi resi dalle Commissioni per le procedure di abilitazione.

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claudia.palladino@avvocatomichelebonetti.it (Claudia Palladino) Abilitazioni Scientifiche Nazionali Wed, 19 Jun 2019 16:04:13 +0000
IL TAR DEL LAZIO AMMETTE TUTTI I RICORRENTI ALLE SUCCESSIVE PROVE PER L’ASSUNZIONE DI 1851 ALLIEVI AGENTI DELLA POLIZIA DI STATO. http://w.avvocatomichelebonetti.it/campagne/lavoro/1936-il-tar-del-lazio-ammette-tutti-i-ricorrenti-alle-successive-prove-per-l-assunzione-di-1851-allievi-agenti-della-polizia-di-stato http://w.avvocatomichelebonetti.it/campagne/lavoro/1936-il-tar-del-lazio-ammette-tutti-i-ricorrenti-alle-successive-prove-per-l-assunzione-di-1851-allievi-agenti-della-polizia-di-stato IL TAR DEL LAZIO AMMETTE TUTTI I RICORRENTI ALLE SUCCESSIVE PROVE PER L’ASSUNZIONE DI 1851 ALLIEVI AGENTI DELLA POLIZIA DI STATO.

In data 7 maggio si sono tenute le prime udienze cautelari collegiali innanzi al TAR del Lazio, aventi ad oggetto lo scorrimento della graduatoria per il concorso della Polizia di Stato 2017, scorrimento effettuato in base ai nuovi criteri dettati dalla legge n.12/2019, provvedimento a cui il Governo ha posto la fiducia.
Il TAR del Lazio, accogliendo tutti i ricorsi dello Studio Legale Bonetti & Delia, ha ammesso gli idonei della prova scritta alle prove successive, statuendo l’illegittimità dello scorrimento effettuato sui nuovi criteri selettivi applicati retroattivamente.
Trattasi dei primi provvedimenti collegiali emessi, ad oggi, dal Giudice Amministrativo.
Attualmente i nostri ricorrenti sono gli unici che potranno partecipare alle prove fisiche, come calendarizzate dal Ministero in virtù di provvedimenti espressi in sede collegiale.
“Tramite una legge successiva il Ministero ha modificato i criteri di selezione per un concorso bandito più di due anni addietro, cambiando in maniera illegittima la graduatoria della prova scritta in maniera del tutto immotivata e creando così gravissime disparità di trattamento al punto tale che soggetti con punteggi superiori si sono visti scavalcare da coloro che si collocavano in posizione deteriore”, dichiara l’Avv. Michele Bonetti unitamente all’Avv. Santi Delia. “Si tratta di una battaglia giudiziaria che potrebbe non finire qua; vedremo se ricorreranno in appello reiterando l’ingiustizia perpetrata, ma intanto i nostri ricorrenti parteciperanno alle prove. Siamo sicuri che vi è stata un’ingiustizia per mano di una legge statale e proseguiremo nel merito a tutelare i nostri assistiti. Questi ragazzi avevano partecipato ad un bando che prevedeva un limite di età di 30 anni e hanno svolto con esito positivo la prima e determinante prova. Poi con una legge dello stato hanno cambiato in corsa le regole del gioco escludendoli di fatto inserendo il limite di età di 26 anni addirittura odierno e con il paradosso che molti di loro all’epoca della presentazione della domanda possedevano tale requisito.”

La decisione del TAR Lazio, in ogni caso, andrà confermata in sede di merito, ma ad oggi trattasi di una importante vittoria che coinvolge oltre 1800 persone ed eviterà ingenti risarcimenti danni in capo allo Stato.

In allegato trovate i provvedimenti vittoriosi, resi dal TAR del Lazio.

