Claudia Palladino

Claudia Palladino

Mercoledì, 14 Novembre 2018 15:36

IL TAR APRE LE GAE CON SENTENZA PER I DEPENNATI.

Con sentenza n. 10901 del 2018 il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio ha accolto il ricorso patrocinato dal nostro studio legale Bonetti&Delia per i ricorrenti facenti parte della categoria dei c.d. depennati dalle GAE per la mancata presentazione della domanda di permanenza nelle stesse.

I Giudici hanno accolto la nostra tesi secondo cui la situazione dei ricorrenti “non contrasta con la qualificazione “a esaurimento” delle GAE” e per tali ragioni il ricorso è stato accolto disponendo l’annullamento dei provvedimenti impugnati e l’inserimento dei ricorrenti nelle graduatorie di merito.

Il provvedimento sottolinea che per l’anzidetta categoria di soggetti non si tratta di un inserimento ex novo, ma del ripristino di una situazione già esistente e che, pertanto, gli stessi hanno diritto ad essere nuovamente inseriti in graduatoria.

La battaglia non si arresta.

Link sentenza:

https://www.giustizia-amministrativa.it/cdsintra/cdsintra/AmministrazionePortale/DocumentViewer/index.html?ddocname=AJCHCXNCSHVXBCTDRKY3Q7CGOQ&q=aiello%20or%20bonetti

Il Consiglio di Stato all’esito della camera di consiglio dell’8 novembre ha pronunciato l’ordinanza n. 5383/2018 con cui ha disposto nuovamente la rimessione all’Adunanza Plenaria della nota vicenda relativa all’inserimento dei Diplomati Magistrali nelle Graduatorie ad Esaurimento.

Il Collegio infatti pronunciandosi in sede giurisdizionale, ha chiaramente affermato che nonostante la nota pronuncia n.11/2017 emessa dall’Adunanza Plenaria sulla vicenda, la questione dell’inserimento nelle graduatorie ad esaurimento dei soggetti muniti di diploma magistrale, debba essere rimeditata.

Il Consiglio di Stato ha così deciso di rimettere nuovamente all’Adunanza Plenaria la questione dell’inserimento nelle GAE dei diplomati magistrali e, riconosciuta l’attualità della richiesta tutela cautelare ha altresì sospeso l’esecutività della sentenza de Tar Lazio, che già aveva respinto il ricorso in primo grado.

Gli avvocati Michele Bonetti e Santi Delia, d’accordo con l’avv. Romeo Brunetti, patrocinatore della organizzazione sindacale SNALS, hanno assunto direttamente mandati da alcune delle parti del giudizio e hanno partecipato attivamente e direttamente alla richiesta di rimessione della vicenda dei diplomati magistrale, ad un nuovo esame dell’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato.

“Si apre una fase nuova – affermano gli avvocati Bonetti e Delia all’indomani della pronuncia – che ci spinge con vigore ad insistere nella richiesta di sanare la posizione di tutti coloro che abbiano impugnato gli atti amministrativi, al fine di procedere al loro inserimento in GAE a pieno titolo. Ora si apra un dibattito politico diretto a risolvere la questione che non potrà essere devoluto solo alla decisione del Consiglio di Stato in sede Plenaria e a quella della Corte Costituzionale, che non potrà non incidere sull’appena indetto concorso straordinario. Consentire la partecipazione a concorso solo di una parte dei soggetti interessati e che da anni sono nelle Gae, o che hanno addirittura preso il ruolo, non appare una misura in alcun modo sufficiente a risolvere il problema di così tante persone che da anni mandano avanti la scuola pubblica italiana".

Nel caso deciso dal T.A.R. Lazio alcuni docenti che aspiravano a specializzarsi sul sostegno, difesi dagli Avvocati Michele Bonetti e Santi Delia, pur se idonei all’esito delle procedure concorsuali indette dall’Ateneo presso cui avevano partecipato, non si collocavano, presso tali Università, in posizione utile ai fini della graduatoria degli ammessi alla frequenza dei corsi banditi.

