Giovedì, 20 Gennaio 2011 15:46

Diecimila euro per testimoniare la volonta' di pentimento

Pubblicato in News

Lo studio legale Avvocato Michele Bonetti & Partners dal 2007 segue in prima linea le inchieste penali sui test di ingresso facendo costituire parte civile l’Unione degli Universitari, la struttura studentesca oggi più significativa sul suolo nazionale e che rappresenta la maggioranza relativa degli studenti italiani.
Ad oggi la Procura di Roma e Bari sono ancora impegnate in complesse inchieste a seguito delle denunce di molti studenti da noi rappresentati su filoni da noi iniziati con denunce nominative sin dall’anno 2007.

Di seguito un articolo sull’inchiesta di Bari. 

Sei dei 127 imputati offrono denaro all'Ateneo in segno di pentimento e ottenendo in cambio uno sconto di pena. Cifra ridotta alla metà per i genitori.

bari.jpgDiecimila euro per testimoniare la volontà di pentimento. Ammonterebbe a tanto la cifra che gli studenti coinvolti nell’inchiesta sui test truccati nelle facoltà a numero chiuso di Medicina e Odontoiatria potrebbero versare all’Università di Bari come risarcimento danni. La cifra, pattuita tra le parti in causa, costituirebbe un importo simbolico, ma congruo, a dimostrazione della buona volontà dei ragazzi. Sarebbe invece di 5mila euro la quota riservata ai genitori imputati nello stesso procedimento. Al momento in sei, tra genitori e studenti, avrebbero già dichiarato la propria disponibilità al pagamento. L’appello lanciato ad ottobre dal pm Francesca Romana Pirrelli dunque non è caduto nel vuoto. Nell’udienza preliminare davanti al gup del Tribunale di Bari Marco Guida il magistrato aveva avanzato una proposta pubblica riconciliativa: un’offerta reale di denaro all’Università che, secondo l’accusa avrebbe un significato morale, testimoniando una volontà di pentimento. Ma c’è di più. Se l’offerta venisse accolta gli imputati potrebbero usufruire delle attenuanti generiche prevalenti e quindi di uno sconto di pena. In questa maniera gli studenti potrebbero patteggiare e, con la sospensione di un anno, uscirne con la fedina penale pulita per poter eventualmente partecipare a concorsi pubblici. Gli imputati sono in tutto 127 tra studenti, genitori e docenti universitari e sono accusati, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata alla truffa pluriaggravata. Lo scandalo dei test di ammissione esplose a Bari il 4 e 5 settembre 2007, quando la guardia di finanza coordinata dal pm Francesca Pirrelli scoprì due centrali operative, da cui partivano via sms le risposte ai quesiti ministeriali. A gestire le due centrali, oltre a Pollice, secondo l’accusa c’erano sua moglie Paola Favaretto, il figlio odontoiatra Giulio, il ginecologo (e all’epoca consigliere comunale di An) Giuseppe Varcaccio, il professor Maurizio Procaccini, direttore della cattedra di odontoiatria di Ancona, il tecnico informatico Francesco Avellis ed Emanuele Valenzano, padre di uno dei candidati. L’Università di Bari ha chiesto di costituirsi parte civile, chiedendo 26,6 milioni di euro di danni.

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