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claudia.palladino@avvocatomichelebonetti.it (Claudia Palladino) News Wed, 08 May 2019 23:45:04 +0000
PROCEDURE MOBILITÀ OSPEDALIERA: IL TRIBUNALE DI PERUGIA ACCOGLIE IL RICORSO. SI AL COLLOQUIO DI IDONEITÀ MA SOLO SE LA COMMISSIONE PREDISPONE PREVENTIVAMENTE I CRITERI DI VALUTAZIONE http://w.avvocatomichelebonetti.it/campagne/lavoro/1923-procedure-mobilita-ospedaliera-il-tribunale-di-perugia-accoglie-il-ricorso-si-al-colloquio-di-idoneita-ma-solo-se-la-commissione-predispone-preventivamente-i-criteri-di-valutazione http://w.avvocatomichelebonetti.it/campagne/lavoro/1923-procedure-mobilita-ospedaliera-il-tribunale-di-perugia-accoglie-il-ricorso-si-al-colloquio-di-idoneita-ma-solo-se-la-commissione-predispone-preventivamente-i-criteri-di-valutazione PROCEDURE MOBILITÀ OSPEDALIERA: IL TRIBUNALE DI PERUGIA ACCOGLIE IL RICORSO. SI AL COLLOQUIO DI IDONEITÀ MA SOLO SE LA COMMISSIONE PREDISPONE PREVENTIVAMENTE I CRITERI DI VALUTAZIONE

Importantissimo provvedimento del Tribunale di Perugia, in Sezione collegiale lavoro, che ha accolto il ricorso presentato daglia Avv.ti Bonetti e Delia sul tema della mobilità in ambito ospedaliero e ha permesso il riesame della valutazione di una candidata che era stata illegittimamente esclusa.

Nel caso in questione, la ricorrente poteva vantare una lunga esperienza nel settore medico, avendo conseguito la specializzazione, conseguito il dottorato e pubblicato numerosi scritti su riviste scientifiche ma secondo l’Azienda che aveva bandito la procedura di mobilità, all’esito del colloquio, la stessa non risultava comunque “idonea al fabbisogno aziendale”.

Nella fase cautelare monocratica, il Tribunale aveva rigettato il ricorso ritenendo che “il giudizio espresso dalla Commissione forma oggetto dell’esercizio di un’ampia discrezionalità tecnica non sindacabile se non in presenza di “un’evidente sviamento dell’esercizio della funzione” che, nella specie, non sarebbe stata rinvenuta.

Lo stesso, inoltre, aveva ritenuto caratterizzato da male fede il comportamento della ricorrente che, solo dopo l’espletamento del colloquio e l’esito negativo dello stesso, ha deciso di agire innanzi al G.O. per contestare le modalità con le quali il concorso veniva svolto. Su tale aspetto, il Tribunale in composizione collegiale, “ritiene innanzitutto, che non sia condivisibile l’attribuzione alla reclamante, contenuta nell’ordinanza definitoria della prima fase (ed anche nel precedente milanese richiamato), di un contegno connotato da violazione degli obblighi di buona fede e correttezza verso gli altri candidati e verso l’amministrazione. E’ vero che la ricorrente ha censurato il contenuto dell’avviso di mobilità solo dopo avere conosciuto l’esito sfavorevole della procedura, ma è anche vero che un’azione giudiziaria preventiva rivolta allo scopo di censurare la previsione del colloquio come uno degli strumenti di valutazione sarebbe stata inammissibile per carenza di interesse, perché la candidata potenziale ricorrente non poteva escludere di risultare destinataria della mobilità nonostante la prova in contestazione e tale aspetto, nell’ottica di una interpretazione coerente delle regole sostanziali e processuali dell’ordinamento, appare prevalente sulla clausola dell’ultimo articolo dell’avviso secondo cui la presentazione della domanda implica accettazione delle regole contenute nella lex specialis“.

Anche nel merito, secondo il Tribunale, è fondata la pretesa spiegata in base alla complessa tesi difensiva imbastita dal legale giacché la procedura seguita dalla Commissione è stata illegittima per omessa predeterminazione dei criteri di valutazione del colloquio e per omessa motivazione del giudizio di inidoneità. Ove, difatti, si ritenga che il colloquio orale sia uno strumento utile al fine di verificare i requisiti di competenza professionale richiesti, diviene obbligatorio per l’amministrazione determinare in maniera dettagliata i criteri di valutazione e di svolgimento. In particolare, il Tribunale ha così accolto le argomentazioni degli Avv.ti Bonetti e Delia con le quali si era sostenuto che sarebbe stato necessario stabilire a monte una griglia predeterminata di criteri valutativi utili ad attribuire un punteggio fra un minimo ed un massimo insieme alla valutazione dei titoli, giacché solo in tal caso si riuscirebbe ad ottenere la formulazione di un giudizio trasparente, motivato e sindacabile nei suoi presupposti.