Non v’è dubbio, purtroppo, che presso tali Atenei, a meno di errori nella valutazione dei titoli e delle prove, tali concorrenti non hanno chances di ammissione, ecco perché la strategia difensiva dello Studio si è spostata nella richiesta di ammissione presso altri Atenei con posti rimasti vacanti.

Vi erano Atenei, difatti, che pur avendo posti vacanti per gli stessi corsi per cui i ricorrenti avevano superato il concorso, non accoglievano la domanda di immatricolazione sollecitata dai legali, adagiandosi sulla previsione del D.M. che regola il T.F.A. sostegno del 2011 secondo cui “la graduatoria degli ammessi al corso non può essere in nessun caso integrata con altri candidati”.

Il Tribunale Amministrativo, accogliendo la tesi dei legali, ha invece chiarito che “la non utilizzazione di posti disponibili a fronte di soggetti idonei a poterli ricoprire violerebbe i princìpi e i criteri su cui è basata la stessa disciplina legislativa (…) dei corsi di specializzazione”, riconoscendo che “tale interpretazione adeguatrice della disposizione ministeriale si impone per il rispetto dovuto ai principi, di rilievo costituzionale, dell’autonomia universitaria e del diritto allo studio”.

Di conseguenza, fermo restando il potere del singolo Ateneo di valutare l’immatricolazione sulla sussistenza di posti vacanti, anche con riferimento al prossimo T.F.A. di imminente pubblicazione, tale sentenza rappresenta un’importante spartiacque giacché l’Amministrazione non potrà negare l’inserimento in graduatoria degli idonei in ipotesi di posti vacanti.

La rivalutazione disposta dal T.A.R. Lazio nei confronti del candidato che era stato, in prima battuta, giudicato non idoneo dalla Commissione giudicatrice per la prima fascia, si è svolta con esito positivo, consentendone l’abilitazione. In sede di rivalutazione venivano riconosciuti ben 7 titoli a fronte dei soli due inizialmente ritenuti validi dalla Commissione.

Un esempio evidentissimo di come, non certo raramente, le valutazioni delle Commissioni non siano affatto incensurabili.

Nel caso in questione, il Tribunale Amministrativo aveva accolto le tesi degli Avvocati Michele Bonetti e Santi Delia, censurando la condotta illegittima dell’Amministrazione e disponendo che quest’ultima procedesse a rivalutare il candidato alla luce delle irregolarità riportate dalla difesa.

Si trattava di una vittoria inedita sul tema medico, dopo quelle ottenute in materie giuridiche, sul diritto tributario e sul diritto privato.

Non è il primo caso in cui le valutazioni delle Commissioni giudicatrici sul tema ASN sono state soggette a provvedimenti giurisprudenziali. Infatti, utilizzando il criterio della c.d. discrezionalità, in alcuni casi, le Commissioni si erano rese protagoniste di esclusioni di numerosi ricercatori e associati dotati di un eccellente curriculum.

Nel caso di specie, il ricorrente, con un bagaglio di esperienze professionali di estrema rilevanza, ha impugnato la valutazione della Commissione giudicatrice che le negava l’abilitazione di prima fascia a seguito di una valutazione del tutto arbitraria. Il ricorrente, si vedeva negata l’abilitazione richiesta nonostante fosse in possesso dei tre requisiti preliminari richiesti. La Commissione, in maniera del tutto illegittima e arbitraria, aveva riconosciuto soltanto due tra i numerosi titoli presentati, non tenendo conto di elementi fondamentali come “la responsabilità scientifica per progetti di ricerca internazionale” e “partecipazioni a comitati editoriali e a collegi dei docenti” oltre a “premi” e “brevetti”. In sede di rivalutazione venivano riconosciuti ben 7 titoli a fronte dei soli due inizialmente ritenuti validi dalla Commissione.

Non solo grazie a tale vittoria è dimostrato che una bocciatura all’unanimità possa trasformarsi in IDONEITA’ con parere unanime e convinto di tutti i membri: “In sintesi, le pubblicazioni presentate, il curriculum e i titoli del candidato dimostrano la sua piena maturità scientifica. Ad unanime nostro giudizio il ricorrente è degno di essere abilitato a docente di prima fascia per il settore MED 14“.

