Lunedì, 27 Ottobre 2008 00:00

LE CELLULE STAMINALI

Pubblicato in News
Carissime e carissimi sento la necessità di richiamare la Vostra attenzione sul tema della conservazione delle cellule staminali. Non a caso mi rivolgo sia alle “carissime” sia ai “carissimi”:  mi preme, infatti, sottolineare che i divieti legati alla conservazione di queste cellule, che sono in grado di curare tante malattie, costituiscono un problema non solo per le donne che si trovano o si troverranno a partorire ma per tutti i cittadini di questo Paese che, ancora una volta, si vedono inibita, una preziosa chance di guarigione in caso di malattia.
In Italia, infatti, queste preziose cellule, che si trovano nel sangue del cordone ombelicale, possono essere conservate solo in alcuni ospedali pubblici e al solo scopo di effettuare una donazione anonima poichè il depositante non potrà in futuro rivendicarne la proprietà o disporne in caso di bisogno.
In Italia, quindi, non esiste la possibilità di conservare il sangue del cordone ombelicale per uso personale, perché la legge italiana vieta l’istituzione di banche private che forniscano questo tipo di servizio. In poche parole, una madre, che vuole conservare queste preziose cellule, deve trovare la banca di conservazione estera più vicina al luogo dove partorirà (come se si potesse sempre saperlo con anticipo!), pagare una somma di circa 2.000,00 euro, farsi inviare (spesso anche tramite internet) un kit da utilizzare per la successiva spedizione, parlare preventivamente con l'ostetrica che l'assisterà durante il parto e chiederle la “cortesia” di non gettare il sangue del cordone ombelicale, ma di inserirlo nella sacca in dotazione del predetto kit.
Si badi, peraltro, che tale sforzo potrebbe anche risultare vano qualora l'ostetrica, seguendo più parti contemporaneamente, non riuscisse, in buona fede, ad effettuare la conservazione o peggio, pur effettuandola, non provvedesse subito alla spedizione; le cellule arriverebbero “morte” al centro di conservazione e gli sforzi, sia della madre che dell'ostetrica, sarebbero del tutto inutili.
Un tentativo di intervenire su questo delicato tema era stato fatto dal Governo della antecedente Legislatura con il decreto legge 31 dicembre 2007 n. 248 (cd. milleproroghe), che aveva autorizzato la raccolta delle cellule staminali in strutture private, previamente autorizzata dalla relativa Regione competente, e ne aveva consentito la conservazione autologa-solidale.
Tuttavia, l'attuazione di tale norma, che pur non prevedendo un accollo da parte dello Stato dei costi di raccolta e conservazione delle cellule, costituiva comunque un notevole passo in avanti (che doveva avvenire entro il 18 giugno 2008) è stata oggi inspiegabilmente rinviata.
Per un approfondimento sugli aspetti scientifici e giuridici della questione vi rimando alla sezione “Campagna per la felicità - Il diritto allla conservazione delle cellule staminali” mentre, in questa sede, mi preme sollecitare una discussione sulla questione e sull'opportunità di interpretare il fondamentale diritto alla salute, sancito dall'articolo 32 della nostra Costituzione, anche come diritto alla prevenzione.
La scienza, peraltro, oltre ad ipotizzare che tali cellule saranno in futuro in grado di curare numerose malattie, già oggi ne fa uso, ad esempio per la ricostruzione del midollo spinale danneggiato a seguito di un trauma, per la cura di malattie neurodegenerative - morbo di Parkinson e di Alzheimer-, cura di malattie muscolo-scheletriche, cura di malattie degenerative della retina, della cornea, dell’apparato uditivo, cura di malattie metaboliche (per esempio il diabete), ricostruzione ossea. Pertanto, non mi limiterei a parlare di questi limiti alla conservazione delle cellule come lesioni del diritto alla prevenzione ma come vere e proprie lesioni del diritto alla cura!
Sappiamo bene tutti che ci sono, in termini di prevenzione, regioni di serie A e regioni di serie Z: alcune regioni, ad esempio, offrono scrinning gratuiti a tutte le donne per prevenire il tumore al seno - salvando spesso loro la vita - e regioni ove questi esami o si eseguono su prenotazione e con attese lunghissime o addirittura si effettuano privatamente.
Sentiamo quindi il bisogno di porre l’attenzione sul diritto ad un uniforme trattamento di tutte le future madri che vorranno conservare le cellule staminali del loro cordone ombelicale in un'ottica che, lo ribadiamo, soprattutto nel caso di donazione a terzi, non sarebbe di sola prevenzione ma di vera e propria cura!
Il nostro Studio, dunque, sta per intraprendere una serie di azioni giudiziarie volte all'ottenimento, su ordine dell'autorità giudiziaria, della piena assistenza alla partoriente, presso tutti gli ospedali, per tutte le procedure di raccolta e conservazione delle cellule staminali per uso sia solidale che autologo.

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