Proprio il tema della motivazione è un altro argomento, sul quale il Tribunale di Perugia ha accolto le difese dell’Avv. Bonetti stante il fatto che, nel caso in oggetto, la ricorrente veniva esclusa senza che la stessa avesse avuto modo di conoscere il metro di giudizio che era stato applicato nei suoi confronti. “Va da sé”, conclude il Tribunale, “che un simile modo di procedere è illegittimo perché il colloquio orale può costituire uno strumento di verifica degli specifici requisiti di competenza professionale identificati dall’amministrazione a condizione che ne vengano determinati sia le modalità di svolgimento (il che è avvenuto con l’indicazione delle materie), ma anche di valutazione, stabilendo a monte una griglia predeterminata di criteri valutativi utili ad attribuire un punteggio fra un minimo ed un massimo e a determinare, in ponderato disposto con la valutazione dei titoli (come stabilito dalla lex specialis), la formulazione di un giudizio trasparente, motivato e sindacabile nei suoi presupposti sulla base dei principi generali che regolano le selezioni di tipo concorsuale e degli obblighi di correttezza e buona fede che il datore di lavoro pubblico deve osservare”.

Sulla base di tali premesse, e ove dunque il colloquio sia ancora a criteri di oggettività e serietà anche valutabili ex post dal Giudice, secondo il Tribunale, è legittima la scelta dell’Amministrazione di introdurre tale modalità di selezione unitamente a quella per la mera verifica dei titoli. Non è chiaro, tuttavia, se con tale decisioni il Tribunale vagli anche la concreta ipotesi di un colloquio utile non solo alla gradazione di punteggio ma persino in radice all’esclusione, categorica, di un partecipante dalla selezione. Se, difatti, nel primo caso non sembrano esservi ostacoli all’introduzione di tale strumento di selezione, molte più perplessità genera la seconda. Può difatti un dipendente della P.A. già selezionato all’esito di pubblico concorso e dopo aver superato il periodo di prova essere idoneo per esercitare le identiche mansioni pubbliche si in Umbria anziché in Sicilia?

A nostro modo di vedere, ed in linea con autorevole dottrina (tra gli altri Enrico Mastinu, “Il lavoro nelle pubbliche amministrazioni, numero 1/2018), no.

Secondo il collegio, viceversa, sembra (in quanto non pare chiaro se la scelta giudiziale si riferisca anche alla seconda delle ipotesi sopra delineate) che l’Amministrazione possa indagare sul possesso dei requisiti di competenza professionale che sono posti alla base della partecipazione alla procedura concorsuale, finanche nel senso di escludere la possibilità per un candidato di poter ottenere la mobilità nonostante l’inesistenza di altri pretendenti. In tal senso, ove questo fosse il senso, non possono che avanzarsi giustificate perplessità su tale capo di pronuncia, in quanto permettere ad un mero colloquio di valutare l’idoneità o meno di un candidato al fine della copertura di un posto di lavoro estremamente importante appare quantomeno discutibile. Sul punto, benché è opportuno affermare che si tratta di una questione sulla quale sussiste giurisprudenza discordante e vi sono provvedimenti in senso contrario, appare dubbio che un semplice colloquio possa sostituire l’esito del concorso pubblico.

Si tratta, in ogni caso per la complessità e vastità dei temi trattati, di un provvedimento estremamente importante, giacché, conclude l’Avv. Bonetti, “l’attribuzione di posti di lavoro in amministrazioni pubbliche, e specialmente in ambito ospedaliero, devono sempre rispettare determinati criteri e permettere che la procedura concorsuale si svolga nel modo più regolare e trasparente possibile”.

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claudia.palladino@avvocatomichelebonetti.it (Claudia Palladino) News Tue, 02 Apr 2019 15:47:19 +0000
CONCORSO STRAORDINARIO: AMMESSA ALLE PROVE UNA RICORRENTE ESCLUSA IN VIRTU’ DI UNA INTERPRETAZIONE COSTITUZIONALMENTE ORIENTATA E SENZA RIMESSIONE ALLA CORTE COSTITUZIONALE. http://w.avvocatomichelebonetti.it/campagne/lavoro/1905-concorso-straordinario-ammessa-alle-prove-una-ricorrente-esclusa-in-virtu-di-una-interpretazione-costituzionalmente-orientata-e-senza-rimessione-alla-corte-costituzionale http://w.avvocatomichelebonetti.it/campagne/lavoro/1905-concorso-straordinario-ammessa-alle-prove-una-ricorrente-esclusa-in-virtu-di-una-interpretazione-costituzionalmente-orientata-e-senza-rimessione-alla-corte-costituzionale CONCORSO STRAORDINARIO: AMMESSA ALLE PROVE UNA RICORRENTE ESCLUSA IN VIRTU’ DI UNA INTERPRETAZIONE COSTITUZIONALMENTE ORIENTATA E SENZA RIMESSIONE ALLA CORTE COSTITUZIONALE.