All’esito della camera di consiglio del 4 ottobre 2018, il Consiglio di Stato, ribaltando la sentenza del TAR del Lazio, ha accolto il ricorso di diversi docenti patrocinati dal nostro studio legale.

I Giudici di Palazzo Spada hanno ribadito il diritto degli insegnanti non abilitati, ma che da anni insegnano sul sostegno, a prendere parte al Tirocinio Formativo Attivo, disciplinato dal D.M. 948/2016, nonostante tale decreto riservasse la partecipazione ai soli soggetti abilitati all’insegnamento.

Dopo aver concesso ai ricorrenti, con provvedimento cautelare, la possibilità di partecipare al TFA per il sostegno, il Consiglio di Stato ha preso atto dell’intervenuto conseguimento della specializzazione e, in riforma della sentenza del giudice di prime cure, ha accolto l’appello, ordinando all’Amministrazione di iscrivere i ricorrenti negli elenchi aggiuntivi riservati ai docenti specializzati ed a tenerli in considerazione per la stipula di contratti a tempo determinato e indeterminato.

Si tratta di un importante riconoscimento per tutti quei docenti che quotidianamente aiutano gli alunni più in difficoltà nel processo di apprendimento, ma a cui, a causa della mancanza dell’abilitazione, è stata negata la possibilità di specializzarsi.

Illegittimo nella parte in cui consente l’iscrizione ad anni successivi al primo, senza previo superamento della prova di ammissione, “esclusivamente” a chi provenga dai medesimi corsi di laurea magistrale, per trasferimento da “altra sede universitaria italiana, comunitaria o extracomunitaria”, senza considerare che a non diversa valutazione di equipollenza degli esami sostenuti – rispetto a quelli previsti nel piano di studio di Medicina e Chirurgia – si può pervenire, anche ove detti esami siano stati sostenuti in Facoltà diverse.

Si torna a parlare dell’annosa questione dell’immatricolazione ad anni successivi al primo del corso di laurea in Medicina e Chirurgia con la prima sentenza di merito sul tema da parte del T.A.R. Lazio che, sulla scia del precedente del Tar Molise, si è spinto, nel caso di specie, sino all’annullamento dei criteri di accesso. I giudici di Via Flaminia, accolgono il ricorso presentato dallo Studio degli Avv. Michele Bonetti e Santi Delia e chiariscono che il test di accesso non è più l’unico mezzo per ottenere l’ammissione a Medicina.

Ad occupare il Tribunale Amministrativo, il caso di uno Studente che, seppure in possesso di crediti utili al passaggio ad anni successivi al primo, si vedeva negata non solo l’immatricolazione ma anche la mera valutazione della carriera. Tale condotta ostativa, da parte dell’Amministrazione, veniva giustificata, contra jus, dal fatto che lo studente non aveva superato il test di medicina somministrato per l’accesso al primo anno.

Il Collegio, tuttavia, confermando quanto già espresso nella fase cautelare, ha accolto le difese dello Studio, argomentando che, in presenza di un soggetto che, comunque, provi a dimostrare il possesso di requisiti di crediti universitari astrattamente sufficiente all’ammissione ad anni successivi, il diritto alla mera valutazione di tale carriera non può essere impedito dall’esistenza del test e delle previsioni del Decreto Ministeriale che regola le prove di accesso.

Per la prima volta nella storia del contenzioso, difatti, il TAR ha annullato il Decreto Ministeriale che annualmente regola l’accesso ai corsi di laurea in Medicina, Odontoiatria, Veterinaria, Architettura e le Professioni sanitarie, nella parte in cui “consente l’iscrizione ad anni successivi al primo, senza previo superamento della prova di ammissione, “esclusivamente” a chi provenga dai medesimi corsi di laurea magistrale, per trasferimento da “altra sede universitaria italiana, comunitaria o extracomunitaria”, senza considerare che a non diversa valutazione di equipollenza degli esami sostenuti – rispetto a quelli previsti nel piano di studio di Medicina e Chirurgia – si può pervenire, anche ove detti esami siano stati sostenuti in Facoltà diverse.