Trattasi di un caso peculiare concernente l’intervento legislativo varato con il D.L. n. 87/18 e, con esso, un concorso straordinario finalizzato al reclutamento di docenti della scuola primaria e dell’infanzia.

Tra i requisiti per la partecipazione alla procedura concorsuale, oltre i titoli di accesso, la lex specialis, all’art.4, 1 quinquies, lettera b), ha richiesto, in aggiunta, lo svolgimento “nel corso degli ultimi 8 anni, di almeno 2 annualità di servizio specifico, non continuativo, su posto comune o sostegno presso le scuole statali presso le istituzioni scolastiche statali, valutabili come tali ai sensi dell’art. 11, comma 14, della legge 2 maggio 1999 n. 124”. L’ultima disposizione recita che “il comma 1 dell’art. 489 del Testo Unico deve intendersi nel senso che il servizio di insegnamento non di ruolo prestato a decorrere dall’a.s. 1974/1975 è considerato come anno scolastico intero se ha avuto la durata di almeno 180 giorni oppure se il servizio sia stato prestato ininterrottamente dal 10 febbraio fino al termine delle operazioni di scrutinio finale”.

A seguito del ricorso proposto innanzi all’On.le TAR del Lazio - avverso l’esclusione dal concorso per la mancanza di un solo giorno in una delle due annualità richieste dal bando - una ricorrente è stata ammessa con riserva allo stesso.

Nello specifico, la docente prendeva servizio presso un Istituto Scolastico dal 18 gennaio al 13 febbraio del 2017, per poi riprenderlo il giorno 15 febbraio 2017 sino al 9 giugno 2017.

L’interruzione del servizio per un solo giorno, il 14 febbraio 2017, è derivata da esigenze proprie della P.A., nella specie, dal passaggio della docente presso un differente Istituto Scolastico. Tale gap contrattuale è stato la causa del mancato computo di una annualità delle due necessarie per raggiungere il requisito del servizio ai fini della partecipazione alla selezione. La scelta amministrativa ha perciò penalizzato la docente, precludendole la possibilità di concorrere alla selezione, pur avendo, la stessa, svolto nel medesimo anno scolastico più giorni di servizio.

Il G.A., chiamato a pronunciarsi sulla vicenda – con ordinanza del 21 febbraio – ha consentito alla ricorrente la partecipazione alla procedura selettiva di carattere straordinario. Ciò è avvenuto alla luce di un’interpretazione costituzionalmente orientata della normativa sopra citata, nonché in applicazione del principio del favor partecipationis, concetto cardine del nostro ordinamento Costituzionale, in virtù dei quali l’On.le Giudicante ha ritenuto la docente fornita del requisito sostanziale delle due annualità di servizio previste dal bando e quindi di una pregressa e costante esperienza professionale.

Nel dettaglio, la ricorrente ha prospettato una violazione della normativa di settore, fornendone una lettura conforme al dettato costituzionale e ai principi inviolabili sanciti dalla Carta fondamentale.

Nel suo significato più proprio, si è interpretata la norma di cui all’art.11, comma 14, della legge 3 maggio 1999 n. 124, già citata, evidenziando come questa individui il requisito in questione in senso non formale, bensì sostanziale, ovvero nel servizio complessivamente continuativo, così come quello svolto dalla docente, ben più lungo tra l’altro di quello prescritto dalla legge.

La possibilità di un’interpretazione sostanzialista è prevista dallo stesso articolo 489 del T.U. delle Disposizioni Legislative in Materia di Istruzione (D.L. 16 aprile 1994 n. 297) il quale, al comma 2, riporta: “i periodi di congedo e di aspettativa retribuiti e quelli per gravidanza e puerperio sono considerati utili ai fini del computo del periodo richiesto per il riconoscimento”, consentendo in tal modo delle eccezioni; è così che nelle ipotesi più comuni di aspettativa, congedo, ecc., si potrebbe giungere a computare come valida una annualità con molti meno giorni rispetto a quelli effettivamente in possesso di un candidato.