Il Decreto Ministeriale, difatti, svuota di significato un percorso universitario (nella specie la frequenza del secondo anno del corso di laurea in Biotecnologie oltre ad alcuni corsi liberi di Medicina) che, già di per sé, dovrebbe indicare se uno studente “abbia già dimostrato le proprie attitudini in un corso di laurea affine, emergendo in caso contrario profili di incostituzionalità e di contrasto della norma con il diritto comunitario”. Il sopracitato test, infatti e secondo il T.A.R., “costituisce requisito di ammissione, ma nonanche abilitazione a titolo ulteriore, indefettibilmente richiesto per accedere alla facoltà di Medicina e Chirurgia”.

Riconoscendo, dunque, la validità delle difese sostenute dagli Avvocati Bonetti e delia, il Tribunale Amministrativo ha, inoltre, precisato come “non si pone, conclusivamente, alcun problema di ‘elusione’ del percorso prescritto dalla legge, se gli obiettivi perseguiti vengono pienamente raggiunti per vie diverse, rispettose delle capacità formative delle Università e delle regole dalle medesime dettate per assicurare la più ampia possibile attuazione del diritto allo studio costituzionalmente garantito”.

Sulla base di tali principi saranno le singole Università che dovranno valutare le istanze degli studenti volti all’ammissione ad anni successivi al primo senza poter opporre agli stessi il previo superamento del test ammettendoli, o meno, in ipotesi di tale positiva disamina e di posti vacanti per quel determinato anno.

Mercoledì, 10 Ottobre 2018 10:50

PRIME RIUNIONI PER I RICORSI SUL NUMERO CHIUSO

Al fine di far fronte alle numerose richieste intervenute in questi giorni il nostro studio legale terrà una serie di riunioni concernenti il numero chiuso per le facoltà di Medicina e Chirurgia, Odontoiatrina e Medicina Veterinaria, nelle quali verranno affrontate le criticità relative al test di ammissione per l’a.a. 2018/2019 nonché le modalità di adesione al ricorso.

Le riunioni si terranno presso il nostro studio legale in via San Tommaso d'Aquino 47 secondo il seguente calendario:

- sabato 20 ottobre dalle ore 15:00 alle 17:00 per la facoltà di Medicina e Chirurgia ed Odontoiatria e Protesi dentaria;

- domenica 21 ottobre dalle ore 15 alle ore 17.00 per le facoltà di Medicina e Chirurgia ed Odontoiatria e Protesi dentaria;

- domenica 28 ottobre dalle ore 14:00 per la facoltà di Veterinaria;

- sabato 10 novembre dalle 15 alle ore 17.00 per la facoltà di Medicina e Chirurgia ed Odontoiatria e Protesi dentaria;

Per le professioni sanitarie si effettueranno prevalentemente incontri personali considerando la tipologia di ricorsi che lo studio ha deciso di svolgere, ferma restando la possibilità di partecipare agli incontri calendarizzati sopra.

Ricordiamo che la partecipazione alle riunioni è importante in considerazione della peculiarità delle tematiche affrontate e che in ogni caso il nostro studio è a disposizione per fornire tutte le informazioni necessarie via email ed anche tramite appuntamenti individuali.


Sempre dalla vostra parte.

Confermando ancora una volta la centralità del tema a sostegno della corretta valutazione dei candidati all’abilitazione scientifica nazionale, il TAR Lazio ha accolto le tesi degli Avvocati  Michele Bonetti e Santi Delia e condannato il MIUR.

L’intera materia dell’abilitazione scientifica nazionale, difatti, si trova, sin dalla prima tornata, al centro di un imponente contenzioso volto, per lo più, a mettere in dubbio i limiti della discrezionalità di giudizio da parte della Commissione giudicatrice.

Nonostante i successivi aggiustamenti abbiano provato a ridurre tali margini, tuttavia, ancora oggi assistiamo a giudizi tutt’altro che limpidi (non secondo noi ma secondo il Giudice amministrativo) da parte delle Commissioni.