                                                                                                                                                                                                                                                                   Avv. Michele Bonetti

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claudia.palladino@avvocatomichelebonetti.it (Claudia Palladino) News Wed, 27 Feb 2019 10:15:30 +0000
CONCORSO DOCENTI 2016: IL DIPLOMA DI MATURITÀ LINGUISTICA RAPPRESENTA TITOLO VALIDO PER L’AMMISSIONE AL CONCORSO. ANCHE IL TAR LAZIO, DOPO UN QUINQUENNIO, SPOSA LA NOSTRA TESI http://w.avvocatomichelebonetti.it/campagne/scuola/precari-della-scuola/1899-concorso-docenti-2016-il-diploma-di-maturita-linguistica-rappresenta-titolo-valido-per-l-ammissione-al-concorso-anche-il-tar-lazio-dopo-un-quinquennio-sposa-la-nostra-tesi http://w.avvocatomichelebonetti.it/campagne/scuola/precari-della-scuola/1899-concorso-docenti-2016-il-diploma-di-maturita-linguistica-rappresenta-titolo-valido-per-l-ammissione-al-concorso-anche-il-tar-lazio-dopo-un-quinquennio-sposa-la-nostra-tesi CONCORSO DOCENTI 2016: IL DIPLOMA DI MATURITÀ LINGUISTICA RAPPRESENTA TITOLO VALIDO PER L’AMMISSIONE AL CONCORSO. ANCHE IL TAR LAZIO, DOPO UN QUINQUENNIO, SPOSA LA NOSTRA TESI

A prescindere dall’interpretazione letterale del bando e dalla considerazione che le materie di insegnamento dei due indirizzi di studio (mero diploma magistrale e diploma di maturità linguistica) siano o meno coincidenti […]il diploma di maturità linguistica rappresenta titolo valido per l’ammissione alla procedura concorsuale”.

Così si è pronunciato il Tar Lazio con una sentenza emblematica (n. 1496/19), accogliendo per la prima volta la tesi avanzata e sostenuta da tempo dagli Avvocati Michele Bonetti e Santi Delia, antesignani della battaglia per il riconoscimento del valore abilitante all’ insegnamento del diploma magistrale di indirizzo linguistico.

Dalla lettura della sentenza del Tar si legge “la sperimentazione scolastica, intesa come ricerca e realizzazione di innovazioni degli ordinamenti e delle strutture, «è stata autorizzata ed attuata dall’Istituto magistrale (…)in vista del nuovo assetto dell’istruzione elementare, nel cui ordinamento didattico è ora compreso l’insegnamento della lingua straniera, e della formazione (anche a livello universitario) degli insegnanti elementari, tanto è che entrambi i corsi di sperimentazione (quello ad indirizzo linguistico e quello ad indirizzo pedagogico) tenuti in contemporanea dal medesimo Istituto, sono stati articolati in cinque anni di studio, con possibilità di accesso, a conclusione del ciclo, a tutte le facoltà universitarie»; l’equiparazione tra il mero diploma magistrale e il diploma di maturità linguistica rilasciati al termine di corso quinquennale, «appare conforme pure al nuovo assetto ordinamentale della scuola elementare, ove si consideri che l’insegnamento della lingua straniera è ricompreso negli ordinari programmi didattici»

Pertanto, a nulla rileverebbe la tipologia del titolo sperimentale (indirizzo linguistico o indirizzo pedagogico) rilasciato, riferendosi la disposizione del bando stesso ai “titoli di studi conseguiti al termine dei corsi triennali e quinquennali sperimentali di scuola magistrale e dei corsi quadriennali e quinquennali dell’istituto magistrale”, in tal modo attribuendo rilievo non alla specificità dell’indirizzo quanto piuttosto alla scuola che lo ha rilasciato.

Tale configurazione della disposizione normativa lascia ritenere, dunque, che non vi sia differenza tra i titoli sperimentali rilasciati, ma che ciò che conta è la circostanza che il titolo venga rilasciato da un Istituto magistrale.

Di conseguenza, i titoli sperimentali rilasciati da tali scuole risultano equiparati e tanto anche ai fini abilitanti per la partecipazione al concorso.

Il T.A.R. Lazio, dunque, da sempre fermamente schierato negativamente nel sostenere il valore non abilitante del titolo, compie un deciso passo in avanti riconoscendo la peculiare disciplina concorsuale. Pur non disattendendo le proprie tesi che negano tutt’ora l’ammissione in II Fascia delle G.I., dunque, accoglie la nostra tesi sul valore del titolo utile quanto meno ai fini concorsuali.

Si tratta del primo riconoscimento in assoluto verso questa categoria di docenti in cui il TAR LAZIO si è pronunciato con sentenza definitiva.

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claudia.palladino@avvocatomichelebonetti.it (Claudia Palladino) Precari della scuola Tue, 12 Feb 2019 08:14:11 +0000
AMMESSA RICORRENTE IN MEDICINA GENERALE: ERA STATA ESCLUSA A CAUSA DI UN ERRORE CONTENUTO NELLA VALUTAZIONE DEL QUIZ http://w.avvocatomichelebonetti.it/campagne/medici-e-affini/concorso-medici-generici/1896-ammessa-ricorrente-in-medicina-generale-era-stata-esclusa-a-causa-di-un-errore-contenuto-nella-valutazione-del-quiz http://w.avvocatomichelebonetti.it/campagne/medici-e-affini/concorso-medici-generici/1896-ammessa-ricorrente-in-medicina-generale-era-stata-esclusa-a-causa-di-un-errore-contenuto-nella-valutazione-del-quiz AMMESSA RICORRENTE IN MEDICINA GENERALE: ERA STATA ESCLUSA A CAUSA DI UN ERRORE CONTENUTO NELLA VALUTAZIONE DEL QUIZ

È stata emessa in questi giorni la sentenza del Consiglio di Stato che ha permesso l’ammissione al corso di medicina generale di una ricorrente esclusa dalla graduatoria a causa di una risposta valutata come errata, che poi si è rivelata invece corretta.

 Alla candidata infatti, erano stati dati 0 punti nonostante avesse indicato correttamente la risposta. Il quiz somministrato nel test del 2016 chiedeva di “individuare la terapia più utile per valutare la risposta alla terapia antivirale per l’epatite cronica da HCV”), scegliendo tra “viremia quantitativa”, come ritenuto dalla ricorrente, o “viremia qualitativa”, come sostenuto dall’Amministrazione.

Quanto accaduto pregiudicava notevolmente il punteggio e, nondimeno, la posizione in graduatoria della ricorrente, che si ritrovava fra i non ammessi pur avendo risposto correttamente alla domanda. Secondo il TAR Lazio, a cui gli Avvocati Michele Bonetti e Santi Delia si erano rivolti, la domanda non presentava alcuna criticità e le difese della stessa Commissione ministeriale che aveva redatto il quesito erano sufficienti a giustificare l’esclusione dal corso.

Nonostante, dunque, Ministero avesse negato la valutazione erronea del quesito, il Consiglio di Stato ha voluto vederci chiaro nominando un super perito, un docente ordinario di Microbiologia dell’Università di Roma La Sapienza.

Ebbene proprio tale soggetto super partes, ha chiarito la non qualificabilità come errata della risposta data dalla ricorrente e conseguentemente la spettanza, alla stessa, di un punto e non 0 punti.

Il Consiglio di Stato, dunque, condividendo la posizione del super perito, ha totalmente accolto l’appello proposto dagli Avv. Bonetti e Delia, con conseguente ammissione al corso di medicina generale con annessa borsa di studio.

“Non ritengiamo concepibile”, commentano gli Avvocati Bonetti e Delia, “che il futuro di studio o lavorativo di un cittadino debba essere deciso da un quiz erroneamente formulato senza che nessuno si curi di capire neanche perchè.

La ragione, invero, è sin troppo semplice e, chi scrive, l’ha denunciata ormai 11 anni fa. All’esito del test di ammissione nazionale a Medicina, la lotteria dei quiz impazzì sfornando una batteria con 8 errori poi conclamati da T.A.R. e Consiglio di Stato.

Perchè? Semplicissimo. Chi ha fatto quei quiz è lo stesso soggetto che li validati. Li aveva, in altre parole, formulati e poi ha, esso stesso, confermato che fossero corretti e validi ai fini di quella selezione.

Una contraddizione, in termini.

In quella tipologia di test, da allora, si avviò una procedura di validazione successiva alla formulazione che, certamente, fece diminuire il numero degli errori senza tuttavia eliminarla del tutto.