Dopo le recenti vittorie sui Settori scientifici disciplinari di ambito giuridico e medico, il Tribunale ha censurato le illegittimità delle valutazioni, occupandosi dell’abilitazione alla seconda fascia per il Diritto Amministrativo.

Anche nel caso di specie, infatti, la Commissione aveva espresso, nei confronti di un candidato che superava le mediane e i paletti dei titoli imposti all’accesso della valutazione, giudizio di inidoneità, asserendo una “mancanza di originalità” dei suoi scritti.

Nello specifico, invece, il candidato aveva ottenuto il superamento di 3/3 dei c.d. “valori soglia” nonché titoli sufficienti rispetto a quelli imposti, i quali, secondo l’orientamento ormai consolidato dello stesso Tar, non possono essere ritenuti irrilevanti ai fini della procedura di abilitazione e, come tali, bypassati dalla personale valutazione sui lavori.

Il Tribunale, cristallizzando un principio già sostenuto dallo Studio ed accolto nei precedenti giudizi, ha statuito che “in presenza del raggiungimento, da parte della ricorrente, dei ricordati parametri oggettivi di riscontro, previsti per il rilascio dell’abilitazione scientifica nazionale (i c.d. “valori soglia”ndr.)”, la motivazione deve essere ampia e rafforzata, mentre, al contrario, nella specie, “i giudizi individuali (di cui due positivi e tre negativi) e il giudizio collegiale presentano (…) elementi di incertezza e contraddittorietà”. Si è messa a nudo, dunque, ancora una volta la condotta illegittima tenuta dall’Amministrazione nell’esercizio dei propri poteri i quali, ha confermato il Tar, risultavano per altro sorretti da una motivazione “carente e contraddittoria”.

In particolare riferimento al caso di specie, infatti, il Tar Lazio ha rilevato che “nel giudizio collegiale reso dalla commissione, il contrasto (anche interno alla valutazione individuale dei singoli commissari) tra i predetti giudizi non è stato risolto tramite un adeguato e coerente grado di sintesi nel giudizio finale complessivo di non idoneità, il che costituisce un elemento di rilievo che giustifica il giudizio di fondatezza delle censure dedotte dal ricorrente”.

Così, riconoscendo “meritevoli di accoglimento” i vizi sostenuti dai rappresentanti legali della candidata, il Tar Lazio ha annullato i provvedimenti che vedevano quest’ultima non idonea ai fini dell’abilitazione e, dopo una lunga disamina circa gli effettivi pregi della ricorrente, ha ordinato all’Amministrazione “di rivalutare l’interessata” con conseguente condanna alle spese di giudizio in suo favore.

Il Tribunale di Messina ha accolto il ricorso degli Avvocati Michele Bonetti e Santi Delia ed ordinato il trasferimento di una specializzanda in Pediatria proveniente da un paese UE presso l’Università di Messina, invocando i principi di libera circolazione dei professionisti.
Secondo il Tribunale, difatti, l’unico limite alla libera circolazione dei giovani medici, anche in ambito di formazione professionale post lauream, può essere rappresentata dalla valutazione della congruità del percorso sin’ora svolto all’estero rispetto agli obiettivi del corso di specializzazione nazionale senza alcun riguardo alla mancanza del test di ingresso iniziale che è utile solo ad “accertare la predisposizione per la disciplina dei corsi medesimi”.

“E’ evidente, dunque”, scrive il Tribunale, che “la ratio legis è in linea a quanto indicato dalla Corte Costituzionale (368/99) e alle Direttive Europee (78/686/CEE del Consiglio, del 25 luglio 1978; 78/687/CEE del Consiglio, di pari data; 78/1026/CEE del Consiglio, del 18 dicembre 1978; 78/1027/CEE del Consiglio, di pari data; 85/384/CEE del Consiglio, del 10 giugno 1985; 89/594/CEE del Consiglio, del 30 ottobre 1989 e 93/16/CEE del Consiglio, del 5 aprile 1993) anche al fine di assicurare il libero stabilimento di tutti i professionisti sul territorio UE attraverso il raggiungimento di standard di formazione comuni a tutti i Paesi membri. L’interpretazione della Legge n. 264/99 e del Dlgs n. 368/99 con riferimento al test di ammissione non può dunque essere posta in termini di norma generale esclusiva, ragione per cui non può non concludersi che una norma destinata a verificare l’attitudine ad intraprendere un determinato corso di studi, non possa applicarsi anche a chi, possedendo un percorso di studi affine, dimostri implicitamente (recte l’abbia già dimostrato ex Lege) la suddetta attitudine“, avendo già intrapreso analogo percorso in altro Paese UE che lo stesso Ateneo ha ritenuto congruo.
Si apre, dunque, commenta l’Avvocato Michele Bonetti “un nuovo fronte a tutela dei giovani medici che, in ragione delle limitate risorse investite nell’ultimo quinquennio sulla formazione specialistica, sono costretti ad emigrare all’estero per completare il proprio percorsoIn Italia, tra i professionisti laureati, secondo lo studio dell’Anvur del 2017, il numero più alto di espatri è proprio quello dei giovani medici.
Serve, dunque, una vera svolta sulle specializzazioni investendo nuove risorse per il reperimento delle borse di studio giacchè gli Atenei hanno già da tempo dichiarato di essere in grado di formare molti più specializzandi rispetto alle borse attribuite. In via principale, pertanto, è solo un problema di risorse che scientemente, negli ultimi anni, sono state distratte da tale ambito per essere investite altrove”.
L’imbuto del numero chiuso anche sulle specializzazioni (con una media di 6500 borse a fronte di oltre 12.000 giovani medici aspiranti), dunque, concludono Bonetti e Delia, ha svelato quanto poco credibile fosse la bugia volta ad imporre il test di ingresso sin dal corso di laurea al fine di ottenere, anche, l’assicurazione di un successivo percorso di formazione specialistica. Ben vengano, dunque, le auspicate riforme, su accesso e specializzazioni annunciate dal Governo in questi giorni.

Il Consiglio di Stato, all'esito delle udienze del 20 settembre, ha in parte mutato il proprio orientamento reso sui nostri ricorsi del 30 agosto e ritenuto di rinviare l'ammissione alla partecipazione al F.I.T. a data successiva alla pronuncia della Corte Costituzionale.

A differenza di quanto avvenuto in precedenza, ove la Sezione "ha concesso le richieste misure cautelari, ammettendo, con riserva, gli appellanti a partecipare alla procedura concorsuale speciale in esame", questa volta il Consiglio di Stato, "in ragione dell'alto numero dei potenziali aventi diritto", ha ritenuto di mutare la propria precedente decisione affermando che ciò "comporterebbe un mutamento della natura dello stesso concorso in esame, in assenza delle esigenze di certezza e di continuità che nella specie solo la pronuncia della Corte Costituzionale può dare".

Il 25 settembre si è tenuta udienza al TAR e siamo in attesa dei primi provvedimenti. Tuttavia è probabile che il TAR si adegui al Consiglio di Stato non consentendo più le ammissioni con riserva (differentemente da quanto accaduto alle udienze del 12 settembre ove il TAR ha accolto i nostri ricorsi discussi in tale data, a seguito dei provvedimenti del Consiglio di Stato del 30 agosto); dunque anche da parte del TAR non arriveranno nuove ammissioni. I nostri provvedimenti sono stati quasi tutti emanati tra il 30 agosto e il 12 settembre, pertanto rimangono ferme le istruzioni e quanto riportato nelle nostre 11 riunioni.

Impossibile dire se le vittorie del 12 settembre innanzi al TAR verranno, a questo punto, appellate, se il MIUR chiederà le revoche dei provvedimenti cautelari emessi addirittura dallo stesso Consiglio di Stato il 30/8 o se, invece, riterrà di non voler nuovamente sollecitare il Consiglio di Stato.

Al momento, tuttavia, chi (come i nostri ricorrenti) ha ottenuto un provvedimento positivo al TAR o al Consiglio di Stato (il 30 agosto) ha diritto, sino a nuovo ordine, di fare la prova.

Restano valide, dunque, le istruzioni già precedentemente diramate.

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