Lo stesso Ministero, il T.A.R. o il Consiglio di Stato, difatti, trovarono errori nei test degli anni successivi, sino a quello del T.F.A. con 23 quiz su 60 errati.

“La mancata validazione dei test a quiz, effettuata nei paesi anglosassoni ogni qualvolta debba essere espletata una simile prova, è una delle maggiori lacune presenti in tutte le procedure concorsuali attivate dalla Pubblica Amministrazione e che da anni contestiamo nei nostri giudizi al Tar giacché impedisce la selezione dei migliori. È fondamentale, anche in ragione del fatto che in questi anni si tornerà ad assumere massicciamente con tali procedure concorsuali, che l’amministrazione riveda immediatamente queste banche dati e il sistema di selezione perché profondamente lacunoso”.

“Si tratta di una pronuncia fondamentale e che conferma il nostro duro lavoro sul tema dei concorsi pubblici e sulle loro evidenti lacune” commentano così gli Avv. Bonetti e Delia.

Un’ altra conquista portata a termine su Medicina Generale, argomento che già li ha visti protagonisti di altre vittorie sul quale non era mai esistito un contenzioso prima d’ora.

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claudia.palladino@avvocatomichelebonetti.it (Claudia Palladino) Concorso dei medici generici Fri, 08 Feb 2019 09:07:18 +0000
Test IMAT: gli esiti conteggiati dal lettore ottico devono essere riesaminati dall’amministrazione laddove non abbiano considerato le risposte, pur corrette, apposte al margine della casella di riferimento. http://w.avvocatomichelebonetti.it/campagne/numero-chiuso/1889-test-imat-gli-esiti-conteggiati-dal-lettore-ottico-devono-esser-riesaminati-dall-amministrazione-laddove-non-abbiano-considerato-le-risposte-pur-corrette-apposte-al-margine-della-casella-di-riferimento http://w.avvocatomichelebonetti.it/campagne/numero-chiuso/1889-test-imat-gli-esiti-conteggiati-dal-lettore-ottico-devono-esser-riesaminati-dall-amministrazione-laddove-non-abbiano-considerato-le-risposte-pur-corrette-apposte-al-margine-della-casella-di-riferimento Test IMAT: gli esiti conteggiati dal lettore ottico devono essere riesaminati dall’amministrazione laddove non abbiano considerato le risposte, pur corrette, apposte al margine della casella di riferimento.

Con il provvedimento emesso in data 14.01.2019 in riferimento all’azione proposta con il patrocinio dello Studio Legale Avv.ti Michele Bonetti e Santi Delia, l’On.le TAR del Lazio ha disposto il riesame dei risultati conseguiti dal ricorrente al test d’ingresso per la facoltà di medicina e chirurgia in lingua inglese (IMAT) a.a. 2018/2019.

Nel caso di specie il lettore ottico utilizzato dalla p.a. in sede di correzione del test, in presenza di una risposta corretta, aveva omesso la relativa attribuzione di 1,50 punti poiché il segno grafico era stato apposto in maniera decentrata rispetto alla casella di riferimento.

Trattavasi, pertanto, di una problematica meramente formale ma che nondimeno comportava l’esclusione del candidato dalla facoltà prescelta.

Il Tribunale Amministrativo, rilevando come il ricorrente fosse in posizione utile per l’accesso ad almeno uno degli Atenei prescelti una volta riconosciutogli il punteggio supplementare indebitamente decurtato, ha precisato che “se è vero che l’amministrazione, in linea generale, non può che fare riferimento alle risultanze fornite dal lettore ottico, è pur vero che in caso di specifica contestazione di tali risultanze, essa sia tenuta ad esaminare gli atti che vengono in rilievo onde pervenire alle conclusioni che ritiene più corrette, indipendentemente dall’esito dell’esame automatico dei sistemi ottici (in tal senso, T.A.R. per la Sicilia, Palermo, Sezione I, n. 8680/2010)”.

Ancora una volta, quindi, si rimarca in tal modo la prevalenza della sostanza sulla forma, abbracciando un orientamento maggiormente conforme ai principi sottesi all’attività amministrativa ed a garanzia degli interessi del singolo, e si ordina all’amministrazione, di concerto con il principio di diritto sopra riportato, di procedere alla ricorrezione della prova svolta dal ricorrente.

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claudia.palladino@avvocatomichelebonetti.it (Claudia Palladino) Numero chiuso Tue, 15 Jan 2019 11:57:33 +0000